Privacy Policy Ecco i numeri che rivelano la guerra segreta degli Usa in Libia

Ecco i numeri che rivelano la guerra segreta degli Usa in Libia

L’impegno degli Stati Uniti in Libia è un qualcosa di cui pochi parlano. Sembra quasi che l’America si sia disinteressata della Libia, come se fosse un problema esclusivamente mediterraneo, al massimo europeo. In realtà non è così: la Libia è ancora al centro della strategia americana nel Mediterraneo e, in particolare, in Africa settentrionale. E se non lo dimostrano le parole della Casa Bianca, sempre più interessata a Siria e Iran, lo dimostrano i fatti.

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550 attacchi con i droni dal 2011 ad oggi

Secondo un’inchiesta di Repubblica in collaborazione con The Intercept, gli Stati Uniti hanno condotto circa 550 attacchi con i droni in Libia dal 2011. Un numero che rende l’ex regno di Muhammar Gheddafi uno dei Paesi più colpiti dai droni Usa. Sicuramente più della Somalia, dello Yemen, ma anche dello stesso Pakistan, dove i numeri delle vittime per i raid con i velivoli pilotati a distanza sono impressionanti.

La Libia è un collante fra l’amministrazione di Barack Obama e quella di Donald Trump. Su questa guerra aleggia come una sorta di mistero. Ma basta un dato per comprendere quanto profondo sia il loro coinvolgimento: in un solo quadrimestre del 2016 ci sono stati circa 300 attacchi con i droni. In tutto il 2016, i raid Usa con i droni in Somalia, Yemen e Pakistan sono stati complessivamente 42.

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Gli attacchi della Libia sono continuati sotto l’amministrazione Trump. Come riportano i comunicati del Comando degli Stati Uniti per l’Africa (Africom) gli ultimi due sono avvenuti il 6 e il 13 giugno entrambi nell’area vicino a Bani Walid, in Tripolitania. Con una costante dall’inizio della guerra in Libia: i droni partono praticamente tutti dalla base di Sigonella.

Mentre il raid del 6 giugno era indirizzato contro lo Stato islamico, e ha ucciso (stando al rapporto) quattro terroristi, il raid del 13 aveva come obiettivo Al Qaeda nel Maghreb, nota con la sigla di Aqim.

Una guerra quasi oscura

L’intervento americano in Libia è da sempre considerato un qualcosa di cui si preferisce non parlare. Africom emette periodicamente i comunicati con ci riporta la notizia di un avvenuto raid in qualche località del deserto libico e si parla di una continua guerra al terrorismo nelle sue diverse declinazioni.

Eppure, sul fronte dell’impegno strategico degli Stati Uniti, tutto tace. Washington sembra quasi avere un dovere nell’intervenire in questo Paese, ma non considera centrale a livello politico la risoluzione del conflitto. Nonostante questo, l’impegno, come visto, è costante.

L’idea è che da parte degli Stati Uniti vi sia una sorta di disinteresse dettato dall’incapacità di sostenere pienamente una parte del post-Gheddafi. La Libia prima era un nemico. Adesso, le fazioni sono deboli e non si comprende bene a chi assegnare pieno sostegno. Gli Stati Uniti riconoscono Fayez al Serraj come leader riconosciuto. E infatti, i irad sono tutti concordati con le forze del governo riconosciuto. Ma non vanno dimenticati i profondi legami fra Washington e Khalifa Haftar, che pure è sostenuto dalla Russia.

Proprio per questo, i bombardamenti americani si svolgono in maniera chirurgica contro postazioni del terrorismo islamico, siano esse dell’Isis o di Aqim, senza mai avere un coinvolgimento eccessivo. Anche i raid con i caccia sono avvenuti sempre in maniera molto precisa, in particolare durante l’offensiva contro Sirte. Ma poi sono diminuiti drasticamente, tanto che nel 2018 c’era stato un solo bombardamento aereo fino a marzo.

I dubbi dell’opinione pubblica

In tutto questo c’è anche un problema di natura politica. Le amministrazioni americane non sono mai riuscite a convincere l’opinione pubblica dell’importanza della guerra in Libia come in altre aree del Medio oriente. Per l’Afghanistan puntarono sul fattore post-traumatico dell’attacco alle Torri Gemelle. Il popolo americano sentiva il dovere di rispondere a quell’attentato devastante. Ma già con la guerra in Iraq, le cose iniziarono a esser viste in maniera diversa.

La guerra in Libia, così come quella in Siria, sono considerati da molti americani come impegni del tutto privi di alcuna logica di interesse nazionale. Il fallimento afghano e le tragiche conseguenze dell’invasione dell’Iraq pesano come macigni sul sentimento popolare nei confronti delle missioni Usa in Nordafrica e Medio Oriente. E questo vale soprattutto per l’elettorato che portato in trionfo Donald Trump.

L’articolo Ecco i numeri che rivelano
la guerra segreta degli Usa in Libia
 proviene da Gli occhi della guerra.

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