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LA FEMMINILITA’ AL ROGO – ANALISI DI UN GENOCIDIO

La ricerca della verità storica costituisce spesso, da sempre, una sorta di rompicapo inestricabile o quasi, soprattutto è sempre molto complesso reperire riscontri e prove che dimostrino un certo assunto in maniera inequivocabile ed indiscutibile.
Ebbene, nel caso del genocidio contro le donne, sbrigativamente liquidato da sempre come Caccia alle Streghe, è possibile, (e lo faremo in questo testo), dimostrare incontrovertibilmente che si trattò di un piano preordinato, pianificato e realizzato in maniera incredibilmente lucida e razionale, con il preciso intento di annientare le donne ed i concetti stessi di femminilità e di femminino.
Parole impegnative, me ne rendo conto, ma a loro supporto una documentazione straordinariamente dettagliata ed inoppugnabile, consistente nella traduzione dal latino e nel commento critico del saggio che a tutto questo orrendo sterminio fece da presupposto non solo teorico, ma soprattutto attuativo, al fine di indicare agli Inquisitori preposti all’azione giudiziaria contro le presunte Streghe una procedura da seguire, una strada maestra da percorrere in caso di dubbio, un testo su cui fondare castelli accusatori inesistenti. Soprattutto un qualcosa che permettesse di agire mettendo da parte ogni possibile perplessità, ogni eventuale rimorso di coscienza, ogni indugio. Andava fatto e basta.
Ci riferiamo al Malleus Maleficarum, testo latino pubblicato al termine del quindicesimo secolo e vero simbolo di un orrore infinito, durato, come vedremo, secoli e secoli: la cosiddetta Caccia alle Streghe. Parlarne non vuol dire andare a rispolverare un argomento sepolto (colpevolmente, colposamente e dolosamente) da un plurisecolare oblio, tutt’altro; significa fare chiarezza su uno sterminio, non ancora abbastanza, o del tutto, indagato, irradiare di luce una vicenda tenuta volutamente e colpevolmente nell’ombra, accendere i riflettori su una questione che continua, di fatto, a non essere stata ancora del tutto risolta: la condizione della donna.
Bisogna parlarne, e parlarne, e non solo il giorno 8 di marzo; parlarne andando in profondità, incidendo con il bisturi dell’analisi storica e documentale il bubbone purulento di una ipocrisia ormai non più solo secolare ma addirittura plurimillenaria, e di cui il genocidio spacciato eufemisticamente per Caccia alle Streghe rappresenta l’episodio più terribilmente cruento. Analizzare significa indagare la documentazione in nostro possesso, proprio laddove si è cercato di dare all’odio atavico contro le donne e contro la femminilità una parvenza di legittimazione non solo ecclesiastica, ma addirittura anche civile e giudiziaria. Ebbene, per quanto incredibile possa sembrare, il Malleus Maleficarum rappresenta tutto ciò, è una vera e propria codifica in tal senso, e non è mai stato analizzato in maniera approfondita per quanto riguardi l’invenzione vera e propria dell’odio contro donne e femminilità appunto.
La relativa analisi, puntata proprio su tutti gli aspetti che riguardano tali realtà, compresa una sorta di odio maniacale contro la sessualità femminile e contro il desiderio sessuale in genere, ci permetterà di asseverare in modo definitivo che la Caccia alle Streghe non fu una sorta di lotta contro l’eresia bensì una colossale strage, sui cui numeri effettivi molte stime al ribasso vanno assolutamente riviste; cosa che ci ripromettiamo di fare in una prossima ricerca, a nostro avviso doverosa, anche in considerazione del fatto che disponiamo già di elementi purtroppo più che evidenti in tal senso e di cui inizieremo a darvi conto già in questa sede. E’ stata la caccia alla donna, al suo ruolo sociale, alla sua capacità, alla sua intelligenza, alla sua antica conoscenza medica, erboristica e naturale, al suo dare vita anziché togliere vita, alla sua sapienza e capacità psicologica.
E’ stato il desiderio, riuscitissimo purtroppo, di annichilire, umiliare, calpestare in modo definitivo l’Universo Donna e, con esso, l’Universo Femminilità, escludendo dallo sterminio solo coloro le quali restavano, di fatto, segregate tra le mura domestiche, obbedendo prima al padre poi al marito, sottomettendosi totalmente prima all’uno poi all’altro e rinunciando così di fatto a qualsiasi ruolo sociale, pericoloso per l’establishment ecclesiastico, civile e scientifico. Marito signore e padrone assoluto, esattamente come il proprio padre, senza alcuna possibilità di realizzazione personale, di autonomia, di manifestazione del proprio pensiero. Milioni di donne torturate, trucidate, arse ancora vive sul rogo, grazie ad un disegno tanto astuto quanto perverso, diabolico studiato e realizzato fin nei minimi termini. Il Malleus Maleficarum ne è stato lo strumento dottrinario ed attuativo, scritto quando l’Inquisizione era già all’opera, e su cui basare nero su bianco l’attività dei tribunali dell’inquisizione, che a quel testo presero a rifarsi. Troppe volte, senza un testo base di riferimento, gli avvocati difensori erano riusciti a salvare le imputate, finché gli autori, uno dei quali aveva perso proprio una causa contro un valente legale della difesa, decisero di dare le regole affinché tutto divenisse chiaro. Con astuzia sottile, i vertici ecclesiastici del tempo non hanno mai approvato ufficialmente il testo, ma non lo hanno mai neanche messo all’indice, operando così, ma solo di fatto, una scelta ben precisa.
Perché parlare oggi di questo saggio di oltre cinquecento anni fa? Perché tradurlo? Svariate le ragioni. Innanzitutto perché la lettura dal Latino consente di cogliere sfumature molto importanti, anzi decisive, al fine di comprendere le vere intenzioni degli autori, e ve ne renderete conto leggendo i vari brani che ci interessano, poi perché le cause, o le motivazioni, o le ragioni alla base di un tale spaventoso genocidio durato secoli e secoli in tutta Europa non sono di certo casuali, o frutto di isolate azioni dettate da una qualche mente disturbata, bensì conseguenza di scelte molto precise, di valutazioni attente, di decisioni importanti e destinate a mutare status sociali nazionali e sovranazionali. In questo caso, da valutare quindi con estrema attenzione per comprendere cosa sia capace di architettare l’essere umano, è accaduto proprio questo: la condizione della donna è stata ridotta ad un nulla sociale da cui solo attualmente, ossia da pochi decenni, ci si sta finalmente riuscendo a liberare del tutto.
Era ora!

di Fabio Garuti

Fonte www.art-litteram.com

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