Privacy Policy

Il Marocco sfrutta il sole del deserto per l’indipendenza energetica

Mentre a Parigi si è conclusa da poco la conferenza COP21, la 21esima conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici, il Marocco si prepara alla messa in funzione della centrale solare termica più grande al mondo che ha come obiettivo quello di soddisfare il fabbisogno energetico di circa un milione di persone. Il governo marocchino ha deciso di realizzare quest’ambizioso progetto nel territorio circostante la città di Ouarzazate, la Hollywood Marocchina, città che ha un forte impatto sull’economia del Paese grazie al turismo e al settore cinematografico.

L’impianto verrà costruito nel deserto sabbioso del Sahara e sarà grande come la capitale, Rabat, per un investimento pari a 9 miliardi di dollari. Hanno contribuito all’investimento la Banca Europea degli investimenti (BEI), la Banca Mondiale, l’Agenzia di sviluppo per la Francia (AFD) e KfW Entwicklungsbank. La struttura sfrutta differenti tecnologie e il funzionamento generale si basa sullo stoccaggio di radiazioni solari sotto forma di calore che, durante la notte, vengono trasformate in elettricità tramite una turbina a vapore. Il risultato è assicurato dall’ausilio degli specchi mobili che si orientano autonomamente verso i raggi del sole che illuminano costantemente il deserto marocchino; in estate le temperature raggiungono facilmente i 50 gradi e rendono questo territorio perfetto per questo ambizioso progetto. La centrale è composta da un sistema a concentrazione solare da 160MW, un impianto solare termodinamico a specchi parabolici da 300MW e una serie di collettori parabolici a cilindro da 150MW complessivi.

A fronte dell’enorme investimento economico si trova il potenziale: ad impianto completato produrrà una potenza totale di 580 Megawatt e questo permetterebbe al Marocco di soddisfare una parte importante del proprio fabbisogno energetico ma non solo, la vendita dei megawatt in eccesso in futuro, potrebbe contribuire all’aumento dell’energia pulita nei paesi limitrofi.

Il Marocco, a differenza di altri paesi africani, non è produttore di petrolio, ed è costretto ad importare oltre il 90% dell’energia, dalla Spagna in particolare, e questo progetto rappresenta l’inizio di un cammino che punta a svincolare il Marocco dall’importazione dei combustibili fossili. L’obiettivo è quello di ottenere il 42% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2020 con una conseguente diminuzione di circa il 30% delle emissioni di anidride carbonica per il 2030.

Nella pratica, il progetto si sviluppa in 4 diverse centrali denominate Noor 1, Noor 2, Noor 3 e Noor 4; attualmente l’unica operativa è il Noor 1 composta da 500mila pannelli solari, per una superficie di 2.500 ettari. Il Noor 1 ha una capacità complessiva di 160 MW e lo stoccaggio previsto è di circa tre ore. I lavori per la costruzione del Noor 1 ad Ouarzazate erano cominciati nel 2013 e il completamento delle restanti parti dell’impianto è previsto per il 2017. Le nuove strutture situate ad Ain Bin Mathar, Foum al-Oued, Boujdour e Sebkhat Tah avranno una capacità di stoccaggio superiore, tra le 5 e le 8 ore, così le strutture dovrebbero essere in grado di immettere durante la notte nella rete nazionale, l’energia accumulata riuscendo quindi ad assicurarne una fornitura quasi costante.

Questo progetto rappresenta un’enorme opportunità per l’economia del Marocco e potrebbe essere d’esempio per molte altre realtà. Non sono mancate però alcune critiche al progetto che vedono la tecnologia del solare termodinamico come antiquata sottolineando i problemi relativi allo stoccaggio di energia in caso di mancanza di sole e delle perdite energetiche che si manifestano durante la fase di distribuzione. Alcuni sostengono inoltre che un tale investimento sarebbe potuto essere sfruttato diversamente in quanto gli impianti termodinamici per il loro funzionamento devono ricorrere alla combustione di gas metano che produce emissioni nocive nell’atmosfera.

È necessario tenere presente inoltre, che gli impianti solari termodinamici hanno bisogno di un grande quantitativo d’acqua (risorsa preziosa nel deserto), questo perché l’efficienza delle superfici specchiate è strettamente legata alla loro costante pulizia. In questo senso però, si stanno sviluppando diverse tecnologie di raffreddamento più efficienti sotto il profilo idrico, che riducano le quantità di calore di scarto prodotto dall’evaporazione dell’acqua.

Magari i numeri sono un po’ ambiziosi e la centrale avrà bisogno ancora di qualche modifica e messa a punto per essere efficiente e produttiva al 100%, e solo il tempo potrà portare delle risposte concrete. Resta il fatto che un grande passo è stato compiuto dal Marocco verso l’indipendenza energetica attraverso lo sfruttamento di fonti alternative e che ancora una volta, la ricerca delle soluzioni per salvare il pianeta la troviamo nella natura, che troppo spesso maltrattiamo e non rispettiamo.

Autore: 

Fonte dolcevitaonline.it

Loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: