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Quale Europa? Se solo avessimo ascoltato le parole di Ida Magli prendendole come le predilezioni di un indovino

Europa – Ne parla determinata, sicura, convinta. Le sue parole, i suoi libri ed i suoi discorsi contro questo “disegno Europeo” non sono certamente paragonabili a quelli di tutti quegli intellettuali che oggi osano criticare senza aver prima mai mosso un dito per frenare tutto ciò.

Le denunce di Ida Magli, antropologa e saggista italiana deceduta il 21 febbraio 2016, sorgevano già nel 1997 quando nel suo libro “Contro l’Europa – tutto quello che non vi hanno detto di Maastricht” parlava di rinuncia alla sovranità nazionale, del rischio della frammentazione dello Stato e di tutto ciò che in Italia, come in altri paesi dell’Unione Europea, costituiva indubbiamente motivo di censura. Ma cosa sarebbe cambiato se un po’ tutti, politici e giornalisti compresi, avessimo ascoltato le sue parole, prendendole come le predilezioni di un indovino? O forse, più che indovino, di uno studioso che accompagna ogni discorso con documentazioni attendibili?

Forse nulla o forse tanto: direte, col senno del poi è facile parlare. Fatto sta che ieri come oggi, a regnare in questo clima sempre più “politicamente corretto” è la rassegnazione, lo status di passività di chi è stato introdotto in un circolo vizioso senza essere stato interpellato: d’altronde, ci hanno mai chiesto se questa “Europa delle banche” la volevamo anche noi? Siamo come quella rana immersa in un pentolone d’acqua messa a bollire che si accorge di essere sopra il fuoco solamente in punto di morte, quando le sue forze sono state ormai lobotomizzate dall’effetto inizialmente piacevole del calore.

“L’introduzione dell’euro ha sferrato il colpo di grazia all’economia degli Stati. Se viceversa si fosse trattato davvero di un errore, allora perché, invece di metterli alla gogna, continuiamo a farci governare da quegli stessi banchieri ed economisti che non sopportano la minima critica all’euro? – si chiedeva Ida Magli – Dunque la situazione economica continuerà ad essere gravissima e il solerte Distruttore si prepara a consegnarci all’Europa sostenendo che mai e poi mai potremo mancare agli impegni presi e che per far funzionare l’euro bisogna unificarsi sempre di più. Questa è la meta cui si vuole giungere”.

E poi ancora, per l’antropologa “i governanti ci vogliono uccidere, lavorano esclusivamente a questo scopo, obbligandoci a fornire loro le armi per eliminarci il più in fretta possibile. Questo è il ‘modello culturale’ in cui viviamo”. Come darle torto? Come confutare l’affermazione secondo cui troppi trattati europei sono stati “ratificati senza che i cittadini ne siano stati informati”? Se fosse stato così, anche gli italiani possibilmente avrebbero avuto la possibilità di dire No.

Ne parlano in pochi, forse i meno ascoltati, ma il trasferimento del potere di governo dai politici ai banchieri sembra proprio lo scopo principale di quelle decine di persone che detengono in mano la vita dell’intero popolo europeo. Sono riusciti a trasformare un’Europa dei popoli in Europa delle banche, dei finanzieri, delle borse in prima pagina e dei crolli incostanti dei mercati come mezzo fondamentale per l’instaurazione di quella “Shock economy” si cui ha parlato il giornalista canadese Naomi Klein nel suo saggio pubblicato nel 2007.

Quella di Ida Magli continua ancora oggi ad essere una posizione fortemente critica verso quel progetto di “distruzione dell’Europa come entità politica, economica e culturale”, come la stessa lo definisce, un disegno il cui obiettivo sembrerebbe quello di “giungere al Nuovo Ordine mondiale: una sola lingua, una sola moneta, una sola religione, una sola cultura”.

E se i politici italiani, come quelli di ogni Stato membro, rappresenterebbero quei “ladri” (termine usato nelle comuni discussioni popolari per indicare il politico disonesto) che abbracciano i bambini per rubar loro le caramelle, i massoni dei più grandi club come Bilderberg, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institut, di certo non si accontentano di poco ma vogliono direttamente il controllo delle nostre vite, del nostro intimo e della nostra quotidianità.

“Apri un conto corrente” e se non lo fai, pensa un po’, dovrai fare le file per andare a ritirare i soldi, pagare le bollette, rischiando di imbatterti con un comune mortale come te pronto a raccontarti delle sue difficoltà per arrivare a fine mese. Anche questo è un disturbo per il sistema: noi cittadini non dobbiamo incontrarci, non dobbiamo unirci per lottare anche semplicemente discutendo, non siamo chiamati ad associarci per creare qualcosa che possa opporsi a quel disegno. Il cittadino, secondo chi controlla il mondo, è chiamato a lavorare come uno schiavo per poi tornare stanco la sera e rifilarsi poi tutta la serie di messaggi subliminali proiettati nei nostri cervelli dalle tv.

Insomma, dove arriveremo di questo passo? Fuori da questa visione e da questi loschi disegni, ci sono giovani pronti a lottare per un paese diverso, un’Europa nuova, un mondo dove l’uomo vale più di un contratto.

Fonte Il Faro sul Mondo

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