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Dietro la cortina fumogena delle chiacchiere, la vera posta in gioco fra Trump e Putin

di  Luciano Lago

Il primo incontro fra i due presidenti , Trump e Putin, si è appena concluso e sull’evento si profilano una marea di commenti e una quantità di retorica circa i nuovi rapporti fra le superpotenze, il superamento della nuova “guerra fredda”, il nuovo canale di comunicazioni aperto, ecc. ecc..

Ci permettiamo di esprimere molti dubbi che tutto questo sia una propettiva reale. Per quello che ci riguarda, abbiamo compreso già da tempo che il presidente Trump, al di là di essere imprevedibile, con le sue tante chiacchiere ed i suoi discorsi (in buona pate strampalati) cerca di lanciare una cortina fumogena per nascondere la sostanza di essere lui un presidente che viene tenuto in ostaggio da più settori interni del “Deep State” e che per districarsi da questa incomoda situazione si è venduto alla lobby più potente che esiste negli Stati Uniti, quella sionista/evangelica.

Questo spiega molte delle sue mosse recenti, come il riconoscimento di Gerusalemme capitale ed l’uscita unilaterale dal trattato sul nucleare con l’Iran. In particolare sembra evidente che “The Donald” ha consegnato la sua politica estera per il Medio Oriente interamente al genero Jared Kushner e si è del tutto piegato agli interessi prioritari di Israele e della cricca di Netanyahu.  Trump si è coperto le spalle in questo modo, assicurandosi l’appoggio dell’ala ultra sionista e, con tale escamotage , ha firmato la sua polizza di permanenza al potere.
I rapporti con la Russia possono anche distendersi a condizione che la Russia abbandoni l’Iran e si avvicini ad Israele. A queste condizioni gli USA sono disponibili a lasciare campo libero a Mosca per l’Ucraina, mettendo in riga il Governo di Kiev e fare concessioni sulla Siria.

In cambio Trump, con tutta probabilità , chiede a Putin di lasciare campo libero agli USA ed a Israele di muovere una guerra contro l’Iran,guerra che sarà in un primo tempo ibrida, con un tentativo di destabilizzazione interna e poi, se necessario, con una attacco militare diretto di tipo aeronavale missilistico.

Putin non è stupido e sa bene che la Russia si gioca la sua credibilità come alleato dell’Iran e dell’Asse della Resistenza (Iran-Siria-Hezbollah) e la posizione strategica di Mosca sarebbe compromessa se dovesse essere colpito l’Iran che in questo momento è il suo alleato strategico, assieme alla Cina, nella contrapposizione al Nuovo Ordine egemonico ricercato da Washington.

La strategia USA è quella di affrontare i nemici uno per volta: prima l’Iran, poi sarà la volta della Russia ed infine della Cina. Fondamentale per la riuscita di questa tecnica è isolare ciascuno dei rivali, indebolendolo con sanzioni e guerra ibrida,  prima di colpirlo.

Questa è la vera sostanza che si intravede dietro le tante chiacchiere e le recite che il presidente USA sta svolgendo nei suoi viaggi.

Saranno i fatti nel breve termine a comprovare se la nostra tesi è quella giusta.

via Controinformazione

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