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Veneziani: il vero ponte crollato in Italia è quello tra un’élite ladra e un popolo disprezzato, oltre che derubato

Fissavo l’immagine terribile del ponte spezzato sui palazzi evacuati del Polcevera e pensavo all’indecente scannatoio divampato tra i palazzi della politica, i social e i media. Ripensavo a quel ponte durante i funerali di Stato – funerali anch’essi dimezzati come il ponte, perché molti famigliari hanno rifiutato le pubbliche esequie. I simboli sono segni del destino e ci dicono la verità più dei ragionamenti. Un ponte si è spezzato nella nostra società e ormai è irrimediabile e vistosa la frattura. Cosa è successo? Si è rotto il patto sociale su cui reggeva l’Italia. Si è rotto il patto tra governati e governanti, tra cittadini e istituzioni, tra forze politiche, sociali ed economiche in campo, tra Stato e popolo italiano, tra ideologia dominante e comune sentire. Ognuno va per conto suo e si sente in diritto di dire e fare quel che vuole, perché ormai non deve dar conto a nessuno. Il patto sociale era l’accordo sotterraneo che ancora sorreggeva, fino a qualche tempo fa, la nostra democrazia. Fortemente logorato da svariate crisi, passaggi traumatici di governi e di repubblica, reggeva ancora a malapena, evitando che il dissenso, le divergenze, i linguaggi ostili, le posizioni arrivassero alle loro estreme conseguenze e schizzassero come i tiranti del ponte Morandi.

Il patto sociale reggeva su un residuo interesse reciproco a tenerlo in piedi, sovraccarico di critiche ma senza romperlo. Già con la Seconda Repubblica la società si era rivoltata contro la politica, ed era nato il berlusconismo; ora si rivolta e inveisce anche Ponte crollatocontro l’economia, contro tutti i potentati, contro l’intera classe dirigente. Così il ponte è saltato. Cosa frenava la rottura del patto sociale? Un residuo interesse comune, nazionale, generale, reciproco, tra governati e governanti; la sensazione di essere comunque sulla stessa barca, e persino il sottinteso che se la classe dirigente s’arricchiva, sia pure in modi illeciti, i benefici poi si estendevano a cascata un po’ su tutti i cittadini. Poi il flusso clientelare si è interrotto, il Welfare è finito, non solo a causa dell’Europa e della crisieconomica. Ma insieme al venir meno di tutto questo, negli ultimi anni, è avvenuto qualcosa di traumatico di cui non si è ancora capita la portata micidiale: il sentire comune, il noi quotidiano, l’alfabeto elementare su cui reggeva la nostra società è stato sconvolto, mortificato, perfino criminalizzato.

Nel giro di poco tempo abbiamo appreso che tutto quello in cui credevamo, le parole che usavamo, le cose a cui tenevamo erano infami, segni di arretratezza e di razzismo, di sessismo e di familismo, di xenofobia e di fascismo, perfino. Ogni volta che si poneva l’Italia davanti all’Europa si doveva essere dalla parte dell’Europa e non dell’Italia, altrimenti si era retrivi, isolazionisti e sciovinisti. Ogni volta che si opponeva l’assetto contabile della Finanza alla vita reale dei popoli si doveva dar la precedenza al primo. Ogni volta che sorgevano contrasti tra gli italiani e i migranti clandestini o i rom si doveva parteggiare per i migranti clandestini o per i rom. Ogni volta che si opponevano delinquenti che ti entrano in casa a derubati bisognava preoccuparsi di garantire i ladri, non i derubati. Ogni volta che si ponevano le famiglie naturali e tradizionali, composte da padri, madri e figli, rispetto alle unioni omosessuali, ai transgender, agli uteri in affitto, si doveva parteggiare per questi, e far sparire anche nel lessico i riferimenti “trogloditi” alla famiglia e alla nascita. Ogni volta che si esponevano i simboli religiosi Genovache ci accompagnano da sempre – il crocifisso, il rosario, il presepe, i canti di Natale e i riti di Pasqua – bisognava provare ribrezzo o almeno imbarazzo nel nome dell’ateismo come esperanto universale o delle religioni altrui.

Provate a stressare in questo modo e su ogni piano un popolo e insieme a fargli avvertire tutto il disprezzo verso una plebe bollata come razzista, sessista e dentro di sé fascista, fino a produrre una forma di razzismo rovesciato, di apartheid che separa la minoranza dirigente dalla “trascurabile maggioranza degli italiani” e vedete se alla fine non si spezza il ponte. Quando poi a tutto questo aggiungi i privilegi e le scorrerie del capitalismo nostrano che viaggia sotto scorta politico-mediatica della sinistra e si mangia o svende quel che faticosamente ha messo insieme lo Stato italiano, allora la rabbia schiuma e si fa scomposta. Quando senti, per esempio che il presidente dell’Iri sotto cui avvenne, col governo di centro-sinistra guidato da Prodi, la cessione delle autostrade ad Altantia (cioè al gruppo Benetton & C.), diventa poi presidente della stessa società Atlantia (sto parlando di Gros-Pietro, attualmente presidente d’Intesa-San Paolo) beh, allora capisci che il patto sociale è saltato non solo perché si è Marcello Venezianiimbarbarita la società e l’antipolitica che l’esprime, ma anche e soprattutto, perché un ceto dominante, tra potentati e partiti, ha abusato del potere, della società e della gente e l’ha pure disprezzata.

I grillini, i populisti, non sono il rimedio al crollo del patto sociale ma non sono nemmeno la causa, piuttosto sono il sintomo e l’effetto. La causa principale è in quei potentati, nelle oligarchie di sinistra, nei poteri giudiziari, nei giornali e tv di servizio. Rispetto a questo blocco, il centrodestra berlusconiano (e finiano) è stato inefficace, consenziente e da ultimo anche connivente. Con quella classe dominante, la società è cresciuta per conto suo, si è inselvatichita, si è imbastardita. Ora tutto questo non ci porta a soffiare sul fuoco della guerra civile e incivile e ad armare il risentimento, né ci porta a elogiare l’ignoranza e l’arroganza delle masse come rimedio all’abuso di potere. Ma ci porta a sognare disperatamente che passata la furia e il dolore del momento, il trauma del crollo, venga fuori un maturo senso dello Stato con un’adeguata classe dirigente e si ricomponga un decente patto sociale. Altrimenti non solo il ponte crollerà, ma anche la terra che sta sotto.

(Marcello Veneziani, “Si è rotto il patto sociale”, dal “Tempo” del 19 agosto 2018; articolo ripreso sul blog di Veneziani).

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12 pensieri riguardo “Veneziani: il vero ponte crollato in Italia è quello tra un’élite ladra e un popolo disprezzato, oltre che derubato

  • Ago 24, 2018 in 1:52 pm
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    Sei un grande! Hai dato voce al mio dolore di italiana , di cittadina osservante della legalità di donna e madre che fedelmente da tutta la vita ha portato avanti la promessa santa di custodire la famiglia e di cercare l’unità .Di cittadina che pur essendo a REDDITO ZERO non ha diritto ad un minimo di pensione sociale perchè quella del marito è sufficientemente decorosa. Quando ho dovuto ricoverare (9 anni fà ) mio marito in R:S:A: e tutta la pensione è stata computata( e lo è ancora ) per il suo ricovero alla mia domanda :- Io di che vivo ?- mi è stato risposto – La pensione è di suo marito , mica è sua! Si arrangi. Ora potrei arrangiarmi a 20 anni ,secondo il malcostume vigente, ma a 79 la vedo dura! Poi sento che un immigrato che dichiara la presenza di un congiunto anziano che non è mai stato, nè tantomeno ha lavorato in Italia riesce a farsi assegnare la pensione…….che devo augurarmi per il futuro della mia Patria????????

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  • Ago 24, 2018 in 9:48 pm
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    Dovrebbe prendersela e protestare con chi dirige la patria e non le riconosce un minimo di pensione sociale pur avendone diritto. Se fa la guerra al negro a lei continuerà a non arrivare nulla. Chi è che le ha detto a brutto muso: “la pensione è di suo marito , mica è sua”?, ci pensi.

    Risposta
    • Ago 26, 2018 in 5:49 am
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      Caro Perpaolo che triste e disassociata osservazione ha fatto sul post di Mariateresa. Si partiva dalla rottura del Patto Sociale e dall osservazione della signora nella trascuratezza dei propri diritti da parte dello stato italiano, e lei invece semplifico nel concetto “guerra al negro”! La signora parlava di diritti e lei parla di guerra. Inoltre si auguri che nessun “nero” legga la sua definizione “negro” che oramai è usato solamente in termini dispregiativi; verrebbe sotto casa per chiedere chiarimenti. Il suo un post banale, fazioso e gretto!

      Risposta
    • Ago 26, 2018 in 10:14 am
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      infatti, la maggior parte degli italiani che e’ contro gli immigrati non e’ contro queste persone ma contro chi li fa entrare indiscriminatamente e gli fa ottebere benefici a cui gli italiani non possono accedere.

      Risposta
  • Ago 25, 2018 in 2:35 am
    Permalink

    Mi unisco alla sua giusta rabbia che suona, per me, come incentivo a non abbandonare l’impegno nell’agone politico,come vorrebbero a sinistra, per poter starsene da soli a spartirsi la lauta torta fatta di posti di comando, di posti per parassiti, di posti per falliti totali nella vita. Orazio Ruggieri

    Risposta
  • Ago 25, 2018 in 11:27 pm
    Permalink

    Scusi signor Veneziani, ma lei usa un linguaggio (almeno in questo articolo) che io non capisco. Lei parla di “patto sociale” e fa riferimento a imprecisate élite e a un indefinito “popolo”. I patti sociali sono patti tra classi sociali. Dove appaiono le classi nella sua analisi? Potrebbe fornire la definizione di ciò che lei intende per popolo? Potrebbe indicare cosa intende per “sinistra”?
    Quei simboli a cui lei attribuisce la caratterizzazione dell’italianità (il crocefisso, il rosario, i canti di Natale ecc.), non sono mai stati messi in discussione da nessuno se non da chi ne ha ha fatto l’uso improprio di scinderli dai sentimenti di religiosità profonda usandoli come simboli sotto cui darsi un’identità per battaglie che avevano tutt’altro scopo. Di questo misfatto si deve accusare soprattutto la destra. La sinistra, anche nelle versioni più degenerate a cui lei fa riferimento, di tutto ha avuto bisogno tranne che di utilizzare ideologie e simboli altrui. Invece la destra italiana che si è sempre arrabattata per coprire il suo vuoto ideale con spezzoni di ideologie messi insieme alla rinfusa, si è nascosta sotto il crocefisso spacciandolo per un suo simbolo purché fosse svuotato di ogni riferimento a una schietta e profonda religiosità. Non c’è nulla di peggio che usare un simbolo di amore come simbolo di potere. Ed è questo che ha fatto la destra italiana. Io, che sono di sinistra (ma non appartengo a nessun potentato) ho sempre sperato che dalla destra italiana venisse fuori un discorso di profonda moralità, di intima convinzione di un ordine naturale, ma non imposto, di cura per la sovranità e la dignità nazionale all’interno di un rapporto intelligente con altre realtà nazionali, ma tutto ciò non l’ho mai visto e ho 63 anni. Negli ultimi trent’anni ho visto insieme la “sua” sinistra e le varie espressioni della destra picconare la scuola e l’università, potenziare l’effetto deconcettualizzante della politica ad opera dei media,, bombardare questo paese di propaganda e palesi falsità, esaltare i vincenti. Ho visto la destra andare con i puttanieri e, contemporaneamente, scendere in piazza in difesa della moralità e della famiglia.
    Quello che lei auspica (che nasca un maturo senso dello Stato) può non essere impossibile se si ricominciasse ad analizzare seriamente la realtà facendo in modo che il “popolo” partecipi a tali analisi, partecipi a una operazione di verità a cui troppi anni di vuota propaganda ci hanno allontanato. E, guardi, il popolo di oggi ha tanti mezzi culturali e materiali in più del popolo di 70 anni fa, ma quel popolo di 70 fa ha ricostruito l’Italia e l’ha ricostruita anche perché le classi dirigenti di allora lo trattavano da popolo adulto e non lo coccolavano come un bambino stolto e bizzoso come fa ora la destra e la “sua” sinistra

    Risposta
    • Ago 27, 2018 in 8:57 am
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      Mi dispiace Sergio, ma le chiedo: come ha fatto a mettere insieme tante insulse e contraddittorie stupidaggini?

      Risposta
  • Ago 29, 2018 in 2:27 pm
    Permalink

    Prendo le mosse dall’affermazione di Sergio:

    Quello che lei auspica [che nasca un maturo senso dello Stato] può non essere impossibile se si ricominciasse ad analizzare seriamente la realtà facendo in modo che il “popolo” partecipi a tali analisi, …

    che invito a considerare il mio

    Chiarimento di alcuni concetti politici fondamentali con bibliografia essenziale

    leggibile in fondo alla collezione 2018 milvalos inclusive writings

    https://plus.google.com/collection/oOkwMF

    e commento le seguenti affermazioni di Marcello Veneziani:

    1.
    … un ceto dominante, tra potentati e partiti, ha abusato del potere, …
    ———–
    … ab illo tempore, nulla di veramente nuovo, nulla di cui meravigliarsi, anzi !
    Nonostante ciò, il danno derivante da svariati e reiterati abusi è ben poca cosa rispetto al danno derivante da leggi presumibilmente regolarmente votate in ogni tipo di stato, democratico o no.

    Mi riferisco alle leggi bancarie pro credito in sovraemissione (antica truffa severamente punita ma, da un certo punto in poi, legalizzata dapertutto, inclusi parlamenti democraticamente eletti) causa autentica di tutte le crisi definite economiche ma non causate dal venir meno dell’uno o dell’altro fattore reale (vale a dire, non numerario, come numeraria, vale a dire, nulla altro che numero ovvero contabilità, è la moneta, appunto) della produzione.

    Detta giuridica causa di tale danno, con differenze facilmente comprensibili ma passate inosservate, Sinistra, Centro e Destra, hanno ignorato o appena sfiorato per spingerla al più presto sotto il tappeto; con ciò dando adito al Potere di presentare la nazionalizzazione della banca centrale di emissione, dove occorresse, come la correzione di una situazione non più accettabile. Pia illusione !

    2.
    La causa principale [del crollo del patto sociale] è in quei potentati, nelle oligarchie di sinistra, nei poteri giudiziari, nei giornali e tv di servizio.
    ———–
    Morto un papa … lo stesso per un ponte, sperando che intanto non crolli proprio tutto.

    La civiltà per antonomasia, così ricca di aspetti mitici ed irrazionali, tuttavia esaltò come meglio potè il valore del logos, pur rimanendone un interprete solo comparativamente eccellente. E’ da lì che bisogna ripartire, dal ragionare con i piedi per terra in assemblee popolari locali aperte anche alla ricerca storica ed antropologica ma non solo.

    Facile a dirsi ma sembra che chi sta bene o così e così se ne infischi mentre chi sta male abbia troppe gatte da pelare.

    Certo che duemila anni di esaltazione della famiglia a presindere dallo stato, in presenza di ignoranza o di negazione della scienza monetaria, aspetto di quella giuridica che, con l’asse di bronzo, fece Roma grande, ci costringerebbero a ripartire non da zero ma da sotto

    Si tratta, infatti, di gestire la sconfitta storica del logos agli albori del pensiero greco al fine di minimizzarne i radicati danni con un occhio a possibili sviluppi non necessariamente diminutivi nè revanchisti.

    3.
    … sognare disperatamente che … venga fuori un maturo senso dello Stato con un’adeguata classe dirigente e si ricomponga un decente patto sociale.
    ———–
    Il senso dello stato non nasce come l’erba alla rugiada ma va coltivato assiduamente sulla base di realtà ormai superate o controllate in ottica non precisamente popolare nel senso letterale del termine.

    Meglio occuparsi del Sardex, del perché ha avuto tanto successo al punto che, l’anno scorso, è stato … quotato in borsa. Poi, forse, un giorno molto lontano, si sarà accumulata l’eperienza, la serietà, la coesione per riproporsi il tema dello stato su basi culturali e psicologiche rinnovate.

    Per ora meglio restare aderenti al bisogno primario di avere un mezzo di scambio parallelo a quello legale (cioè inconvertibile e perciò modestamente correttivo) che funzioni anche per la maggior parte dei contribuenti e dei nullatenenti.

    [mlv m329ag16e27]

    Risposta
  • Ago 29, 2018 in 2:47 pm
    Permalink

    Prendo le mosse dall’affermazione di Sergio:
    Quello che lei auspica [che nasca un maturo senso dello Stato] può non essere impossibile se si ricominciasse ad analizzare seriamente la realtà facendo in modo che il “popolo” partecipi a tali analisi, …

    che invito a considerare il mio

    Chiarimento di alcuni concetti politici fondamentali con bibliografia essenziale

    leggibile in fondo alla collezione 2018 milvalos inclusive writings

    https://plus.google.com/collection/oOkwMF

    e commento le seguenti affermazioni di Marcello Veneziani:

    1.
    … un ceto dominante, tra potentati e partiti, ha abusato del potere, …
    ———–
    … ab illo tempore, nulla di veramente nuovo, nulla di cui meravigliarsi, anzi !
    Nonostante ciò, il danno derivante da svariati e reiterati abusi è ben poca cosa rispetto al danno derivante da leggi presumibilmente regolarmente votate in ogni tipo di stato, democratico o no.

    Mi riferisco alle leggi bancarie pro credito in sovraemissione (antica truffa severamente punita ma, da un certo punto in poi, legalizzata dapertutto, inclusi parlamenti democraticamente eletti) causa autentica di tutte le crisi definite economiche ma non causate dal venir meno dell’uno o dell’altro fattore reale (vale a dire, non numerario, come numeraria, vale a dire, nulla altro che numero ovvero contabilità, è la moneta, appunto) della produzione.

    Detta giuridica causa di tale danno, con differenze facilmente comprensibili ma passate inosservate, Sinistra, Centro e Destra, hanno ignorato o appena sfiorato per spingerla al più presto sotto il tappeto; con ciò dando adito al Potere di presentare la nazionalizzazione della banca centrale di emissione, dove occorresse, come la correzione di una situazione non più accettabile. Pia illusione !

    2.
    La causa principale [del crollo del patto sociale] è in quei potentati, nelle oligarchie di sinistra, nei poteri giudiziari, nei giornali e tv di servizio.
    ———–
    Morto un papa … lo stesso per un ponte, sperando che intanto non crolli proprio tutto.

    La civiltà per antonomasia, così ricca di aspetti mitici ed irrazionali, tuttavia esaltò come meglio potè il valore del logos, pur rimanendone un interprete solo comparativamente eccellente. E’ da lì che bisogna ripartire, dal ragionare con i piedi per terra in assemblee popolari locali aperte anche alla ricerca storica ed antropologica ma non solo.

    Facile a dirsi ma sembra che chi sta bene o così e così se ne infischi mentre chi sta male abbia troppe gatte da pelare.

    Certo che duemila anni di esaltazione della famiglia a presindere dallo stato, in presenza di ignoranza o di negazione della scienza monetaria, aspetto di quella giuridica che, con l’asse di bronzo, fece Roma grande ci costringerebbero a ripartire non da zero ma da sotto

    Si tratta, infatti, di gestire la sconfitta storica del logos agli albori del pensiero greco al fine di minimizzarne i radicati danni con un occhio a possibili sviluppi non necessariamente diminutivi nè revanchisti.

    3.
    Veneziani:
    … sognare disperatamente che … venga fuori un maturo senso dello Stato con un’adeguata classe dirigente e si ricomponga un decente patto sociale.
    ———–
    Il senso dello stato non nasce come l’erba alla rugiada ma va coltivato assiduamente sulla base di realtà ormai superate o controllate in ottica non precisamente popolare nel senso letterale del termine.

    Meglio occuparsi del Sardex, del perché ha avuto tanto successo al punto che, l’anno scorso, è stato … quotato in borsa. Poi, forse, un giorno molto lontano, si sarà accumulata l’eperienza, la serietà, la coesione per riproporsi il tema dello stato su basi culturali e psicologiche rinnovate.

    Per ora meglio restare aderenti al bisogno primario di avere un mezzo di scambio parallelo a quello legale (cioè inconvertibile e perciò modestamente correttivo) che funzioni anche per la maggior parte dei contribuenti e dei nullatenenti.

    [mkp me29ag18 16e47]

    Risposta
  • Set 3, 2018 in 10:38 am
    Permalink

    Mi ha urtato “ignoranza ed arroganza delle masse”…. é un inutile snobismo

    Risposta
  • Set 21, 2018 in 2:35 am
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    Vede sig. Veneziani, non voglio argomentare con lei nello specifico, e non per incapienza o ignoranza, ma perché lei è uscito al totale scoperto. E al totale scoperto ci vanno gli incoscienti che vogliono farsi impallinare da un cecchino o chi sa che la situazione è ormai tranquilla e il nemico è sgominato. Qui il “nemico” SI È sgominato e molte, molte cose mi dividono ideologicamente dalle politiche della sinistra o presunta tale, ma la totalità dei concetti e dei toni sono un ostacolo alla sia pur minima comprensione tra me e quelli come lei. Fiancheggiatore per anni nell’ombra comoda dell’editoria e della Rai ed ora capo bastone delle nuove bande che imperversano sui campi social di battaglia, sguinzagliando ad ogni lamento che sentono la potenza distruttiva della “Bestia” (e sa a cosa mi riferisco). Troppa acqua è passata nel Polcevera al di sotto del disgraziato Ponte Morandi e sotto tutti i ponti d’Italia, magari non messi meglio di quelli genovesi, e dallo sdoganamento del Vaffa, dalla gioiosa macchina social di Casaleggio e Casalino, fino a consegnare ai lobotomizzati la patente di troll molesto e insultatore a pagamento di ogni voce, neanche critica, ma non allineata. Di questo dovrebbe aver paura un giornalista scrittore (non intellettuale, per carità, dovesse fraintendere qualcuno!!). Invece lei ci sguazza, e apre ad ogni piè sospinto, il flusso della cloaca che sommergerà di liquami questo paese, già dalla fine del mese di settembre. Abbandonati da tutti per i linguaggi e i comportamenti usati in questi pochi ma interminabili mesi di non governo propagandistico (ma tanto l’Europa non conta niente, anzi sono nemici e affamatori, no?). Quindi molti nemici, molto onore, il cuore oltre l’ostacolo e via con tutto il repertorio del prode camerata Galeazzo Musolesi (sa chi è?), sempre pronto a cadere, anzi a ‘scivolare’ nell’adempimento della sua gloriosa missione. E al Diavolo le mangiatoie nelle quali si è nutrito per tutta la sua carriera (sul cui merito sorvolo); ora ci sono i circensenses in distribuzione nella suburra e neocristiani di colore da far affrontare alle Bestie nel nuovo virtuale anfiteatro. Ciò ci sommergerà, tutti, lei ei suoi accoliti dall’insulto automatico e i pochi esseri di buon senso (non comunisti, estinti già prima del vostro avvento). Io forse pure, se non riesco a prendere l’ultimo volo da Linate, prima della sua chiusura per fallimento, scansando le truppe/cammello (non cammellate, proprio cammello, con borse per accumulare i bottini che si augurano di razziare) e tornare nella patria dei miei genitori. Peggio per i pochi che rimarranno. Annegheranno nello stesso fango che le loro macchine apposite non smetteranno di vomitare in giro. E ciao Italia. Peccato.

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