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LA CORTE DI STRASBURGO:”GLI EURODEPUTATI NON DEVONO RENDICONTARE LE LORO SPESE “

di Cesare Sacchetti

E’ vietato sapere come i parlamentari europei spendono i soldi dei contribuenti pubblici dei 27 stati membri dell’Unione.

E’ quanto stabilito recentemente dalla Corte di Strasburgo, che ha rifiutato il ricorso di alcuni giornalisti investigativi per imporre agli eurodeputati di rendicontare le loro spese di mandato.

I togati della Corte di giustizia hanno stabilito che rendere pubbliche queste informazioni minerebbe in qualche modo “la protezione della privacy e l’integrità dell’individuo.”

Il caso nasceva dai contributi mensili elargiti ai parlamentari per gli uffici elettorali locali di rappresentanza, noti come General Expenditury Allowance, il corrispettivo italiano della diaria pari a 4416 euro al mese.

Con queste somme, i membri del Parlamento europeo dovrebbero sostenere i costi per le loro sedi elettorali nei loro paesi di provenienza, e per tutta la strumentazione necessaria per svolgere questo lavoro.

Un’inchiesta di un gruppo di giornalisti europei, aveva accertato come questi fondi in realtà non fossero utilizzati per mantenere i costi delle sedi elettorali, che molto spesso si erano rivelate puramente fittizie.

Da questa indagine era emerso che in giro per l’Europa c’erano 249 uffici inesistenti, delle vere e proprie sedi fantasma dove in realtà non si trovava nessun ufficio, oppure dove gli eurodeputati si rifiutavano di rendere noto l’indirizzo di queste sedi.

In alcuni casi, gli onorevoli sono risultati essere persino i proprietari di queste sedi. E’ il caso di otto europarlamentari tedeschi, di diversi partiti politici, tra i quali l’onorevole Manfred Weber del partito popolare europeo che utilizza come ufficio elettorale la dependance della sua casa privata in Baviera.

Molti in questo modo approfittano di questo meccanismo per intascarsi completamente questa diaria, e sono davvero pochi quelli che rimborsano la parte dei fondi inutilizzati per gli uffici.

Lo scorso luglio, il caso era stato esaminato dall’ufficio di presidenza del Parlamento europeo, l’organo presieduto da Antonio Tajani che si occupa delle questioni amministrative e finanziarie relative ai parlamentari.

In un incontro tenutosi a porte chiuse, i membri dell’ufficio avevano respinto qualsiasi richiesta di rendicontare pubblicamente l’utilizzo di questi fondi assieme alla possibilità di restituire almeno la parte di queste indennità che non venivano poi utilizzate effettivamente dai parlamentari.

Di fatto, l’europarlamento ha dispensato i suoi membri da qualsiasi obbligo di trasparenza finanziaria, nonostante molti deputati abbiano più volte chiesto di poter cambiare le regole in tal senso.

Quanto guadagna un eurodeputato?

Attualmente lo stipendio di un eurodeputato ammonta a 8484 euro al mese. A questa somma devono aggiungersi 313 euro al giorno, esentasse, versati per le spese di soggiorno durante le sedute parlamentari nelle sedi di Bruxelles e Strasburgo, oltre ai 4416 euro per gli uffici di rappresentanza citati in precedenza.

Anche la parte di diaria collegata alle spese di mandato non è soggetta a nessuna rendicontazione contabile.

I 313 euro quotidiani quindi vengono versati interamente ai membri del Parlamento, senza che questi poi siano chiamati a provare che tutti i soldi ricevuti siano stati effettivamente utilizzati per l’alloggio e le altre spese collegate al loro soggiorno a Bruxelles o Strasburgo.

Questa situazione di totale blackout di trasparenza sui soldi pubblici dei contribuenti europei è stata più volte denunciata dalla deputata finlandese Heidi Hautala del partito verde.

“C’è un urgente bisogno di chiarezza sulle spese degli eurodeputati, e la maggioranza di loro concorda sulla necessità di maggiore trasparenza riguardo alle loro spese, ma l’ufficio del parlamento e il presidente Tajani si sono rifiutati di agire”, ha dichiarato la Hautala.

La letteratura sulla “casta” parlamentare italiana abbonda da tempo negli ultimi anni, con innumerevoli inchieste giornalistiche che documentano quelli che vengono spesso definiti degli sprechi inaccettabili.

Stranamente tutto questo impegno e questa trasparenza non viene riversato allo stesso modo sugli sprechi di Bruxelles, dove c’è una vera casta che non è chiamata a rendere conto del suo operato.

In questo caso si parla, solo per le spese degli uffici elettorali, di fondi pubblici che ammontano a 40 milioni di euro, senza considerare gli altri sprechi che potrebbero venire dalla realizzazione della nuova sede del parlamento europeo a Bruxelles, pari a 380 milioni di euro.

Nessuna pubblicità su tutto questo. La casta di Bruxelles è protetta dal segreto.

via La Cruna dell’Ago

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