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Usa, la guerra civile è iniziata: ecco tutti i segnali del conflitto

Gli Stati Uniti vanno verso una sorta di guerra civile? Contro il presidente eletto Donald Trump si è scatenata una vera e propria “isteria collettiva” come mai prima era accaduto nella storia degli Stati Uniti. Tutto il mondo liberal e progressista, così come quello della sinistra radicale, compresi anarchici e femministe, è sceso nelle strade per esprimere il proprio dissenso nei confronti del presidente repubblicano, ancor prima che si insediasse. In concomitanza con l’Inauguration Day, importanti manifestazioni, che hanno radunato centinaia di migliaia di persone, si sono svolte a Washington D.C. e in quasi tutte le più importanti città degli Stati Uniti e del mondo.

La festa dell’insediamento del 45esimo presidente degli Stati Uniti è stata la dimostrazione di un profondo scontro in atto mai sopito, simbolo di una nazione spaccata. E oggi, a circa un anno e mezzo dal giuramento di Trump, i segnali di una “guerra civile” non si sono certo attenutati. Anzi.

La guerra civile è già iniziata

Glenn Harlan Reynolds, professore di diritto all’Università del Tennessee, ha pubblicato suUsa Today un’analisi molto interessante su ciò che sta realmente accadendo negli Stati Uniti, esaminando lo scontro aperto in atto tra liberal e trumpisti, che rischia di peggiorare ogni giorno. “Hollywood ha sostanzialmente trasformato i suoi prodotti e i suoi premi in vetrine per ‘la resistenza’. Gli americani – osserva – si stanno già classificando in comunità rosse o blu. E a Washington i funzionari di Trump si rendono conto che molte persone non vogliono uscire con loro a causa della politica”.

L’intolleranza elitaria dei liberal ha preso il sopravvento e rischia di sfociare in guerra civile. Caso esemplare quello della portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders, cacciata da un ristorante di Lexington, in Virginia, perché “colpevole” di lavorare per Donald Trump. “La scorsa notte – ha scritto su Twitter – mi è stato detto dalla proprietaria di un Red Hen a Lexington, in Virginia, di andare via perché lavoro per Trump e io l’ho cortesemente lasciato”.“Sembra un fatto minore – sottolinea Reynolds – ma sarebbe stato impensabile una generazione fa”. “Non ricordo un momento analogamente tribale nella storia recente”, ha ammesso lo storico Jon Meacham.

Prima era toccato al consigliere politico Stephen Miller, definito da un cliente “fascista” in un ristorante messicano della capitale: poi è stata la volta della segretaria alla Sicurezza nazionale statunitense Kirstjen Nielsen, costretta a fuggire da un locale a Washington per via di una dura contestazione. Un episodio dietro l’altro che la dice lunga sul momento convulso che stanno attraversando gli Usa.

L’intolleranza verso chi lavora o sostiene Trump

Come osserva Reynolds, il disprezzo politico verso l’avversario è il vero problema. “Gli americani – sottolinea – sapevano come non essere d’accordo l’uno con l’altro senza disprezzarsi a vicenda,  ma sembrano averlo dimenticato. E i mezzi di informazione, che promuovono l’indignazione alla ricerca di clic facili e visualizzazioni, stanno peggiorando la situazione. Cosa potrebbe rendere le cose migliori? Sarebbe bello se le persone costruissero legami sociali che trascendono la politica. Le vite degli americani erano solite coinvolgere molte più istituzioni intermedie – chiese, organizzazioni fraterne, quartieri – che andavano oltre le idee politiche”.

Ma la convinzione dei liberal di essere moralmente superiori agli avversari non nasce con Trump. È la tattica di un’ élite che ama gettare discredito morale su chiunque si opponga alla loro visione del mondo. Un argomento ampiamente trattato nel saggio del sociologo Christopher Lasch del 1994 La ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia, nel quale affermava: “Nel calore della controversia politica, non riescono a nascondere il disprezzo che provano per quanti ostinatamente si rifiutano di vedere la luce, per quelli che ‘proprio non ce la fanno’, come suona il gergo compiaciuto della rettitudine politica. Al tempo stesso, arroganti e insicure, le nuove élite, in particolare le classi professionali, guardano alle masse con una mescolanza di disprezzo e di apprensione. Negli Stati Uniti, middle America, un termine che ha un significato contemporaneamente geografico e sociale, simboleggia ormai quanto si oppone al progresso: i valori familiari, il patriottismo ottuso, il fondamentalismo religioso, il razzismo, l’omofobia, l’atteggiamento retrogrado verso le donne”. Gli stessi titoli ingiuriosi usati dai progressisti per descrivere i sostenitori di Trump.

L’articolo Usa, la guerra civile è iniziata:
ecco tutti i segnali del conflitto
 proviene da Gli occhi della guerra.

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