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Perche’ il mondo non si ferma per Razan, infermiera di 21 anni assassinata oggi dal regime di Israele?

Gaza, decimo venerdì della Great Return March, “Da Gaza ad Haifa, un solo sangue un solo destino”.

100 i feriti finora, di cui 40 con proiettili veri, ed una martire, Razan Ashraf al-Najjar, 21 anni, uccisa quando i cecchini israeliani hanno sparato contro una postazione di medici e paramedici al lavoro a Khan Younis. Uccisa a sangue freddo con un colpo al petto.

Non era mancata mai, Razan, aveva offerto il suo aiuto ogni venerdì, i suoi sorrisi…le mani sporche di sangue dei feriti che soccorreva. L’abbiamo vista inalare il gas tossico dei lacrimogeni, lavorare con una mascherina per respirare, instancabile.

Come al solito, non leggerete di Razan, ma di “scontri” e “battaglie” al confine tra Gaza ed i Territori Occupati del ’48. Eppure Razan, oltre ad essere una giovane donna palestinese, era un’infermiera, non un pericolo per i cecchini. E svrebbe dovuto essere protetta dalla IV Convenzione di Ginevra. Ma Israele può ignorare ogni legge, convenzione, norma di diritto internazionale. Israele oggi si è macchiato di un ennesimo crimine di guerra che porta il nome, il volto, il sorriso di Razan.
Paola Di Lullo

Fonte L’Antidiplomatico

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