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La Grecia divorata dal fuoco e le lacrime ipocrite dell’Europa

L’Attica viene divorata dalle fiamme e la Grecia piange i suoi morti. Le scene che arrivano alla regione di Atene sono infernali. Corpi bruciati, paesi distrutti, foreste incenerite. La cenere e il fuoco hanno preso il sopravvento su uno dei posti più incantevoli del Mediterraneo.

Il governo greco ha annunciato tre giorni di lutto nazionale. Non serviranno a placare il dolore né la rabbia delle persone che hanno perso tutto, dai loro affetti alle loro abitazioni. Ma è quel rito civico che servirà a un Paese per riflettere, ancora una volta, sulla violenza del fato che si è abbattuta sulla Grecia.

Di questi incendi rimarranno due immagini: l’orrore della morte e il lavoro infaticabile dei vigili del fuoco nel domare la furia degli incendi. Ed è dalla seconda immagine che bisogna ripartire per capire qualcosa in più di questa tragedia che ha sconvolto la Grecia. Perché mentre i pompieri cercavano con uno sforzo oltre le loro possibilità di domare i focolai che divoravano la regione ateniese, da oltre il confine, dall’Unione europea arrivavano le lacrime di Angela Merkel e Jean Claude Juncker. Loro, gli artefici dei piani di austerità imposti al popolo greco, che piangono per qualcosa che forse, senza quei tagli obbligati da Bruxelles e Francoforte, si sarebbe evitato.

Sia chiaro: non è l’Unione europea ad appiccare gli incendi. E non sono stati i tedeschi né i burocrati del Nord Europa a provocare la furia della natura. I soldi non aiutano a domare gli incendi né evitano che i criminali li scatenino. Ma certamente il denaro, richiesto al governo di Alexis Tsipras e ai suoi predecessori per “salvare” la Grecia, avrebbe aiutato.

La Grecia è stata messa in ginocchio prima dalla crisi, poi dall’austerità. E lo Stato si è visto imporre manovre economiche terrificanti che hanno falcidiato il sistema sociale ellenico. In questi piani, è rientrata anche la Protezione civile. Come ricordato oggi da Federico Fubini per Il Corriere della Sera, “l’ultimo taglio al ministero della Protezione civile, dal quale dipendono i vigili del fuoco in Grecia, è arrivato con il quattordicesimo pacchetto di austerità a primavera dell’anno scorso. L’area della sorveglianza antincendio ha perso allora 34 milioni di euro, distribuiti fra il personale e i mezzi”.

 

La disorganizzazione c’era, sicuramente. I media ellenici non hanno negato che i piani di evacuazione erano assenti. Mati, ad esempio, non ne era provvista. Ed è anche vero che la polizia e i pompieri, in molti casi, non hanno potuto fare altro che dire alla popolazione di fuggire, senza sapere né come né dove inviarli. Ma di certo i milioni di euro tolti alla lotta agli incendi hanno influito. E tutti sapevano che la Grecia non sarebbe stata pronta in caso di tragedie che possono, purtroppo, avvenire. E adesso anche il governo del leader di Syriza è sotto accusa.

I vigili del fuoco hanno subito tagli drastici. Molti mezzi, a decine, se non centinaia, sono senza manutenzione o carburante. Il numero dei pompieri è stato ridotto di tantissime unità. La maggior parte viene assunta a contratto, sottopagata. Molti di coloro che hanno lavorato giorno e notte per domare le fiamme dell’Attica lavorano con paghe irrisorie. Nel febbraio del 2017, Atene fu invasa dai pompieri per manifestare contro l’ennesimo taglio al personale: passarono da 12mila a 8mila unità. Molti di loro, per gli stipendi bassi, sono costretti a mangiare poco e male riducendosi in condizioni fisiche precarie.

Di fronte a questi numeri, come di fronte a 14 manovre economiche che hanno prostrato un intero popolo e piani di austerità che hanno imposto a marce forzate un risanamento economico senza precedenti, le parole dell’Unione europea appaiono non solo ipocrite ma anche beffarde.

“Il presidente Jean-Claude Juncker ha parlato con il presidente della Repubblica Ellenica, Prokopis Pavlopoulos, e con il primo ministro Alexis Tsipras, stamani per esprimere la sua profonda tristezza per la perdita di così tante vite in questa orribile tragedia” ha detto uno dei portavoce della Commissione europea, Alexander Winterstein. Il quale ha aggiunto che la Commissione “non risparmierà gli sforzi per aiutare la Grecia e il popolo greco”, assicurando che “‘faremo tutto il possibile per fornire sostegno, oggi, domani e per tutto il tempo necessario“. Mentre la cancelliere tedesca scriveva un messaggio a Tsipras dicendo che “in queste ore difficili la Germania è saldamente al fianco dei nostri amici greci”.

Forse dovevano essere vicini agli “amici greci” anche quando chiedevano alla Grecia un qualcosa di assolutamente irrealizzabile se non attraverso un mattatoio che ha devastato lo Stato e le sue capacità infrastrutturali. Ma di fronte al debito, non c’è amicizia.

L’articolo La Grecia divorata dal fuoco
e le lacrime ipocrite dell’Europa
 proviene da Gli occhi della guerra.

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