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Una triste e misera strategia politica dietro l’omicidio del giovane immigrato in Calabria.

Ho pensato e ripensato a questo tragico episodio, secondo me c’era qualcosa di strano visto la tempistica dell’omicidio, l’insediamento del nuovo governo e le ultime dichiarazioni della politica. Pur non avendo simpatia per il “leghista” Salvini soprattutto per le sue dichiarazioni passate sul Mezzogiorno e su i miei fratelli, (dichiarazioni che non gli perdoneró mai), non ho capito il nesso che una parte della stampa ha trovato tra il politico leghista e l’omicidio di Sacko Soumali. Il potere dei media è proprio questo, nel tragico episodio quello che è successo è passato in secondo piano, le indagini, i sospettati, è tutto irrilevante perché per la stampa e i suoi finanziatori, l’assassino è Salvini! Pur se estraneo totalmente alla vicenda.

Questo dimostra quanto sia viscida la politica che fregandosi altamente del giovane Sacko Soumali e della sua morte, lo utilizza per scopi elettorali e per scopi economici. È inutile che raccontiamo la balla dell’accoglienza, quale accoglienza? È solo business per una fetta della nuova nobiltà italica e per la mala vita organizzata. Qualcuno si indigna se si parla di immigrazione controllata, pulita, giusta e poi tace, sparisce, quando questi poveri immigrati li mandiamo a fare gli schiavi nei campi. Quando vengono ammassati nei centri di accoglienza vivendo come carcerati pur di aumentare i guadagni.

Così muore Sacko Soumali in una vecchia fabbrica in Calabria, mentre la stampa pensa a fare politica, si scopre che qualcuno ha sparato ai tre ragazzi per altri motivi, forse perché quella fabbrica apparteneva alla malavita. Era sotto sequestro perché utilizzata in passato per traffico di rifiuti pericolosi. Si scopre dunque che è il crimine ad aver sparato, crimine scampato alla persecuzione della stampa, impegnata a far politica. Questo almeno per quanto è uscito fuori dalle indagini, pensar male e dire che Sacko Soumali è la vittima sacrificata per non cambiare nulla nella politica sull’immigrazione, e lasciare gli affari come sono adesso, forse è troppo?

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