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Il Pentagono in allarme: cyber-avversari pronti a colpire telefonia e anti-virus

Le principali strategie del Pentagono per difendere il sicurezza nazionale dagli attacchi hacker potrebbero non essere sufficienti. Secondo il capo dell’Agenzia per la sicurezza nucleare USA, pratiche come il “Software Banning” – ossia il divieto di usare software provenienti da potenziali cyber-avversari – non basteranno a mantenere il governo al sicuro.

Anziché vietare il software cinesi o russi, il governo degli Stati Uniti dovrebbe concentrarsi su come ridurre il pericolo che ogni applicazione o device può rappresentare. Questa preoccupazione dovrebbe riguardare ogni negozio di tecnologia degli Stati Uniti secondo Wayne Jones, responsabile dell’informazione presso l’Amministrazione nazionale per la sicurezza nucleare. Ogni dealer che opera nell’hi-tech dovrebbe impegnarsi insieme al governo ad installare protezioni in grado di ridurre i rischi di spionaggio o sabotaggio che un software e device potrebbero contenere, e immettere nel sistema come un “cavallo di troia” che ormai ha superato le alte mura della fortezza.

Non bisognerebbe dire “Non utilizzerò questo o quel prodotto perché viene dalla Cina”, bensì bisognerebbe capire “Come impiegare quel prodotto in modo sicuro, per proteggere le proprie informazioni“. È questo l’incipit che è passato durante la tavola rotonda che si è tenuta presso l’Armed Forces Communications and Electronics Association.

Durante l’incontro, Jones ha rifiutato di discutere nello specifico di alcuni divieti approvati dal governo americano nei confronti dell’anti-virus di Kaspersky Lab di Mosca, o dei divieti del Congresso che, se approvati, potrebbero toccare note aziende cinesi come Huawei e ZTE. “Non dirò se il Congresso è andato troppo in là o meno [con le proprie decisioni], perché mi piace il mio lavoro”, si è disimpegnato; aggiungendo che sarà difficile “nell’economia globale” rompere alcuni legami e limitarsi ad usare solo alcuni hardware o software.

Riguardo il casoKaspersky ad esempio, Jones avrebbe asserito “..Non è uno degli strumenti utilizzato nel mio campo, ma ci sono persone che si collegano alle reti guest che lo usano. Quindi come faccio dunque a proteggermi?”. Una sola connessione potrebbe compromettere tutto il sistema. Per il capo della divisione USA di Huawei, colosso dell’elettronica cinese, la natura delle minacce informatiche è stata completamente fraintesa e la messa al bando di un particolare software da parte di una nazione solo perchè provenienti da uno specifico paese non è la via giusta da perseguire.

“I membri del Congresso possono sinceramente ritenere che escludere una o due società cinesi dal mercato degli Stati Uniti proteggerà in modo significativo le reti del Paese”, scrive Purdy di Huawei, “Ma l’industria delle telecomunicazioni di oggi è transnazionale e senza confini. Tutti i suoi principali attori utilizzano già le apparecchiature sviluppate o prodotte in Cina”. Invece di “vietare selettivamente una o due società estere dal mercato statunitense”, il governo dovrebbe concentrarsi sul miglioramento della resilienza informatica e sull’attuazione di una strategia completa di sicurezza informatica. Intanto il divieto governativo per Huawei e ZTE nelle proprie reti è già stato approvato in entrambe le camere. Nel caso dell’antivirus russo Kaspersky invece, il Dipartimento per la sicurezza interna ha già emesso un bando, ritenendo lecito il sospetto che l’azienda potrebbe essere “costretta” a collaborare con l’intelligence del Cremlino fornendo informazione sulle agenzie governative degli Stati Uniti.

La risposta dell’NSA a queste preoccupazioni, fondate o infondate che siano, dunque, sarebbe quella di installare su ogni device utilizzato delleapplicazioni “sentinella” e altre app. apposite che proteggano da malware che potrebbero già essere contenuti in tablet, mobile-phone e personal computer appena usciti dalla fabbrica.

L’articolo Pentagono in allarme: cyber-avversari
pronti a colpire telefonia e anti-virus
 proviene da Gli occhi della guerra.

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