Privacy Policy 800 tonnellate di olio d’oliva tunisino ‘bio’ a dazio zero sbarcate a Palermo

800 tonnellate di olio d’oliva tunisino ‘bio’ a dazio zero sbarcate a Palermo

Non bastava la concorrenza sleale sui prodotti agricoli tradizionali. Adesso arriva anche la concorrenza – sempre sleale – sull’olio d’oliva extra vergine biologico: 800 tonnellate di questo prodotto sbarcate nel porto di Palermo e destinate a Sciacca. Ettore Pottino, presidente di Confagricoltura Sicilia: “Non possiamo subire la concorrenza sleale, frutto della delocalizzazione, anche sul biologico. Se non si fa qualcosa l’agricoltura siciliana è destinata a morire”   

Loading...

La notizia – che ha dell’incredibile! – ce la comunica il presidente di Confagricoltura Sicilia, Ettore Pottino:

“In queste ore il porto di Palermo ha sdoganato 800 tonnellate di olio d’oliva tunisino biologico a dazio zero. Quando mi hanno dato la notizia sono rimasto di sasso. Si tratta di un grande quantitativo di prodotto che è destinato a Sciacca”.

Loading...

Sciacca, provincia di Agrigento, cittadina nota per la sua millenaria storia, per la tradizione della ceramica, per il pesce azzurro salato, prima che le sbaraccassero pure per le Terme. Ma è anche una città dove l’agricoltura svolge un ruolo importante: c’è l’uva da vino, la frutta e anche l’olivicoltura.

L’olivo, anzi, l’olio d’oliva a Sciacca vanta una grande tradizione, se è vero Accursio Miraglia, sindacalista, presidente della Camera del Lavoro subito dopo il secondo conflitto mondiale, ucciso il 4 gennaio del 1947, quando cercò di rilanciare l’economia di queste contrade cominciò proprio con la valorizzazione di questo prodotto.

Anche se la produzione non raggiunge i livelli del ‘triangolo’ della Nocellara del Belìce, cultivar di olivo molto presente tra Castelvetrano, Partanna, Cambobello di Mazara, in provincia di Trapani (negli anni ’80 questa area agricola nota per le olive da mensa, poi anche per la produzione di olio d’oliva extra vergine), l’olivicoltura di Sciacca, di Ribera (più nota per le arance bionde Washington Navel) e di Caltabellotta è importante.

Proprio a Caltabellotta è molto diffusa la cultivar Biancolilla che, in purezza, dà un olio extra vergine per palati raffinati (in genere, l’olio extra vergine di Biancolilla viene considerato troppo ‘leggero’ e le olive vengono macinate con olive di altre varietà che producono un olio più ‘corposo’).

Insomma, Sciacca – con Ribera, Caltabellotta e qualche altro Comune della zona – nell’Agrigentino è considerata un’area vocata per l’olio extra vergine di oliva: conoscendo bene la realtà, siamo rimasti basiti quando Pottino ci ha detto che le 800 tonnellate di olio d’oliva extra vergine biologico tunisino sono destinate a Sciacca!

Che debbono fare, a Sciacca – o forse a Sciacca e dintorni, chi lo sa? – con tale quantitativo di olio d’oliva tunisino?

Il caso ha voluto che, proprio in questi giorni, insieme con un gruppo di agricoltori pugliesi, abbiamo lanciato una campagna per provare a valorizzare l’olio extra vergine di oliva del Sud Italia: Puglia, Calabria e Sicilia, infatti, producono quasi il 90 per cento di olio d’oliva extra vergine italiano.

Ma la commercializzazione e la distribuzione segue i circuiti imposti dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e dalle grandi aziende con sede legale ben oltre la linea di demarcazione del Mezzogiorno. Così c’è il dubbio – che è più di un dubbio – che nelle bottiglie di olio d’oliva extra vergine vendute a 4-5 euro nei supermercati in Italia finisca un prodotto che poco o nulla potrebbe avere a che fare con l’extra vergine di oliva prodotto in Puglia, Calabria e Sicilia.

Da qui l’invito ai consumatori del Sud Italia a utilizzare l’olio d’oliva extra vergine prodotto nel nostro Mezzogiorno, acquistandolo nei nostri frantoi o direttamente dalle aziende (qui il nostro articolo: “Cari cittadini del Sud, l’olio extra vergine di oliva acquistatelo nei frantoi e nelle aziende del Sud!”).

E’ l’Unione Europea che ci impone le arance marocchine: è l’Unione Europea che ha stravolto le regole sanitarie sul grano duro per consentire al Canada di importare in Europa – e soprattutto in Italia – grano duro canadese prodotto nelle aree fredde e umide di tale Paese: è sempre l’Unione Europea che, travolgendo la sovranità dei Parlamenti di 27 Paesi, ha imposto l’applicazione del CETA – l’accordo commerciale con il Canada – da quasi un anno. Anche le 800 tonnellate di olio d’oliva tunisino ‘bio’ a dazio zero, che ‘allieteranno’ i consumi di questo prodotto a Sciacca e dintorni, sono un ‘regalo’ della UE.

E’ chiaro che in questa Unione Europea l’agricoltura siciliana e, in generale, il Sud Italia non farà molta strada. Quanto meno abbiamo il dovere di provare a cambiare l’attuale Unione Europea, rimuovendo furbizie e speculazioni. 

Quarto problema: il Ministero delle Politiche agricole. La Lega di Matteo Salvini ha preteso e ottenuto, nell’attuale Governo italiano, la guida di questo Ministero. Da quando si è insediato, il Ministro leghista, Gian Marco Centinaio, non ha proferito una sola parola sull’agricoltura del Sud Italia.

Per la Lega di Salvini la Sicilia è la Regione dalla quale far partire le battaglie mediatiche sui migranti (in alcuni casi anche in modo improprio, come abbiamo documentato ieri sul ‘caso’ della nave ‘Diciotti’, come potete leggere qui: Il caos sulla nave ‘Diciotti’: “Procedure sanitarie non corrette”).

Dopo di che vorremmo capire dalla Lega di Salvini che cosa c’è, in termini di attività di governo, oltre alle polemiche sui migranti: non toccherebbe al Ministro Centinaio raccontarci dell’arrivo dell’olio d’oliva tunisino e di altre ‘prelibatezze’ e di che cosa fare per non distruggere l’agricoltura del Sud Italia? O il Ministro leghista è stato messo lì per occuparsi solo dell’agricoltura che sta sopra la ‘linea gotica’?

Ci dovrebbe essere un quinto problema: la Regione siciliana. Ma noi, ormai, non la consideriamo più: in agricoltura, infatti, la Regione siciliana non è altro che la materializzazione dell’assenza.

Come definire una Regione che, da cinque mesi – da cinque mesi! – organizza vertici di qua e di là in vista della costituzione di un gruppo di lavoro che dovrebbe controllare, addirittura!, tutti i prodotti agricoli che arrivano in Sicilia da chissà dove e che, fino ad oggi, di fatto, ha prodotto solo il nulla mescolato col niente?

Dopo di che qualcosa bisogna fare. E qui torniamo al ragionamento che abbiamo avviato con i nostri amici Domenico Iannantuoni
Michele Eugenio Di Carlo: già, qualcosa bisogna fare. Anche perché, se non ci organizziamo da noi, noi meridionali (con riferimento all’agricoltura meridionale) siamo destinati a soccombere.

Non ci resta che ribadire – tornando all’olio d’oliva extra vergine – l’invito ai cittadini del Mezzogiorno d’Italia ad acquistare solo olio d’oliva extra vergine nostro, prodotto nel Sud Italia: acquistandolo presso i nostri frantoi e presso le aziende.

Dopo di che con gli amici Domenico Iannantuoni e Michele Eugenio Di Carlo e con altri amici pugliesi, calabresi e di altre Regione del Sud provvederemo a informare i cittadini del Meridione cosa fare per tutelare e rilanciare l’olio d’oliva extra vergine del Sud e, magari, anche altre produzioni agricole del Mezzogiorno.

Fonte INuoviVespri

loading...
Loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: