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Netanyahu approva legge su pena di morte dei “terroristi” solo se “palestinesi”

In prima lettura, la proposta è passata di stretta misura: 52 voti favorevoli, compreso quello di Netanyahu, e 49 contrari. Se approvata in seconda e terza lettura, modificherà la procedura prevista dal codice militare che attualmente prevede l’unanimità dei giudici: basterà la maggioranza.

Sin dall’inizio, è stato chiaro che la questione avrebbe riguardato gli omicidi di israeliani compiuti da palestinesi e non il contrario. Lo stesso Lieberman aveva detto che la legge sarebbe stata applicata nei confronti degli “arabi” e non degli Israeliani.

Il vicepresidente della Knesset Ahmad Tibi durante la seduta parlamentare, ha chiesto se una volta approvata il testo di legge, sarebbe stato applicabile anche nei confronti degli israeliani citando tra i tanti casi, quando avevano dato fuoco a un bambino nel villaggio palestinese di Duma, nel luglio 2015.

Ecco la singolare risposta del procuratore Itamar Ben-Gvir:

“Una dichiarazione patetica. La pena di morte è un deterrente. Nel caso degli ebrei, non c’è bisogno di deterrenza perché non c’è nulla contro cui fare deterrenza. Le azioni di singoli ebrei che negano e respingono ogni addebito e confessano solo a causa della tortura (sic), non vanno considerate come atti di terrorismo, anche qualora la loro colpevolezza venga dimostrata. Il tentativo di paragonare ebrei e arabi in nome dell’uguaglianza è un tentativo populista. Peccato che una persona che non sa operare una distinzione tra gli uni e gli altri sia il primo ministro dello stato d’Israele”

Una distinzione “razziale” che ricorda un passato ormai cancellato per molti israeliani.

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