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Iran e Israele si avviano verso la loro prima guerra diretta?

CONFINE SIRIA-ISRAELE, Alture del Golan – Sin dalla Rivoluzione islamica iraniana del 1979, Iran e Israele hanno combattuto tra loro nell’ombra – tramite procure, squadroni della morte e attacchi con cyber virus, ma mai come eserciti rivali che si sono incontrati sul campo di battaglia. Ciò potrebbe essere sul punto di variare, e se è così, avrà grandi implicazioni per la Siria, il Libano e tutto il Medio Oriente.

Sono sicuro che nessuna delle due parti vuole davvero una guerra. Potrebbe essere devastante per la fiorente economia high-tech israeliana e per la valuta iraniana già al collasso. Ma la Forza Quds(1) della Guardia della Rivoluzione iraniana sembra determinata a cercare di trasformare la Siria in una base, dalla quale fare pressione su Israele, e Israele sembra determinato a impedirlo. E nelle ultime settimane – per la prima volta in assoluto – Israele e Iran hanno iniziato a scambiare in sordina colpi in maniera diretta, non per mezzo di procure, in Siria.

Sono già passati per due round, e il terzo, per ora in sospeso, potrebbe far saltare in aria la Siria.

Il primo round ha avuto luogo il 10 febbraio, quando un drone iraniano lanciato da un’unità della Forza Quds che operava dalla base aerea T4(2) nel centro della Siria, è stato abbattuto con un missile da un elicottero israeliano Apache che lo seguiva, dopo essere penetrato nello spazio aereo a nord di Israele.

I primi rapporti riferivano che il drone era soltanto in missione di ricognizione. Ma il portavoce dell’esercito israeliano, il Gen. di Brigata Ronen Manelis, ha detto venerdì che la traiettoria di volo e l’analisi israeliana del drone hanno indicato che “il velivolo trasportava esplosivi” e che la sua missione era “un atto di sabotaggio nel territorio israeliano”.

Se fosse vero, ciò suggerisce che la Forza Quds – comandata dall’organizzatore militare iraniano Qassem Suleimani – stava cercando di lanciare un vero e proprio attacco militare su Israele.

“Questa è la prima volta che abbiamo visto l’Iran fare qualcosa contro Israele – non per procura”, mi ha detto una fonte militare israeliana. “Ciò ha aperto una nuova fase.”

Certo che sì, perché nel secondo round, il 9 aprile, i jet israeliani hanno lanciato un attacco missilistico su T4, la base di partenza del drone, prendendo di mira direttamente in Siria, per la prima volta, un impianto iraniano e il suo personale. Sono stati uccisi sette membri della Forza Quds, incluso il Colonnello Mehdi Dehghan, che guidava l’unità dei droni.
Mentre il portavoce dell’esercito israeliano ha rifiutato di confermare o negare il raid israeliano, il governo iraniano lo ha evidenziato in modo insolito – così come le vittime iraniane – e ha promesso di vendicarsi.

“L’entità sionista prima o poi riceverà la risposta necessaria e si pentirà dei suoi misfatti”, ha detto lunedì il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qasemi.

Quindi ora l’intero circondario sta trattenendo il respiro: ci sarà il terzo round? I funzionari della difesa israeliani fanno sapere che se gli Iraniani reagiscono, Israele potrebbe sfruttare l’opportunità di lanciare un massiccio contrattacco sull’intera infrastruttura militare iraniana in Siria, dove l’Iran sta tentando di creare avanzate basi aeree e fabbriche per missili guidati da GPS che potrebbero colpire obiettivi all’interno di Israele con maggiore precisione – all’interno di un raggio di 50 metri. L’Iran prevede anche di fornire i missili a Hezbollah in Libano.

Questi funzionari israeliani della difesa dicono che non c’è possibilità che Israele faccia lo stesso errore che ha commesso in Libano – lasciando che Hezbollah costituisca in loco una grande minaccia missilistica – permettendo che l’Iran lo faccia in Siria.

Per far capire bene quel punto, a quanto si dice, martedì il governo israeliano ha distribuito mappe, che mostravano cinque basi controllate dall’Iran in Siria, alle agenzie di informazione israeliane. Su di esse mancavano solo i bersagli dove esattamente Israele sgancerà le sue bombe, se gli Iraniani daranno corso alle loro minacce. Il messaggio da Israele alla Forza Quds era chiaro: “Attenti. Sappiamo esattamente dove scovarvi.”

Come ha detto lunedì il Ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, a un raduno dei soldati israeliani: “Siamo di fronte a una nuova realtà: l’esercito libanese, in cooperazione con Hezbollah, l’esercito siriano, le milizie sciite in Siria e soprattutto l’Iran – stanno tutti diventando un fronte unico contro lo Stato di Israele.”

L’Iran ha legittimi timori di sicurezza nel Golfo; affronta una serie di potenze arabe sunnite ostili e filoamericane che cercano di contenere la sua influenza e minano il suo regime islamico. Dal punto di vista dell’Iran, queste sono una minaccia. Lo capisco.

Ma cosa sta facendo l’Iran in Siria?

La costruzione da parte di Teheran di basi e fabbriche missilistiche in Siria, dopo aver aiutato ampiamente il Presidente Bashar al-Assad a sedare la rivolta contro di lui, sembra essere una mossa di Suleimani della Forza Quds, in modo da estendere la presa dell’Iran su parti chiave del mondo arabo sunnita e migliorare la sua posizione a livello nazionale nella sua lotta per il potere assieme a Hassan Rouhani, il Presidente dell’Iran. La Forza Quds ora controlla più o meno, tramite le procure, quattro capitali arabe: Damasco, Beirut, Baghdad e Sana.

In effetti, l’Iran è diventato la più grande “potenza occupante” nel mondo arabo attuale. Ma Suleimani potrebbe aver forzato la mano.

Anche prima dei recenti scontri con Israele, molti Iraniani medi chiedevano pubblicamente: “Cosa sta facendo l’Iran, che spende miliardi di dollari, che dovevano andare agli Iraniani in conseguenza dell’abolizione delle sanzioni per l’accordo nucleare iraniano, combattendo [invece] guerre in Siria, Libano e Yemen?

Questa preoccupazione è sicuramente una delle ragioni per cui l’Iran, nonostante tutte le minacce, non si è ancora rivalso. Il raid aereo israeliano su T4, assieme all’attacco aereo britannico-francese sui presunti impianti di armi chimiche del regime siriano, ha effettivamente messo in luce le vulnerabilità strategiche sia della Russia, che dell’Iran in Siria. Le loro forze sono molto poderose contro i ribelli locali, ma non lo sono contro le forze occidentali e Israele. L’Iran, che deve dipendere in gran parte dal sistema di difesa aerea siriano, è esposto in modo particolare all’aviazione israeliana.

“La parvenza di onnipotenza della Russia nell’arena siriana si è compromessa”, ha osservato lunedì il cronista militare Anshel Pfeffer su Haaretz. “Le forme di potere contano molto in questa regione”. Le “forze della Russia sono insufficienti per affrontare una qualsiasi delle altre nazioni che hanno operato e potrebbero agire di nuovo in Siria. … Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia, così come Israele e la Turchia, possono schierare in maniera più rapida forze più grandi e più esperte nella regione, di quanto possa fare la Russia.”

Suleimani potrebbe scegliere di colpire Israele tramite le procure, sia in Medio Oriente o contro obiettivi israeliani a livello globale. Ma ora deve pensarci due volte, sia perché le sue forze in Siria sono esposte e anche per un’altra ragione: l’Iran è vulnerabile dal punto di vista finanziario. A livello nazionale la valuta iraniana sta declinando. Il rial iraniano ha perso un terzo del suo valore solo quest’anno, e un confronto più ampio con Israele lo aggraverebbe.

Sembrerebbe, in altre parole, che Suleimani sia in contrasto sia con il Presidente russo Vladimir Putin che con il Presidente iraniano Rouhani. Putin e Rouhani hanno un interesse comune per la Siria, che per ora è in quiescenza, e non si trasforma in salasso finanziario o in pantano di operazione militare, grazie a Suleimani che la trasforma in arena per una guerra diretta con Israele.

Ma le restrizioni economiche non hanno mai fermato, in precedenza, Suleimani e la sua Forza Quds e forse nemmeno ora è il caso. Le loro ambizioni sono grandi: creare una base per esercitare pressione diretta su Israele, per dominare gli Stati arabi intorno a loro e per mantenere il fervore della Rivoluzione islamica. Tutti sono sostanzialmente in attesa della prossima mossa di Suleimani. Ripiega sulle sue posizioni, decide di perdere un po’ la faccia e attende di rafforzarsi? Israele glielo permette?

Sono giorni epocali per entrambi i Paesi. Sono certo solo di una cosa. Lo status quo non è destinato a essere duraturo.

Thomas L. Friedman

Fonte: https://www.nytimes.com

Link: https://www.nytimes.com/2018/04/15/opinion/war-syria-iran-israel.html

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da NICKAL88

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