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Questa è la volta buona per mettere a dieta il servizio pubblico

di Paolo Becchi su Libero

Un servizio pubblico televisivo dovrebbe oggi trovare la giustificazione della sua esistenza nel fatto di offrire appunto un “servizio” ai cittadini, i quali per questo pagano annualmente un canone. In origine la televisione aveva una funzione eminentemente pedagogica: era concepita come complemento della pubblica istruzione. Cessata la funzione pedagogica, con l’avvento dell’audience, il servizio pubblico sembrava trovare una giustificazione fondamentalmente nell’informazione e in questo senso, pur con alti e bassi, ha funzionato per lungo tempo.

Lo smantellamento totale dell’informazione nell’ambito della televisione pubblica è opera recente, avviene con Renzi. Renzi parte da alcuni postulati che chi oggi dirige la televisione ha cercato di mettere in pratica alla lettera. Chi governa, vale a dire lui fino a che lo ha fatto, deve essere lasciato in pace.

ORGANIGRAMMA

L’opposizione non deve avere voce in proposito, se e quando da opposizione diventerà governo, e sarà a sua volta alla guida del paese, sarà libera di fare la stessa cosa. Questo il modo di pensare di chi era convinto che mai avrebbe perso il potere. L’intero organigramma Rai doveva essere concepito in modo che l’intera azienda della Rai fosse trasformata da centro di informazione a centro di propaganda governativa. La televisione, insomma, come lo strumento principale del potere. Tutto quello che poteva essere critico o disturbante nei confronti del governo, doveva essere eliminato. O mero propaganda o mero intrattenimento. In questa direzione andava la riforma dell’informazione bloccata dal Cda e che per fortuna non ha visto la luce. Ma ora, con il nuovo governo, che succede? Per il momento assistiamo a qualcosa di incredibile. Poiché i dirigenti della Rai e i direttori dei diversi telegiornali e dei talk show politici sono tutti legati al precedente governo, tutti i programmi non fanno che criticare il nuovo governo, per qualsiasi azione compia.

PROPAGANDA

Il risultato? Fa parte del mercato, colmare le lacune della concorrenza. Poiché i telespettatori non sono cretini il vuoto di informazione della Rai e stato almeno in parte colmato dalla Sette, che per lo meno nei suoi telegiornali ed in alcuni programmi lascia un minimo di spazio favorevole al governo.

Questa situazione però non può durare. Beninteso, non si tratta semplicemente di sostituire la vecchia propaganda con nuova propaganda. Ma tutto questo non basta. Il nuovo governo e la nuova maggioranza possono mirare in alto, possono evitare che la Rai resti il megafono dei partiti. Il nuovo governo non ha bisogno di propaganda, ma soltanto di verità. È questa quindi l’occasione giusta per una vera grande riforma. La Rai va resa un vero servizio pubblico, senza pubblicità o al limite con una pubblicità molto ridotta, soltanto di pochi minuti al giorno, e con la produzione di programmi di informazione e di intrattenimento di qualità. Basta solo un canale nazionale ed uno regionale, a cui dovrebbe affiancarsi il digitale terrestre per venire incontro alle esigenze di un pubblico critico nei confronti della televisione “generalista” tradizionale. Di tutto il resto il servizio pubblico può fare tranquillamente a meno.

Dal Blog di Paolo Becchi

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