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Le acque italiane sono piene di pesticidi! È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

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È in costante aumento la quantità di pesticidi presenti nei laghi e nei fiumi italiani, come emerge dall’ultimo rapporto dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Il glifosato, erbicida dichiarato “potenzialmente cancerogeno”, è il pesticida più presente nelle acque italiane che risultano contaminate da ben 259 sostanze diverse.

Non arrivano buone notizie dalla campagna di monitoraggio delle acque effettuata dall’ISPRA per rilevare la presenza di pesticidi. Secondo il rapporto dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale pubblicato in questi giorni, il livello di contaminazione è in aumento ed è risultato sopra i limiti in un quarto dei siti sottoposti alla ricerca.

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Il glifosato è uno dei pesticidi più presenti. Nei nostri corsi d’acqua e nelle falde acquifere più profonde questo composto chimico supera gli standard di qualità nel 48% dei casi, ma anche sostanze messe al bando dalle nostre campagne più di 20 anni fa (come l’atrazina) continuano a girare indisturbate e – evidentemente – ad essere utilizzate nonostante gli impedimenti di legge.

Ciò che resta più preoccupante nei dati, è l’aumento negli anni: nel 2016 i pesticidi risultavano presenti nel 64% dei casi, mentre nell’ultimo ciclo di controlli sono state trovate tracce di pesticidi nel 67% dei punti monitorati – circa due milioni in totale – nelle acque superficiali. Nelle acque sotterranee la presenza rilevata è minore ma pur sempre in aumento rispetto agli anni precedenti, qui fertilizzanti e fitofarmaci sono stati trovati nel 33,5% dei punti analizzati contro il 31,7% che risultava dal rapporto 2013-2014.

Secondo le mappe del rapporto ISPRA la maggiore concentrazione di criticità si trova nella pianura padano-veneta, ma i dati geografici devono essere considerati parziali perché il monitoraggio a sud ha presentato maggiori difficoltà. Dalla Calabria non sono stati inviati dati, dalla Puglia ne sono arrivati pochissimi e in generale la standardizzazione del sistema di rilevazione nel Mezzogiorno presenta forti ritardi. In Friuli Venezia Giulia, nella provincia di Bolzano, in Piemonte e nel Veneto la presenza di pesticidi è molto più diffusa del dato nazionale e – a livello superficiale – le acque sono risultate inquinate nel 90% dei casi; in Emilia Romagna e Toscana nell’80% mentre in Lombardia e nella Provincia di Trento in oltre il 70% dei punti monitorati. Per quanto riguarda le acque sotterranee i dati più preoccupanti riguardano il Friuli Venezia Giulia (81%), il Piemonte (66%) e la Sicilia (60%).

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Da questo quadro allarmante emerge però anche un aspetto positivo: le vendite dei prodotti fitosanitari hanno subito in agricoltura un calo significativo, pari al 36-37% tra il 2003 e il 2016. Nonostante una lieve ripresa negli ultimi due anni, il dato è comunque incoraggiante e va nella direzione di quella che è l’unica soluzione, ossia il progressivo abbandono dei pesticidi.

La notizia della messa al bando di tre neonicotinoidi molto dannosi per le apiannunciata poche settimana fa conferma un trend positivo e una presa di coscienza dei danni causati da questi prodotti, ma gli sforzi per ridurre l’uso di agenti chimici nell’agricoltura devono continuare per il bene dell’ambiente e per la salute di tutti.

Fonte italiachecambia.org

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