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L’EUROPA SENZA EURO

di Gabriele Sannino

L’Unione Europea esisterebbe anche senza l’Eurozona, non vi è alcun dubbio. 
Essa infatti – lo sappiamo tutti – è nata dapprima mettendo insieme risorse energetiche come il carbone e l’acciaio (CECA, 1952) poi coordinando la ricerca per i programmi dell’energia nucleare (EURATOM, 1958) e infine creando una comunità economica (CEE, 1958). 

Paradossalmente, l’Unione Europea ha iniziato a distruggere se stessa a partire proprio dal Trattato di Maastricht del 1992, che ha sancito la moneta unica che faceva parte dei famosi tre pilastri dell’Unione, che prevedevano rispettivamente un mercato comune (1° pilastro insieme a quello monetario) una politica estera e di sicurezza comune (2° pilastro) e una cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale (3° pilastro).
La moneta unica, oggi, con le sue storture (per noi resta un marco travestito, una moneta troppo forte che ci viene pure centellinata alla fonte visto lo spettro del fiscal compact!) è diventata il fattore che più ha indebolito e indebolisce la coesione dell’Unione, tant’è che le prossime elezioni europee del maggio 2019 saranno quelle dove – si prevede – stravinceranno in moltissimi paesi partiti sovranisti e nazionalisti. 
E’ chiaro che con queste regole monetarie non si andrà andare avanti all’infinito: moltissimi paesi stanno soffrendo la carenza monetaria che genera l’Euro (deficit massimo 3% del PIL da azzerare o quasi col Fiscal Compact) e non riescono più a far fronte al welfare e ai diritti dei cittadini. Con questa moneta e i suoi parametri di emissione, infatti, si è accettato il rischio di fare del nostro continente una zona deflazionistica a bassa domanda interna, e questo ha danneggiato perfino la moneta unica nei confronti – per esempio – del dollaro. In buona sostanza, bassi parametri di emissione/debito e un apprezzamento eccessivo della moneta (l’Euro è una delle monete più “forti” del mondo) fanno soffrire pure le esportazioni (che generano entrate valutarie) cosa che sta portando depressione economica in ogni angolo d’Europa. 
L’Italia, da questo punto di vista, è un caso patente: nonostante il suo avanzo primario consistente (entrate maggiori delle uscite tralasciando gli interessi sul debito) continua a soffrire per questa penuria, e anche la sua seconda posizione di esportatore netto è a rischio, visto quanto detto sopra. 
Possiamo affermarlo senza se e senza ma: l’Euro sta distruggendo i diritti dei cittadini, così come sta distruggendo le imprese e il tessuto sociale europeo. Pensare a tutto questo come “casuale” è come credere un po’ a Babbo Natale. E’ chiaro che si distrugge per conquistare. L’obiettivo – almeno per l’élite – è arrivare alla creazione degli Stati Uniti d’Europa. Per farlo, bisogna smantellare gli stati prima economicamente e poi politicamente.

Manifestazioni in Europa contro la Troika


La fine dell’Unione Monetaria, comunque, non deve essere per forza sinonimo di caos mondiale e fine dell’Europa: ci sono cose buone anche in questa Unione (l’Inghilterra con la Brexit ne sa qualcosa) che potrebbero essere salvate e recuperate al fine di garantire tra le nazioni una pacifica convivenza. 
In altre parole, per chi vi scrive, va salvato il mercato europeo, così come un prototipo di istituzioni atte a regolarlo. Sarebbe impensabile cancellare anche questo in un contesto globalizzato.
Uno dei pro del mercato europeo, per esempio, è il diritto alle cure per tutti i cittadini dell’Unione: se mi ammalo o ho un incidente in un paese extra UE, rischio di pagare migliaia di euro per terapie o interventi banali; se la cosa invece mi accade all’interno dell’Unione Europea, ho il diritto alle cure gratuite mostrando semplicemente la normale tessera sanitaria. L’unico costo rimane quello degli gli eventuali ticket pubblici locali, proprio come li pagheremmo qui in Italia. 
Un altro aspetto positivo dell’Unione è sicuramente il marchio CE, che certifica che un’azienda o un importatore rispetta gli standard di qualità stabiliti dall’Unione. Questo marchio è talmente ambito che molti prodotti cinesi ne hanno uno simile, la cui sigla però significa China Export (CE) cosa che – purtroppo – consente molte fregature, dato che i cinesi sono capaci di copiare sempre e perfettamente la forma dei caratteri. 
Un altro elemento positivo sono i vari marchi di origine protetta e controllata, che garantiscono qualità e danno lustro a molti dei nostri prodotti come il prosciutto di Parma, lo speck dell’Alto Adige o il parmigiano reggiano, marchi che contrastano la cosiddetta pirateria alimentare cinese e in generale asiatica, atta a commercializzare prodotti di imitazione preparati in altre località geografiche.
Dall’inizio del 2019, grazie alle regole comunitarie, tutti i negozi on line comunitari saranno obbligati a vendere in tutti i paesi dell’Eurozona senza variare il prezzo. Ciò significa che se vado su un sito francese e acquisto un qualcosa, non ci sarà nessun sovrapprezzo se non – al massimo – per le spese postali o di trasporto. Ciò riguarda non solo beni materiali come vestiti, accessori, arredamento o elettrodomestici ma anche servizi on line come biglietti per concerti, mostre o parchi di divertimento. 
Un altro pro del mercato unico è sicuramente la liberalizzazione del trasporto aereo avvenuta tra il 1987 e il 1997, cosa che ha permesso – effettivamente, in questo caso – la creazione di compagnie low cost e di concorrenza che hanno scalzato le vecchie compagnie di bandiera che erano care e soprattutto monopoliste. Se oggi un volo tra Roma e Berlino o tra Roma e Catania ci costa poche decine di euro è grazie a questa vera liberalizzazione. Ricordiamoci che trent’anni fa un volo tra Milano e Catania costava circa un milione di euro a passeggero. Dal 2019, inoltre, sarà liberalizzata anche l’alta velocità in tutta Europa, mentre nel 2023 lo saranno i servizi regionali: si spera, dunque, si ripeta lo stesso copione, evitando la creazione di cartelli che manterrebbero i prezzi alti a fronte di servizi discutibili.
Un altro passo importante del mercato unico è stato quello della cancellazione del costo per le ricariche telefoniche, così come la cancellazione del roaming. Grazie a quest’ultimo provvedimento, ovunque siamo all’interno dell’UE possiamo chiamare, mandare messaggi e navigare on line alle stesse condizioni e prezzi con cui lo facciamo in Italia. 
Naturalmente, va menzionata anche la possibilità di viaggiare dove vogliamo senza controlli alle frontiere, così come la possibilità di risiedere in un altro paese dell’Unione senza limitazioni per turismo, lavoro o studio (Erasmus).
Per quanto riguarda il settore finanziario, infine, c’è la garanzia della protezione dei risparmi fino a 100.00 euro, cosa che, in un contesto dove il denaro viene creato dal nulla e dove il nostro risparmio è costantemente attaccato dalla truffa mondiale del sistema finanziario, può sembrare banale ma non lo è. 
Quello che voglio dire è che queste cose, benché “minime” per qualcuno, sono e restano importanti per il nostro benessere e finanche per la nostra economia, vista l’area di libero scambio che – se non distorta come adesso dalla moneta unica – può generare ricchezza effettiva per tutti. 
Quest’area, infatti, come molti sanno, è stata fortemente sbilanciata (ancora una volta) dall’Euro a favore della Germania, ecco perché si può pensare sul serio a un Italexit concertando – come sta facendo la Gran Bretagna – la nostra presenza all’interno del mercato unico.

N.B. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

via Controinformazione

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