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La cannabis deve rientrare nella medicina tradizionale: a sostenerlo è l’European Journal of Internal Medicine

Le virtù della cannabis in medicina sono sempre più al centro del dibattito scientifico. Nel tentativo di fare il punto della situazione l’European Journal of Internal Medicine ha dedicato a marzo uno speciale sulle proprietà mediche e farmacologiche di questo vegetale e dei suoi derivati in cui gli scienziati chiedono che il trattamento a base di cannabis entri a pieno titolo nella medicina moderna. «Riteniamo che sia assolutamente imperativo non solo presentare lo stato attuale delle cose, ma anche proporre lo sviluppo di programmi di ricerca scientifica», ha sottolineato il professor Victor Novack, che ha partecipato all’edizione speciale specificando che: «Il nostro obiettivo finale dovrebbe essere quello di stabilire scientificamente il posizionamento odierno dei prodotti derivati ​​dalla cannabis tra gli strumenti della medicina moderna».

Dal 2012, c’è stata un’esplosione nel numero di studi sull’argomento ed il numero speciale include importanti conclusioni sull’uso della cannabis nel cancro e nei pazienti con dolore cronico e negli anziani, con anche un’ampia panoramica delle normative sulla cannabis medica in USA e in Europa, l’etica nella ricerca e l’uso pratico dei risultati.

Uno degli studi, condotto da Novack e dai suoi colleghi all’Università Ben-Gurion del Negev in Israele, è giunto alla conclusione che la cannabis allevia il dolore e migliora il sonno e l’appetito nei pazienti oncologici. Lo studio ha analizzato la raccolta di dati durante il trattamento farmacologico della cannabis di 2.970 pazienti oncologici tra il 2015 e il 2017. All’epoca i pazienti avevano due problemi principali: dolore e difficoltà a dormire. Il 96% percento dei pazienti ha riportato miglioramenti con cannabis medica. Il team ha anche esaminato la capacità della cannabis di aiutare i pazienti anziani che sono stati trattati tra il 2015 e il 2017 per una serie di problemi di salute, tra cui il dolore e il cancro. «La cannabis è sicura ed efficace negli anziani e può ridurre l’uso di altri medicinali soggetti a prescrizione, inclusi gli oppioidi», hanno scritto i ricercatori.

Altra evidenza scientifica raccontata nel numero speciale è stata la recensione di Donald Abrams su “Gli effetti sulla salute della cannabis e dei cannabinoidi”, un rapporto pubblicato dalla National Academy of Sciences, Engineering and Medicine (NASEM). Il ricercatore ha esaminato 10mila abstract scientifici e ha concluso che la cannabis e i cannabinoidi sono un efficace trattamento per il dolore. Mentre il NASEM raccomandava la costituzione di comitati per affrontare le lacune e le barriere della ricerca, Abrams ha ricordato ai lettori che l‘assenza di prove non significa necessariamente assenza di efficacia. Ha invitato i ricercatori a condurre ulteriori studi che potrebbero informare meglio i medici che trattano le persone che potrebbero trarre beneficio dai prodotti a base di cannabis.

Un terzo articolo dell’edizione speciale mirava ad aiutare i medici a capire la farmacologia della cannabis. Gli autori lo hanno scritto perché ritengono che le idee sbagliate che circondano l’argomento non solo influenzino il numero di studi condotti, ma sollevino anche questioni etiche sulla prescrizione. Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’Università della British Columbia in Canada e dall’International Cannabis and Cannabinoids Institute di Praga e spiega i metodi di assunzione ed i dosaggi per diverse patologie.

«Speriamo che questo numero speciale fornisca ai medici un riassunto contemporaneo di diversi aspetti relativi alla cannabis medica e guidi la scelta di un appropriato per le indicazioni in cui l’evidenza è sufficiente per iniziare il trattamento, e che gli articoli faciliteranno il futuro della ricerca sulla cannabis medica e la sua sistemazione nella medicina tradizionale», ha concluso Novack. Altri studi nel numero speciale includono “La questione etica nell’uso della cannabis medica” ed un altro approfondimento sulla cannabis medica nell’affrontare il dolore derivato dal cancro.

Fonte dolcevitaonline.it

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