Privacy Policy

G8 alla Maddalena, arriva la prescrizione: nessuno pagherà per i gravi danni ambientali

di Francesca Mulas

Nessuno pagherà, il caso è prescritto. Nessuno sconterà alcuna pena per l’inquinamento a La Maddalena, isola del Nord Sardegna famosa per le sue acque incantevoli e le sue coste, tanto preziosa da essere inserita in un parco nazionale di interesse nazionale e comunitario. Secondo la Procura gallurese, gli interventi di riqualificazione ambientale nello specchio d’acqua dell’ex Arsenale, invece di risanare i fondali, avrebbero aumentato la superficie dell’area inquinata.  L’ipotesi  dei magistrati era che gli imputati avessero ricevuto circa 70 milioni di euro per gli interventi nell’ex Arsenale. Sulla base delle perizie, l’accusa sosteneva che il molo Carbone e le aree del Main Center non sarebbero state bonificate. Anzi, le operazioni messe in campo avrebbero incrementato i livelli di inquinamento all’interno dell’ex Arsenale che avrebbe dovuto ospitare i grandi della Terra.

La travagliata storia inizia nel 2007, quando l’allora governo Prodi propose di ospitare a La Maddalena il G8. Lo spazio individuato era quello dell’ex arsenale, nella zona che fino a pochi anni prima accoglieva la base navale americana. In programma c’era dunque la riconversione delle strutture: demolizioni e nuove costruzioni per riqualificare la città e accogliere i big della terra in grande stile. Il progetto poi passò nelle mani del nuovo governo guidato da Silvio Berlusconi; il tempo stringeva, e così si affidò alla Protezione civile di Guido Bertolaso l’organizzazione del G8: venne classificato tra i Grandi eventi e così i bandi vennero avviati con procedure d’urgenza in deroga alle norme per i procedimenti pubblici. Sul piatto c’erano oltre 320 milioni di euro: servivano per demolire le vecchie strutture dell’ex arsenale e costruire un hotel di lusso con porto per yacht annesso. E poi c’era da affidare lo spazio: l’unica società che partecipò al bando milionario fu la Mita Resort del gruppo Marcegaglia, che ottenne la concessione per 40 anni a un costo di 40 milioni di euro, da restituire in rate da 60 mila euro. Un affare niente male.

Nessuno, però, avrebbe potuto pensare a un evento imprevedibile: nel 2009 la città dell’Aquila fu distrutta dal terremoto. E così il governo di Berlusconi decise in tutta fretta di spostare il G8 da La Maddalena al capoluogo abruzzese come risarcimento per i danni subiti. In Sardegna, intanto, i lavori erano quasi finiti: cosa sarebbe successo al grande hotel di lusso e a tutte le strutture neanche mai inaugurate? Niente: l’ex arsenale con i suoi arredi stimati in 9 milioni di euro e le sue architetture futuristiche sono rimaste inutilizzate. Secondo gli ambientalisti sardi del Gruppo di Intervento giuridico che hanno segnalato il caso in Procura già dal 2008, si tratta di “uno dei più lucrosi e scandalosi affari ai danni dello Stato e dei contribuenti”. In seguito alle segnalazioni degli ambientalisti la Commissione europea avviò una specifica procedura di infrazione per non corretta applicazione delle normative in materia di valutazione di impatto ambientale e di informazione a carattere ambientale C’è poi in corso un processo per peculato e danno erariale.

Come se non bastassero i danni economici, c’era anche la questione ambientale. Le segnalazioni sull’inquinamento di una superficie di 12 ettari attorno all’ex arsenale arrivarono alla procura di Tempio Pausania 8 anni fa: l’allora procuratore Riccardo Rossi denunciava l’abbandono dei rifiuti causati dalla demolizione del pontile del Molo Carbone che avrebbe dovuto fare spazio alle nuove infrastrutture per il G8.

Diciassette le persone indagate, ma il processo non è neanche mai iniziato a causa di continui rinvii. Ieri è arrivata la prescrizione: cancellate le imputazioni per l’ex presidente del Consiglio nazionale dei Lavori pubblici Angelo Balducci e il suo collaboratore, Mauro Della Giovampaola, allora capo della struttura di missione per il G8, Luigi Minenza, direttore dei lavori e il suo collega Riccardo Micciché, Osvaldo Mazzola, rappresentante dell’impresa Cidonio e i suoi dipendenti Matteo Canu e Marco Rinaldo, il presidente della commissione collaudo Patrizio Cuccioletta e altre sette persone. Già fuori dal procedimento, con posizione archiviata, l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, l’allora braccio destro di Balducci, Fabio De Santis, già provveditore delle opere pubbliche della Toscana, e Damiano Scarcella, ex responsabile nazionale dell’Ispra.

Fonte Globalist

Loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: