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Templari, Pirati e Massoni. La storia della Pirateria e l’inizio della Massoneria

a cura di Fabrizio Benaglia

PREMESSA

L’Europa medievale aveva una struttura sociale nella quale ricchi e poveri erano divisi molto più nettamente di quanto accada oggi, e il re e il feudatario avevano potere di vita e di morte sulla gente comune. La società e la Chiesa esercitavano una grande influenza nello stabilire ciò che una persona poteva o non poteva fare. Perfino l’abbigliamento era indicativo della classe d’appartenenza. Nella New York coloniale, in cui anche l’abbigliamento era stabilito dalla legge, i pirati che si trascinavano da una taverna all’altra vestiti di sete preziose e coperti da ampi mantelli che servivano a nascondere le armi, non sfidavano soltanto le convenienze sociali, ma anche la legge: seta e pellicce erano esclusivo appannaggio dei pochi grandi proprietari terrieri. Dal Medioevo europeo ai tempi coloniali americani, la società fu rivoluzionata al punto tale che cambiò la percezione stessa del modo di vivere.

tempi medievali le possibilità di scelta della propria vita, sia per i giovani che per le giovani, erano poche e inappellabili. Secondo la legge ereditaria le proprietà di famiglia andavano al primogenito il quale consentiva ai fratelli e sorelle minori di restare solo se non si fossero sposati.
Le crociate apportarono un cambiamento: arruolarsi per andare a combattere dava agli uomini la possibilità di lasciarsi alle spalle una vita che non volevano ma che era stata loro imposta, significava gettarsi in un’avventura ma anche avere finalmente una possibilità di sfuggire al proprio destino e cercare anzi di migliorarlo. Andare per mare aveva più o meno la stessa valenza: la vita in mare era piena di avventure e consentiva a qualcuno di tornarsene a casa con denaro sufficiente a vivere agiatamente per il resto dei suoi giorni. Tuttavia molti di coloro che si unirono ai crociati alla fine dell’avventura, non poterono più tornare alle loro case. Dopo la caduta di Gerusalemme e la distruzione dei Cavalieri Templari molti furono costretti a fuggire: temendo le persecuzioni o la semplice povertà, decisero di darsi all’avventura.

Per i soldati c’era la scelta di entrare come mercenari negli ordini militari che stavano nascendo tra la Scozia e il Mediterraneo. Per i marinai la scelta fu quella di diventare corsari, contrabbandieri o pirati, che in termini di denaro fruttava anche di più. Entrambi, mercenari e pirati, divennero membri di una società dentro la società. I pirati sono stati raffigurati fin dal diciottesimo secolo, con Defoe, come bande di spacconi, gambe di legno, folli e dal coltello facile. La verità è meno immaginifica ma di gran lunga più interessante. Sebbene molti di loro abbiano in effetti vissuto la vita breve e felice descritta nei romanzi di Defoe, altri ancora avrebbero goduto di un’aspettativa di vita molto più lunga dei marinai delle navi britanniche: mangiavano meglio, erano trattati meglio e avevano diritto a quote maggiori dei bottini. I pirati erano legati fra loro da patti che li proteggevano vicendevolmente e i loro comandanti venivano scelti tramite una votazione democratica: le navi pirata e i loro porti, come ad esempio quello di Sainte Marie in Madagascar, furono il primo esempio di democrazia. Il loro sistema basato sulla regola di un voto per ogni uomo, non si sarebbe più ripetuto fino all’avvento della costituzione americana ed anche allora il voto non fu mai tanto democratico quanto fra i pirati.
La stessa assistenza prestata ai mutilati e alle vedove, che sarebbe durata per tutta la vita, era generalmente applicata più rigorosamente fra i pirati che nella Marina britannica la quale adottava anche a bordo una rigida struttura classista.
I pirati compravano armi e rifornimenti e vendevano il frutto dei loro bottini, dalla lana ai gioielli, e quando decidevano di ritirarsi andavano nelle loro residenze o tenute a passare il resto della loro vita. Per trattare con la società avevano bisogno di contatti e per averli occorreva loro far parte di una confraternita i cui componenti dovevano forzatamente rappresentare qualcosa di più di un semplice gruppo di persone. Non appena i Templari si organizzarono in Logge, i vecchi legami furono ristabiliti. La Massoneria rimase un movimento più o meno clandestino fino agli inizi del diciottesimo secolo: essa forniva ai confratelli che ne avessero bisogno, alloggio, lavoro, cibo e perfino vestiario. Ma la Massoneria si procurò anche una rete di contatti potenti, occulti e spesso al di sopra della legge. Nella Frammassoneria, il giuramento segreto di un Maestro massone recitava che i massoni erano “confratelli di pirati e corsari”.
Coloro che navigavano sotto il vessillo col teschio e le tibie incrociate potevano contare sulla protezione di porti e tribunali in cui un gesto o una frase codificata sollecitava l’aiuto dei confratelli.
Le fortune costruite dai pirati e da coloro che li rifornivano sarebbero durate ben oltre l’epoca d’oro della pirateria. Le dinastie nate grazie ad attività clandestine e all’affiliazione a società segrete avrebbero facilitato il raggiungimento del potere, non solo quello di ieri, ma anche quello di oggi.

IL NUOVO ORDINE DEI TEMPLARI E L’INIZIO DELLA PIRATERIA

Il 13 ottobre 1307 sarebbe passato alla storia come il primo venerdì tredici sfortunato; fu infatti in quella giornata che i Cavalieri Templari, che si erano tanto valorosamente battuti per la causa della cristianità nel corso delle crociate, furono dichiarati in arresto dal re di Francia.
L’esercito della corona, i cui ordini furono tenuti segreti fino alla notte precedente l’arresto, prese possesso, alle prime luci dell’alba, di tutte le proprietà templari del reame, concentrandosi soprattutto sul tesoro di Parigi. Nell’arco di poche ore sia i cavalieri che i servitori furono arrestati e imprigionati. Nei giorni seguenti, fu l’inizio di una serie di interrogatori sotto orrende torture e ben presto furono estorte confessioni concernenti atti e pratiche perverse commesse dall’ordine dei monaci-guerrieri: il più grande ordine europeo fu cancellato.
L’Ordine dei Templari era composto da una forza militare organizzata come un ordine religioso e la sua fondazione fu voluta da san Bernardo, che guidava i monaci cistercensi francesi. Egli riuscì a fondere monaci e cavalieri in un unico ordine avente lo scopo di svolgere la missione che si era prefissata.
San Bernardo, apparteneva ad una classe elitaria in un tempo della storia europea in cui il sistema feudale regolava ogni aspetto della vita quotidiana. Questo ristretto numero di ricche famiglie, residente per la maggior parte nella città di Champagne e contado, sarebbe stato di importanza decisiva per le crociate, per il rapido accrescimento dell’ordine cistercense, nonché per il potere dei Cavalieri Templari.
Deciso a strappare ai musulmani la Terra Santa, Bernardo predicò la seconda crociata. Si disse che tale e tanto fosse il suo potere di persuasione, che ogni volta che si recava a predicare in un villaggio, le donne nascondessero i loro uomini poiché ben pochi di loro erano in grado di sottrarsi al richiamo del predicatore.
Migliaia di cavalieri marciarono contro i musulmani per la riconquista di Gerusalemme, e dopo di loro altre migliaia erano pronte ad iniziare il viaggio per la Città Santa.
Gli originari nove Cavalieri Templari si recarono in Terra Santa per proteggere i pellegrini. Al loro ritorno, diversi anni dopo, furono salutati come eroi. Sotto l’ala protettrice di Bernardo i Templari crebbero e prosperarono fino a diventare l’esercito più potente d’Europa. Le loro battaglie sono leggendarie, il loro potere finanziario è stato frainteso e sottovalutato.
I Templari divennero ben presto anche banchieri ed amministratori di proprietà, ma il ruolo che ricopriva una notevole importanza nei Templari era quello di armatori. La flotta templare infatti era un’altra fonte di profitto che suscitava l’invidia degli armatori e dei mercanti delle città portuali francesi. Nel corso dei primi anni delle crociate i Templari dovevano spostare enormi masse di uomini, armi e cavalli trovandosi nella necessità di rivolgersi agli armatori di città-stato italiane. Questi mercanti, avevano colonie mercantili in varie parti del mondo. Poiché ogni piccolo regno coniava la sua moneta, i commercianti italiani divennero cambiavalute e prestatori di denaro.
I tassi di interesse sui prestiti si situavano fra il quindici per cento per un prestito commerciale e il cento per cento per un prestito personale. I Templari si organizzarono per soppiantare a loro volta i mercanti italiani. Nel 1207 i Templari divennero armatori e quando non usavano le navi per trasportare uomini, le usavano per commerciare. Nel 1233 la città di Marsiglia denunciava il fatto che le navi templari si spingessero oltre le loro competenze commerciali. I Templari, ebbero presto numerosi possedimenti nelle città portuali.
La flotta templare rappresentava sia una notevole fonte di profitto che una parte della macchina da guerra dell’Ordine: inalberando la bandiera col teschio e le tibie incrociate, la flotta templare fu impiegata in operazioni militari contro l’Egitto, la costa dell’Asia Minore e attraverso tutto il Mediterraneo. Oltre a trasportare truppe, armi e rifornimenti per le loro operazioni militari come pure merci e schiavi, i Templari impiegarono le loro navi per darsi alla pirateria. La pirateria veniva definita come l’azione di catturare un’altra nave in mare.
Tuttavia una nave templare che abbordasse una nave da guerra islamica non compiva un’azione di pirateria poiché i due paesi erano in guerra. Le navi strettamente destinate alla battaglia erano veramente poche, ma in realtà tutte avevano bisogno di armi a bordo.
Ciò detto, la cattura di un mercantile islamico cambiava denominazione e da pirateria semplice veniva definita guerra di corsa. Il confine fra le due cose era estremamente sottile. Nel secondo caso infatti c’era in più solo l’autorizzazione all’esercizio della pirateria. Essa fu costituita in un primo momento da un permesso verbale dato dal sovrano al comandante; in seguito tale pratica fu sostituita da un vero e proprio documento, la lettera di marca, col quale veniva concesso dal sovrano il permesso scritto di armare le navi per attaccare e saccheggiare mercantili nemici in tempo di guerra.
Una nave inglese che avesse attaccato e derubato un’altra nave inglese sarebbe stata definita pirata, pur dividendo il bottino col re inglese. Se una nave inglese avesse attaccato una nave francese senza il permesso del re, si sarebbe trattato ancora una volta di pirateria. Se invece una nave inglese fosse stata provvista del permesso del re di attaccare navi di altre nazioni, allora si sarebbe trattato di guerra di corsa.
I Templari rispondendo delle loro azioni solo al papa non potevano sperare di avere alcun tipo di autorizzazione; tuttavia quando catturavano navi nemiche, proclamavano di farlo in nome del loro capo spirituale, il papa, ma questo non impediva loro di attaccare anche le navi di altri re cristiani.
L’Europa cristiana e l’Africa e l’Asia musulmane furono in guerra per secoli ma questo non impedì il generarsi di scambi culturali. Simon Dansker ad esempio, un avventuriero fiammingo, insegnò ai pirati nordafricani come usare in pirateria i vascelli oceanici. Dansker iniziò la sua carriera nel porto francese di Marsiglia ma presto cambiò posti e nomi. Con il nome di Dali Rais, che significa Capitan Demonio, si imbarcò con i pirati berberi e catturò navi cristiane; sotto la sua guida i pirati musulmani estesero il loro raggio d’azione fino all’Atlantico e una flotta musulmana si spinse addirittura fino all’Islanda dove si diede al saccheggio e alla cattura di schiavi.
La flotta templare era composta da ogni tipo di nave che potesse essere costruito, comprato o rubato ai nemici. Il raggio d’azione dei Templari si estendeva dal Nord-Atlantico fino al Mediterraneo orientale; le navi trasportavano merci e pellegrini dall’Italia alla Terra Santa e quando non riuscivano ad ottenere profitti per vie legali, i Templari, senza tema di rappresaglie, si davano alla pirateria. Per la flotta templare, la differenza fra pirateria autorizzata nell’interesse dell’Ordine e pirateria volta all’interesse privato era praticamente inesistente. Uno dei primi Templari-pirati fu Roger de Flor. Quando ebbe luogo la battaglia finale e l’assedio di San Giovanni d’Acri, de Flor acquisì l’arte dell’estorsione.

Usò la sua nave per incrementare il patrimonio che gli sarebbe servito per la sua futura carriera di pirata offrendosi di mettere in salvo “dame, damigelle e grossi tesori”. Naturalmente questo comportamento gli alienò il favore dell’Ordine che si riprese la nave, ma intanto aveva guadagnato abbastanza denaro da comprarsene una tutta sua.  Fra pirateria e lavoro mercenario mise insieme una fortuna e perfino un esercito tutto suo. Il Templare rinnegato ebbe addirittura la mano della nipote dell’imperatore bizantino.
Ma non furono soltanto i Templari rinnegati a darsi alla pirateria: entrambi gli Ordini, quello templare e quello dei Cavalieri di San Giovanni trassero grandi profitti dal saccheggio di porti e vascelli mercantili nel Mediterraneo, esattamente come la flotta musulmana che si arricchì depredando le navi cristiane.
Per secoli molti porti sparsi nel mondo ospitarono i pirati. Porti come Sainte Marie in Madagascar, regno dei pirati, dove l’unica forma di governo riconosciuta era quella dettata dai pirati che vi andavano in esilio o vi si nascondevano, e che fungevano da punto d’appoggio per i pirati europei che depredavano dell’argento le navi del Gran Mogol provenienti dall’India. Nelle Americhe, Tortuga e Bahamas funsero anch’esse da rifugio dei pirati. Perfino nei porti che avevano un governo ufficiale, le leggi erano spesso fatte da coloro che simpatizzavano per la pirateria come, ad esempio, succedeva a Port Royal in Giamaica.
La potenza navale dei Templari viene spesso ritenuta inferiore a quella degli eserciti terrestri.
Ben presto però l’Ordine dei Templari declinò in quanto sconfitto dagli islamici. Ma non passò molto tempo che subito riuscì a ricostituirsi dopo qualche anno in veste di società fantasma (o segreta).
La famiglia St. Clair, il cui ramo scozzese aveva anglicizzato il nome trasformandolo in Sinclair, apparteneva al ristretto numero di famiglie che componeva l’élite francese e che fu fondamentale per la rinascita del nuovo Ordine templare. I Sinclair si allearono con Robert Bruce, della famiglia franco-normanna de Brus che aveva a sua volta anglicizzato il nome, il quale a Bannockburn sconfisse gli inglesi nella battaglia cruciale contro gli oppressori, battaglia che si volse rapidamente a suo favore grazie alla carica della cavalleria templare.
Ma anche alla fine della guerra i Templari preferirono rimanere nell’ombra e alcuni fra i più nobili cavalieri continuarono la loro carriera come mercenari. Sia gli uominidella truppa che i graduati misero le loro capacità di costruttori e ingegneri al servizio del settore commerciale; in effetti per essere una forza militare i Templari dedicarono più tempo all’edilizia che alla guerra. Costruirono di tutto: case, ponti, castelli e dopo il 1307 impiegarono le loro capacità per edificare molti dei più bei monumenti d’Europa, incluse le cattedrali.
Si organizzarono in Logge segrete i cui componenti si riconoscevano per mezzo di parole in codice e una gestualità anch’essa codificata aiutandosi l’un l’altro: i loro figli avrebbero mantenuto in vita la tradizione.
Durante i loro viaggi i Templari costruirono degli alloggiamenti che divennero Logge, dal francese loges.
Nel corso delle riunioni alla porta della Loggia era posto il sorvegliante, tyler in inglese. Presto il termine “massone” assunse un nuovo significato: in un mondo feudale che vincolava gran parte della popolazione alla terra, gli ex Templari erano artigiani specializzati, liberi di viaggiare per trovare lavoro. Nei cantieri edili dove poi sarebbero sorte cattedrali, castelli o edifici pubblici, i massoni usavano riunirsi per costruire una Loggia, ma molte di queste non erano permanenti in quanto servivano soprattutto a custodire i beni degli affiliati nel corso dei loro spostamenti.
I massoni erano vincolati alla promessa di aiutare ogni fratello che si fosse trovato in difficoltà.
Cosa spingeva i massoni a comportarsi così? La Massoneria nacque per proteggere le vite di coloro che avevano fatto parte dei Cavalieri Templari e che essendo ora dei fuorilegge non avevano più legami né un posto sicuro dove andare. Ora, mentre appare strano che un muratore avrebbe dovuto guardarsi dai nemici o essere depositario di segreti tali da dover essere protetti, tale stranezza viene meno nel momento in cui il muratore si identifica con il Templare fuorilegge.
L’edilizia e l’artigianato furono per gli ex-Templari, e più tardi, anche per i loro figli, garanzia di libertà e di lavoro.
Non tutti gli ex-Templari però diventarono massoni o costruttori, alcuni di essi divennero briganti ed altri ancora pirati: la bandiera col teschio e le tibie incrociate, simbolo dei pirati templari, rimase dopo le crociate come il simbolo della pirateria in quanto tale e serviva ad annunciare alle altre navi che quella che la inalberava era una nave pirata. Decaduto il significato religioso, il simbolo servì a scopi più pratici: terrorizzare le prede e far capire loro che non avevano altra via di salvezza se non la resa; e se questo non fosse stato ancora sufficiente, accanto alla bandiera pirata ne veniva issata una completamente rossa a significare che non ci sarebbe stata pietà.
La bandiera nera col teschio e le tibie incrociate sarebbe stata per sempre il simbolo della pirateria, ma all’inizio quel simbolo aveva un valore ben diverso: per i Templari era il simbolo della resurrezione del corpo ma, diversamente rispetto agli insegnamenti della Chiesa cattolica, ritenevano che per risorgere e andare in paradiso fosse sufficiente seppellire soltanto un teschio e due ossa, tanto è vero che molti di loro vollero questo simbolo inciso sulle loro tombe; per coloro che votarono le loro ricchezze e la loro stessa vita all’Ordine templare il teschio e le ossa significavano che l’Ordine stesso sarebbe risorto. In effetti la flotta templare aveva continuato a prosperare, era sopravvissuta agli attacchi del re di Francia e del papa, e avrebbe continuato a solcare i mari ancora per molto tempo.
Non appena erano in vista di una nave nemica issavano la bandiera pirata e se la visione di questa non portava alla resa immediata veniva issata quella rossa, il Jolly Roger. Il messaggio fu rapidamente appreso dai comandanti delle navi mercantili e furono pochi quelli che aspettavano di vedere la bandiera rossa.

Gli ex-Templari solcarono i mari sotto l’insegna della temibile bandiera col teschio e le tibie incrociate; la stessa che per i cattolici aveva rappresentato la resurrezione dei corpi, ora rappresentava la resurrezione dell’ormai fuorilegge Ordine Templare. La vendetta fu esercitata sporadicamente e ancora più sporadica fu la cattura di navi pirata: correva voce infatti che qualora si fosse verificata una tale evenienza, una folgore prodotta da un segnale segreto avrebbe consentito alla nave pirata di sfuggire alla cattura. Il potere templare non era da sottovalutare. L’Ordine Templare smembrato era riuscito a riunirsi e a rinascere. Nel contempo i pirati che predavano i mari mantenevano in vita i dettami templari di libertà, uguaglianza e reciproca protezione; per ironia della sorte gli ideali di un’organizzazione corrotta avrebbero formato le basi della democrazia americana.
I pirati governavano la vita sulla loro nave nello stesso modo in cui i Templari lo facevano nelle loro comunità e prima di loro lo stesso criterio era stato adottato dai monaci cistercensi nella conduzione delle loro abbazie. Ma cosa accumunava pirati, Templari e monaci? La democrazia. Sebbene a quei tempi non esistessero nazioni democratiche,i Templari e pirati e i cistercensi mettevano già in pratica sistemi democratici: sia nei monasteri, che nelle comunità templari che fra i pirati, gli abati, i Grandi Maestri e i comandanti di vascello erano eletti dai loro pari e allo stesso modo decadevano dall’incarico. Nessuno godeva di una nomina a vita in quanto doveva agire nell’interesse della comunità: se avesse fallito sarebbe stato sostituito.

I pirati trassero spesso vantaggio dall’apatia e dal disinteresse dei diversi sovrani. Molto tempo prima di diventare la dominatrice dei mari, l’Inghilterra aveva una Marina estremamente debole: fra il dodicesimo e il sedicesimo secolo pirati olandesi, fiamminghi, bretoni e francesi razziarono il canale della Manica praticamente indisturbati in quanto il re non aveva interesse a sprecare mezzi per difendere dagli attacchi dei pirati i vascelli mercantili inglesi che vi transitavano.
I pirati inglesi avevano anch’essi il permesso di depredare vascelli mercantili purché dividessero una parte del bottino col loro corrotto monarca.
Edoardo I, non disponendo di una Marina sufficientemente forte, e stufo di subire gli attacchi dei pirati gallesi e scozzesi che consideravano facili prede i mercantili inglesi, tentò di attaccare le loro basi pirata via terra ma non ebbe fortuna; pensò allora di emettere delle lettere di marca o di rappresaglia che consentivano ai mercanti o ai comandanti di vascello di attaccare i pirati nelle loro basi qualora potessero affermare di essere stati da questi depredati: per tutta risposta gli altri re emisero lo stesso documento, che portò in seguito a diverse guerre.

In tempo di pace gli ex-Templari erano muratori, carpentieri, commercianti e costruttori di ponti e la gilda raggruppava sotto di sé tutti gli appartenenti a uno stesso mestiere. I marinai templari compresi anche molti mercanti si riunirono a loro volta in gilde, simili alle successive società mercantili. Le gilde furono istituite da mercanti e artigiani che nel loro lavoro dovevano spesso svolgere operazioni segrete, in quanto avevano a che fare con gli esattori, o con la concorrenza di altre gilde o con la Chiesa cattolica, la quale aveva dichiarato che chiunque acquistasse una cosa con l’intenzione di rivenderla ad un prezzo più alto sarebbe stato bandito dal Tempio di Dio: gli appartenenti alle gilde fondarono allora delle città con il doppio scopo di impiegare lavoratori nel processo manifatturiero e di scambiarsi le merci. Con il tempo le gilde si trasformarono in vere e proprie società commerciali con tanto di licenza per vendere le merci all’estero.
Dopo la battaglia di Bannockburn le rotte commerciali furono totalmente sconvolte: i pirati olandesi, spesso attaccavano i mercantili inglesi. La pirateria, ormai incontrollabile, si accanì contro la Scozia con l’effetto collaterale di rendere i commerci illeciti ancora più lucrosi. Corsari e pirati provenienti da varie parti del mondo attaccavano regolarmente i mercantili inglesi e non solo. Sempre in questo periodo la Lega Anseatica si rivolse ai Cavalieri Teutonici affinché questi proteggessero i loro vascelli. I delegati inviati da Enrico VI d’Inghilterra per incontrare il Gran Maestro dell’Ordine e trattare una tregua, furono catturati dai pirati della Lega Anseatica; l’Inghilterra chiese aiuto ai Cavalieri di Rodi che sarebbero poi diventati i Cavalieri di Malta affinché fungessero da mediatori nel corso dei negoziati. Curiosamente due ordini che avevano fatto fronte comune nel corso delle crociate si ritrovavano ad essere nemici.
I Cavalieri di Rodi, antecedenti ai Templari, nacquero grazie all’intervento dei mercanti della Repubblica Marinara di Amalfi con il compito di curare ed assistere i cavalieri crociati e i pellegrini in Terra Santa. Essi dedicarono il loro Ordine a san Giovanni e presero il nome di Ordine dell’Ospedale di San Giovanni o più semplicemente Ospedalieri. Dopo la caduta di Gerusalemme, si rifugiarono a Cipro dove nel 1306 Foulques de Villaret prese accordi con un corsaro genovese per impadronirsi dell’isola di Rodi, ora nuova base dell’Ordine, i loro compiti si limitavano ormai a proteggere i vascelli cristiani e ad attaccare quelli musulmani. Nel sedicesimo secolo stabilirono la loro base navale a Malta e da qui iniziarono ad attaccare i vascelli islamici, che essendo nemici davano modo ai cavalieri di cambiare la loro denominazione da pirati a corsari.
I Cavalieri di Malta erano molto legati alle varie signorie italiane e spesso, per effettuare le loro imprese corsare, si alleavano con altre nazioni: chiunque prendesse parte a queste azioni fu chiamato corso, più tardi anglicizzato in corsair, o pirata.
Sia i Cavalieri Templari in clandestinità, che i Cavalieri di Malta alla luce del sole, continuarono a scorrere tutti i mari e gli oceani raggiungendo infine l’America, dove il ruolo giocato dai due Ordini nella costituzione di insediamenti francesi rimane, a tutt’oggi, sorprendentemente segreto.
Nel ventesimo secolo l’Ordine dei Cavalieri di Malta ritroverà la sua unità: nel 1921 era composto da duecento Cavalieri e da altri milleottocento membri suddivisi fra i diversi gradi, e da allora non farà altro che accrescere il suo potere fino ad entrare, nell’odierna politica internazionale.
Oggi l’Ordine conta novemila Cavalieri e migliaia di membri appartenenti ai vari gradi e costituisce l’élite degli ordini cattolici; la sua sede è a Roma a Palazzo dei Cavalieri di Malta, che si trova a via Condotti, e sebbene privo di territorio l’Ordine è riconosciuto come uno stato a tutti gli effetti che emette i suoi francobolli e rilascia un proprio passaporto.
L’Ordine dei Cavalieri Templari, per contro, dopo la sua disgregazione ufficiale assunse la veste di società segreta e come tale ebbe non poche difficoltà derivanti dalla necessità di nascondersi e mantenere segrete le sue attività: ciononostante riuscì a sopravvivere. E continua ad esistere tutt’ora.

Fonte Dal tramonto All’alba 

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