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L’ARTEFICE DEL GLOBAL COMPACT? UNA VECCHIA AMICA DI GEORGE SOROS

Louise Arbour è la Rappresentante speciale per le migrazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Lo scorso 27 novembre, presso l’ONU, ha presentato la conferenza internazionale in programma il prossimo 10-11 a Marrakesh, in Marocco, per l’adozione del Global Compact for Migration, rispetto al quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato: «Il Global Compact è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentiti anche dai cittadini. Riteniamo opportuno, pertanto, ‘parlamentarizzare’ il dibattito e rimettere le scelte definitive all’esito di tale discussione». L’Italia, infatti, non parteciperà nemmeno al summit indetto per sottoscrivere l’accordo.

Sui contenuti dell’accordo, ci siamo già soffermati. Ma chi è Louise Arbour, la Rappresentante dell’ONU che sta negoziando con gli Stati l’adesione al tanto discusso trattato di cui si parla tanto in questi giorni? Come spiega Fausto Biloslavo su Il Giornale, «l’inviata speciale delle Nazioni Unite per il Global compact è la canadese Louise Arbour, che nelle ultime ore si è scagliata contro i paesi, come l’Italia, che hanno deciso di soprassedere alla firma del documento trappola dell’Onu.

A fine anni novanta ricopriva il ruolo di procuratore capo del Tribunale internazionale de L’Aja per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia. Proprio lei ha spalleggiato americani e inglesi nella dubbia strage di Racak, utilizzata come grilletto per giustificare la guerra «umanitaria» della Nato contro i serbi per il Kosovo».

Dopo l’11 settembre, prosegue Biloslavo, «ha chiesto la chiusura della prigione di Guantanamo ed è stata indicata come possibile leader dei Liberal in Canada, eterna forza di governo targata centro sinistra. Nel ruolo di rappresentante speciale dell’Onu ha difeso a spada tratta il Global compact sostenendo tesi molto vicine a quelle del discusso filantropo George Soros. «Non c’è dubbio che l’Occidente avrà bisogno di importare risorse umane (i migranti nda) a tutti i livelli» ha sostenuto la damina di ferro dell’Onu. «L’idea che i cosiddetti migranti economici, in contrapposizione ai rifugiati, entrino nei paesi occidentali per rubare posti di lavoro o abusare del sistema di assistenza sociale, è smentito dai fatti» sostiene Arbour.

L’avvocato canadese non solo condivide le idee del finanziere ma è anche un’amica di vecchia data di Soros. Il 23 giugno 2010, a Budapest, presso la sede della Central European University – l’Università fondata dal magnate – la Arbour veniva premiata proprio da Soros in persona, come conferma lo stesso sito ufficiale dell’Università.

Louise Arbour, infatti, è stata presidente dell’International Crisis Group dal 2009 al 2014. Si tratta organizzazione non governativa, no-profit, transnazionale, fondata nel 1995, che «svolge attività di ricerca sul campo in materia di conflitti violenti e avanza politiche per prevenire, mitigare o risolvere tali conflitti» nata grazie a una donazione di George Soros che è presente anche nel Board della ONG insieme al figlio Alexander e all’Ex Ministro degli Esteri Italiano Emma Bonino.
Da Presidente dell’International Crisis Group, Arbour ha partecipato inoltre a numerose iniziative organizzate dall’Open Society Foundations.

Naturalmente, si può ben immaginare quale sia l’orientamento della ONG in fatto di politica estera. Strenui difensori dell’ordine liberale internazionale e promotori di tutte le «guerre umanitarie» che hanno incendiato il Medio Oriente e il Nord Africa. Nel 2011, l’International Crisis Group, all’indomani della Primavera libica, per esempio, chiedeva che «Gheddafi né alcuno dei suoi figli manterranno alcuna posizione nel governo dello stato post-Jamahiriya o nell’amministrazione provvisoria messa in atto per la durata del periodo di transizione».

E noi dovremmo davvero fidarci di queste persone? Ripensino a tutti i loro errori, prima di parlarci di «umanità».

(di Ichabod Crane)

Tratto da Oltre La Linea

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