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L’ex ministro dell’Economia avverte il governo: “Il rischio di procedure d’infrazione mi sembra inevitabile”

La grigia, anzi nera previsione di Pier Carlo Padoan. Già, l’ex ministro dell’Economia e delle Finanze non si nasconde e in occasione di un’intervista rilasciata a La Repubblica, avverte sinistramente il governo Conte:“Il vincolo europeo, ci piaccia o no, esiste ed è determinante.

Se l’Italia si presenterà all’appuntamento con Bruxelles con dati vistosamente fuorvianti rispetto al percorso di aggiustamento che avevamo faticosamente negoziato e concordato in tutti questi anni, il rischio di procedure d’infrazione mi sembra inevitabile”.

Insomma, senza le coperture a Flat Tax e riforma della legge Fornero (giusto per citare due provvedimenti chiave, uno per parte, di questo esecutivo) l’Europa non ci perdonerà e ci punirà con una “bella” procedura d’infrazione. Possibile, o meglio molto probabile per Padoan. Che aggiunge: Tria, che conosco da sempre, è un serio, qualificato e lucido economista. Il problema sono le idee che circolano fra gli altri membri del governo e la loro sistematica contraddittorietà”.

I moniti di Padoan

Per esempio? “Dicono che per finanziare Flat Tax, riforma della Fornero, reddito di cittadinanza e chissà cos’altro, faranno affidamento sul taglio degli sprechi e sulla lotta all’evasione. Ma mentre proclamano il contrasto all’evasione fiscale impediscono o perlomeno rallentano l’introduzione dello split payment anti frode. E ancora: “Non ho letto da nessuna parte quali strumenti intendono predisporre contro l’evasione; sbandierano la fine del redditometro che era già stata prevista da noi e si limitano a implementare una misura già prevista. Ma quello che è intollerabile è quell’obbrobrio che loro chiamano pace fiscale e che invece è un condono bello e buono”.

Infine, l’ora deputato del Partito Democratico rivendica il lavoro del vecchio esecutivo e raccomanda il nuovo: “Abbiamo coniugato il sostegno allo sviluppo e all’occupazione con il consolidamento finanziario, attraverso una serie di riforme strutturali che sono state introdotte e che sono la vera ragione della flessibilità che ci è stata riconosciuta. Bene, spero che il nuovo governo non smantelli questo, ma sento parlare di un deficit/Pil al 2,6-2,7% anziché lo 0,9 previsto per il 2019: bene, se nella nota di aggiornamento al Def verranno inserite cifre del genere, da trasporre poi nella legge di Bilancio, prima ancora che Bruxelles esprima il suo giudizio formale ci puniranno duramente i mercati.

via Il Giornale

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