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GRECIA, LA CURA FUNZIONA PERÒ IL PAZIENTE È MORTO

La Grecia inizia a tirare qualche sospiro di sollievo.

L’ultima misura di austerity è passata in Parlamento: 11 miliardi di prestito e l’uscita dal terzo salvataggio. E dall’Eurogruppo si iniziano a smuovere le misure per alleggerire il debito.

I governanti sostengono che il peggio sia alle spalle, come evidenziano dai dati sulla crescita: il Pil è salito dell’1,4% nel 2017 e del 2,3% nel primo trimestre del 2018; la disoccupazione è invece scesa dal 27% al 21%. Grazie al turismo, afferma il consigliere economico di Tsipras, Dimitris Laikos, 264mila posti di lavoro sono stati creati e anche il mercato dell’auto è in crescita: le importazioni di automobili sono passate da 60 mila a oltre 100 mila, ma siamo ancora ben lontani dai livelli pre-crisi di 260 mila; e anche le esportazioni crescono del 9,5% nel 2017.

Ma non è tutto oro quel che luccicacome spiega Carlo Nicolato su Libero: la Grecia ha perso ben il 25,6% del Pil durante la crisi, quindi guadagnare qualche punto, non può definirsi proprio un successo.

E riguardo la disoccupazione, non si può negare che sia diminuita, ma la condizione dei neo assunti non è delle migliori.

Infatti la paga mensile per i giovani si aggira tra i 300 e i 400 euro, e la disoccupazione giovanile è al 50%: giovani talentuosi scappano dalla Grecia. Circa il 4% della popolazione lavora nell’Europa settentrionale: solo in Germania, nel 2016, lavoravano 35mila medici greci emigrati.

E a pagare il prezzo dell’austerity, sono stati anche i pensionati. In 8 anni, le pensioni sono state tagliate di 15 volte e il tetto massimo è stato impostato a 2300 euro lordi. Inoltre, secondo l’Eurostat, il 21% dei greci vive in condizione di povertà assoluta, il doppio rispetto al 2008.

via Silenzi e Falsità

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