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Migranti, la partita non è in Europa ma è una sfida per controllare l’Africa

Sulla questione migrantil’Europa vive un equivoco di fondo: pensare di risolvere il problema pensando al nostro continente. Ma l’Ue è in errore e con lei molti Stati europei. Qua in Europa non si risolve il problema dell’immigrazione irregolare: al limite possiamo gestire l’emergenza dell’arrivo incontrollato di migliaia di persone. Ma significa non avere chiaro che il problema va risolto lì dove nasce: in Africa.

Ma non è la fascia nordafricana a dover essere considerata il vero obiettivo. È dal Corno d’Africa all’Oceano Atlantico, nel Sahel, che si gioca la vera battaglia. Ed è lì che si annidano i veri problemi. Perché chi controlla davvero quella fascia ha il controllo sui flussi migratori e di conseguenza sul destino dei Paesi di approdo.

L’Europa non può pensare di gestire la questione riferendosi a dove smistare le persone che solcano il Mediterraneo: perché significa tentare di risolvere un’emergenza quando essa è ormai è incontrollabile. Lo scopo deve essere evitare l’emergenza, quindi intervenire dove essa nasce.

Intervenire dove nasce il problema

Chiaramente non è semplice. Ma intervenire dove nasce il problema è l’unica soluzione per arginare una crisi che, prima di tutto miete migliaia di vittime ogni anno. In secondo piano, sta disintegrando le certezze dell’Unione europea consegnando l’idea di un’Europa unita nel cassetto dei sogni proibiti se non delle utopie.

Non si può arginare la crisi senza capire dove nascono i traffici di esseri umani, senza colpire le organizzazioni criminali che alimentano e si alimentano con la tratta di persone verso il Mediterraneo. Interessarsi al Nordafrica non è irrilevante certamente, ma rischia di essere un esercizio miope.

Perché gli Stati dell’Africa settentrionalenon solo subiscono questa ondata migratoria, ma non riescono a gestirla o, in altri casi, la sfruttano come strumento di politica internazionale. E se questi Stati sono poi controllati o monitorati da altre potenze della stessa Unione europea, è chiaro che non si può pretendere di trovare la soluzione sulla costa meridionale del Mediterraneo.

In Africa è una sfida coloniale

Intervenire significa però prima di tutto avere un obiettivo chiaro. Ma qui, gli interessi nazionali dei singoli Paesi rendono di fatto impossibile intervenire in una chiave unitaria. Ci ha provato l’Europa così come ci hanno provato le Nazioni Unite. Ma le missioni sono delegittimate da altre operazioni, militari e diplomatiche, che servono a colpire l’altro Stato europeo. Che non è un alleato, ma un avversario.

Lo ha spiegato perfettamente Alberto Negri su Il Manifesto per quanto riguarda la sfida tra Italia e Francia in Niger. Emmanuel Macron sta facendo di tutto (e ha fatto di tutto) per escludere l’Italia dalla missione militare nel Paese africano. È la Francia ad avere il controllo di quell’area del Sahel e non vuole nessuno che possa in qualche modo ostacolare i suoi interessi, presenti dai tempi dell’Impero coloniale e mai rimossi con il passere dei decenni.

Se la Francia ha migliaia di uomini nei Paesi da cui partono queste rotte della morte, è chiaro che il problema diventi sì dell’Europa, ma dell’Europa in Africa. Non si tratta di più rapportarsi fra Ue e Nordafrica, ma di capire in quale modo e in quale entità le potenze europee incidano sulla nascita e sul controllo di questo fenomeno migratorio. Con 7mila uomini schierati nel continente africano, la Francia non riesce a monitorare le carovane di migranti che solcano il Niger, la Mauritania, il Ciad, il Mali. Oppure, semplicemente, non è nel suo interesse.

Le rotte migratorie come strumento politico

Escludere l’Italia dal Niger, preferendogli tra l’altro altri Stati come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, dimostra quale sia l’intenzione francese. Creare un assetto politico più rivolto all’Atlantico che al Mediterraneo per quanto riguarda le alleanze. E l’Italia, da sola, a gestire il flusso proveniente dalla Libia e che penda come una spada di Damocle sul governo italiano.

Ma anche dalla Libia, la Francia ci sta escludendo. Ed è questo il nostro vero nodo da sciogliere. Come ha spiegato la professoressa Michela Mercuri per Formiche, “L’Ue è stata coesa nel 2015 quando ha firmato gli accordi di Skhirat per instaurare un governo a marchio Onu, il famoso governo di accordo nazionale guidato da Serraj, ma poi ogni attore internazionale ha continuato a giocare in ordine sparso, come per esempio la Francia, per il perseguimento del suo mero interesse nazionale”.

E l’interesse nazionale francese, inutile dirlo, non è quello di favorire l’Italia. Che adesso, gioca sempre più isolata una partita a due con la Libia ma con il fiume in piena che proviene dal Sahel e da cui è stata esclusa. Per il governo italiano, il problema ora  trovare gli interlocutori giusti cercando di limitare Macron. Ma di certo non troveremo appoggi in Europa.

Fonte Gli Occhi della Guerra

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