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Sicilia: ecco l’invasione dei prodotti agricoli voluta dall’Unione Europea

Già oggi la situazione è drammatica: su 12-13 miliardi di euro di prodotti agro-alimentari che si consumano in Sicilia, solo beni del valore di 1,5-2 miliardi sono prodotti nella nostra Isola. Grazie all’Unione Europea dobbiamo ‘migliorare’: non dobbiamo più produrre grano, niente pomodoro, niente di niente: noi siciliani dobbiamo distruggere la nostra agricoltura e consumare solo prodotti che arrivano da fuori…

Si definisce ecosistema “l’insieme degli organismi viventi e della materia non vivente che forma un determinato ambiente ecologico”. Estensivamente, “associazione autonoma ed equilibrata” (un e. letterario). Un ecosistema si forma nel tempo e col tempo, è frutto di tentativi e approssimazioni evolutive in cui, ad un certo punto, tutti gli organismi che vi interagiscono trovano il loro comune reciproco equilibrio.

Ovviamente questo equilibrio è un risultato di natura in cui i concetti di giustizia e morale sono estranei. Nell’habitat vivono e convivono predatori e prede, ci sono specie dominanti, al vertice della catena alimentare, e specie soggette, e tutte insieme, nella loro complessa interazione ed integrazione, garantiscono la continuità e la durata di tutto il sistema.

Quando l’ecosistema è consolidato, tutto quello che tende a turbarlo, dopo una increspatura più o meno pronunciata, viene riassorbito e metabolizzato.

Un organismo politico (es. uno Stato) si riduce o si attesta a livello di ecosistema del tipo di quello che abbiamo descritto quando i valori di giustizia sociale e i valori morali in esso sono assenti o non prevalenti, o travisati in malafede. Un ecosistema immorale e ingiusto è stato, sin dalla sua costituzione, lo Stato italiano, basato su un equilibrio prima tra invasori e occupati, tra vincitori e vinti, poi tra dominanti e dominati, e oggi tra sfruttatori e sfruttati.

E’ bello in una riserva naturale vedere tanti fenicotteri rosa appollaiati su una sola zampa fare bella mostra di sé e ogni tanto affondare pigramente il lungo becco affusolato nell’acqua calda e stagnante della palude! Il punto di vista degli animaletti che ad ogni imbeccata vengono mangiati è un poco diverso, ma loro non contano. Sono necessari, nell’ecosistema, ma non contano.

Il SUD ITALIA è cibo, alimento per il NORD ITALIA. Lo è sempre stato, dai tempi delle spoliazioni del Regno delle due Sicilie, dei furti del suo oro e delle sue ricchezze finanziarie, della distruzione sistematica della sua economia, dei giovani strappati alle loro attività e trasformati in carne da cannone nelle guerre coloniali e imperialiste.

Quanto sono stati utili i meridionali a mantenere basso il costo del lavoro emigrando a frotte verso il NORD!

Loro fenicotteri, noi insettini.

Adesso l’ecosistema ci chiede l’ennesimo sacrificio: contribuire, partecipando con il sorriso, ad un suo ulteriore riequilibrio a livello nazionale, sempre al ribasso per il SUD con corrispondente rialzo del NORD.

Entro questa legislatura dobbiamo diventare come i Palestinesi, ormai spogliati di tutto e nutriti dagli Israeliani con i pasti razionati. Dobbiamo chiudere con le nostre produzioni agroalimentari. Dopo lo smantellamento delle nostre industrie, dobbiamo smetterla anche di produrre grano, ortaggi e frutta. Dobbiamo collaborare intrepidi all’ultima tragica invasione della nostra storia tormentata, quella dei prodotti alimentari esteri.

In collaborazionismo siamo sempre stati bravi. Dobbiamo diventare solo consumatori. In Sicilia, oggi, tra supermercati, ipermercati, centri commerciali, i siciliani spendono in prodotti alimentari circa 12-13 miliardi di euro l’anno. Di questi, solo 1,5-2 miliardi di euro sono spesi in beni alimentari prodotti in Sicilia. Dobbiamo migliorare, dobbiamo arrivare al più presto allo 0%.

Foto tratta da it.dreamstime.it

Fonte INuoviVespri

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