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La Merkel passa al contrattacco L’Italia diventa la vittima sacrificale

Il primo ministro ungherese Viktor Orban vola a Berlino e incontra la cancelliera Angela Merkel. Horst Seehofer, potente ministro dell’Interno tedesco e leader della Csu, incontra Sebastian Kurz, cancelliere austriaco. Il governo tedesco mette in campo i suoi assi per cercare di limitare una crisi, quella dei migranti, che non sta soltanto distruggendo l’unione europea dall’interno, ma sta anche colpendo in maniera netta la leadership tedesca.

Berlino corre ai ripari. E lo fa partendo da accordi bilaterali con Austria e Ungheria. Non due Paesi a caso, ma quelli che potrebbero rientrare nell’orbita tedesca e che invece ne stanno scalfendo la leadership. Per motivi diversi ma strettamente legati fra di loro, Vienna e Budapest sono pedine essenziali del gioco tedesco.

Riprendere l’Europa e la sua sfera d’influenza

L’Austria rappresenta non solo uno storico partner della Germania, ma anche la porta della Germania verso l’Italia e i Balcani. Avere un patto sui migranti è essenziale. Ma le motivazioni di ordine pubblico sono anche legate a motivazioni di ordine politico. Avere un accordo con Kurz si traduce non soltanto in una tregua politica che permette a Merkel e alleati di riprendere fiato (e non a caso è Seehofer ad aver incontrato il cancelliere austriaco), ma fa anche in modo che la cancelleria tedesca ottenga un prezioso alleato nella ricostruzione di una sfera d’influenza che sembra sgretolatosi di giorno in giorno.

L’Ungheria rappresenta un problema diverso. Il Paese di Orban non confina con la Germania, ma è chiaro che le politiche di sicurezza imposte a Budapest influenzino, e notevolmente, il settore centro-orientale europeo che è il vero campo di reclutamento della Germania nel continente. È quella l’area in cui Berlino ha voluto imporre la sua sfera d’influenza sia a livello economico che a livello politico. Avere una tale frizione con l’Ungheria significa, per il governo tedesco, perdere un partner fondamentale. E Angela Merkel in questa fase non può permettersi errori: se perde quell’area resta ancora più isolata.

Orban rappresenta una spina nel fianco. È da Budapest che è iniziata quella lenta erosione del consenso nei confronti della Germania all’interno dell’Unione europea. E la questione migranti è stata il grimaldello del premier ungherese per scardinare la leadership tedesca a Bruxelles e dintorni. Ma non c’è solo questo. L’Ungheria rappresenta l’acerrimo nemico ma anche uno dei capisaldi del cosiddetto Gruppo di Visegrad.

Per Angela Merkel, riuscire ad allacciare di nuovo rapporti positivi con Viktor Orban significa provare a ricomporre la frattura con l’Est. Orban rappresenta non solo l’Ungheria, ma anche la Repubblica Ceca, la Polonia e la Slovacchia. Un gruppo in cui sembrava potesse entrare ufficialmente con l’Austria. Questo gruppo ha rappresentato per molti anni l’anti-Germania. E continua a assere la sua spina nel fianco. Ma perché non provare a ricomporre il conflitto?

Le contromosse della Merkel

A Berlino è chiaro che sono di fronte a un attacco su più livelli. Gli Stati Uniti hanno avviato una campagna d’assedio nei confronti della Germania che sta ledendo da un punto di vista economico e politico quanto costruito da Angela Merkel in questi anni. Ma adesso vogliono passare al contrattacco. E la Germania non è priva di armi.

Il contrattacco tedesco riparte proprio dal pilastro della sua politica estera: l’influenza sull’Europa centro-orientale. Visegrad e l’Austria, appunto. E se gli interessi non sono perfettamente coincidenti, come spiegato anche da Orban in conferenza stampa a Berlino, è anche vero che una guerra non interessa a nessuno. “La cancelliera e io vediamo il mondo in modo diverso, ma vogliamo collaborare e sono pronto a lavorare con lei”, ha detto il primo ministro ungherese a Berlino.

Per adesso, ricomporre le diatribe con Vienna e Budapest consegna a Berlino non solo un fronte meridionale meno caotico, ma lascia anche presagire che vi sia la volontà di ricostruire un’orbita tedesca reimpostata su interessi meno germanocentrici. E se si ricostruisce quest’orbita, la prima vittima potrebbe essere proprio l’Europa mediterranea, di cui l’Italia è simbolo e Paese più forte.

L’Italia di nuovo da sola?

Lo ha fatto capire chiaramente Seehofer, a Vienna. Il ministro tedesco ha detto di voler negoziare con Italia e Grecia un accordo sui respingimenti dei richiedenti asilo. L’accordo, a detta del leader bavarese, prevedrebbe che i migranti registrati in Italia e Grecia e che sono ammessi nei centri di transito tedeschi dovrebbero essere trasferiti di nuovo in quei due Paesi. Un accordo che invece non intaccherebbe l’Austria, visto che se arrivassero in Germania richiedenti asilo registrati in centri austriaci, la Germania non li respingerà.

Seehofer vuole iniziare le trattative con Atene e Roma il prima possibile. Ma chiaramente i presupposti non sono affatto positivi. Un accordi di tal genere non solo sarebbe impossibile da accettare per l’Italia del nuovo governo di Giuseppe Conte, ma sarebbe difficile da considerare anche per la Grecia, che non vuole diventare il campo profughi dell’Europa sudorientale. Kurz aveva proposto un vertice trilaterale con Germania e Italia. Ma per adesso l’accordo sembra difficile da raggiungere: gli interessi sono del tutto divergenti.

L’impressione è che non solo le trattative siano in salita, ma che la contromossa tedesca sia rivolta prima di tutto contro l’Italia. Siamo noi ora gli avversari di Berlino. E la benedizione di Donald Trump al nuovo governo italiano è un segnale abbastanza chiaro.

L’articolo La Merkel passa al contrattacco
L’Italia diventa la vittima sacrificale
 proviene da Gli occhi della guerra.

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