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La “giornata tipo” di uno Schiavo moderno. Ogni mattina un uomo si alza e …

 di Daniele Reale

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Nell’Era Moderna ogni mattina un uomo si alza al suonare della sveglia, e strappato violentemente dal dolce sonno, corre in cucina a prendere la sua dose di caffeina, che una volta entrata in circolo nel suo organismo a stomaco vuoto, lo farà scattare sull’attenti, rendendolo subito iperattivo.

Lavato e cagato di fretta, il nostro superuomo moderno si avvierà verso il luogo di lavoro, tra la rabbia frustante del traffico mattutino, fatto di piccole accelerate e brusche frenate, una marcia lenta e singhiozzante che fa innalzare i livelli di nervosismo alle stelle.

Inizia poi la sua giornata di lavoro, con un falso sorriso stampato in faccia quando il nostro superuomo dovrà salutare colleghi e capi cordialmente… anche se gli stanno tutti sul cazzo. A metà mattina altra dose di caffeina per mantenere stabile in suo livello di produttività…

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A mezzogiorno pausa in mensa con cibo spesso scadente e carico di additivi chimici e conservanti, pane con farina 00 raffinata con calce e demineralizzata, acqua di rubinetto al fluoro e un bicchiere di vino ricco di solfiti e pesticidi, una coscia di pollo da allevamento intensivo, ricca di pregiati antibiotici e gonfiata di ormoni della crescita e infine un dolcetto ricco di zucchero bianco raffinato, vero e proprio carburante dei migliori tumori in circolazione, e tutto questo ben di Dio, il nostro superuomo lo chiama “cibo”.

Ovviamente questo cibo è ricco solo esteticamente, ma in verità è carente di vitamine e minerali, in primis frutta e verdura, che vengono coltivate in maniera industriale e con fertilizzanti chimici derivanti dal petrolio… Questo causa una seria carenza di vitamine e minerali al nostro superuomo, che sarà così costretto a legarsi a vita a vitamine ed integratori “chimici” da prendere una volta al dì, al costo a barattolo di una cassa intera di frutta e verdura fresca di una volta, quella insomma che veniva coltivata in modo naturale e quindi naturalmente ricca di vitamine.

Al pomeriggio ennesima “pausa caffè”, il che, con il passare dei giorni creerà una vera e propria dipendenza alla sostanza che produrrà nervosismo e irritabilità, che verranno placati grazie ai “tranquillanti” prescritti dal dottore. La sera poi, il nostro superuomo moderno afflitto dai mille pensieri quotidiani, dal lavoro alienante, dalle bollette da pagare, dalle rate in corso, dall’affitto e da tutte le preoccupazioni moderne, faticherà a prender sonno e dovrà così ricorrere a potenti sedativi che inducono un sonno artificiale.

E la settimana prosegue così fino a sabato, quando il nostro superuomo finalmente trova riposo e si da all’alcool per evadere, nel limite del possibile, alla triste realtà a cui è sottoposto e che egli crede essere la sola ed unica realtà. L’alcool lo inebrierà per qualche ora, rendendolo euforico e sicuro di sé, salvo poi farlo diventare uno straccio la domenica seguente, dove seguirà una breve revisione della sua vita, nell’attesa di ricominciare tutto da capo il lunedì.

Tutta questa ansia, questa fretta, questo calvario fatto di lavoro e lavoro, traffico, stress, cibo artificiale e iperattività, verrà trasmesso ai propri figli e quindi alle generazioni future attraverso l’istruzione scolastica quasi come un “dono”.

E la chiamano “educazione”, l’addestrare gli esseri umani nati liberi a diventare dei frustati, consumatori e infelici, che già a 13 anni devono pensare, sotto le pressioni di genitori e insegnati a cosa vogliono fare da grandi, ovvero a quale lavoro dedicheranno l’80% della loro vita, in nome di profitto, produzione, consumo di materie prime e distruzione del pianeta, dando così il loro contributo al “progresso”.

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One thought on “La “giornata tipo” di uno Schiavo moderno. Ogni mattina un uomo si alza e …

  • Novembre 12, 2018 in 8:58 pm
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    Ma prendiamo invece la giornata tipo di un uomo di due secoli fa. La data è indicativa, ma ci serve per definire il concetto di premoderno, prima insomma che il terribile capitale e l’opprimente frenesia dei nostri giorni venissero ad offuscare la nostra innata felicità. Si alzava il nostro uomo felice, alla luce del sole d’estate per andare a letto con il calare della sera. Certo non aveva la sveglia, ma la casa era a fianco della stalla e l’unica mucca iniziava a muggire appena s’intravedeva la prima luce del sole. Il nostro uomo premoderno era benestante per l’epoca e quindi non faceva il mezzadro lasciando come altri uomini della sua epoca al padrone gran parte del raccolto. No lui era un privilegiato e aveva un suo sito da coltivare. Per questo si spaccava la schiena soltanto dall’alba al tramonto a coltivare i campi. E l’aria era pulitissima, non fosse per il fatto che doveva lavorare sotto il sole a 40 gradi di estate e a -10 di inverno. Tutto l’anno. Tutti i giorni perché la vacca per dargli il latte vuole l’erba fresca d’estate e il fieno d’inverno. Non aveva nemmeno la domenica, però quel giorno fortunato dopo avere governato le bestie alla mattina poteva esimersi dal lavoro dei campi per andare nella santissima Chiesa e ringraziare il Signore. Certo se qualcosa non gli andava proprio a genio, non aveva Facebook dove sfogarsi né l’internet. Ma per il vero non aveva il diritto che qualcosa non gli andasse a genio perché lui era un uomo fortunato. Per questo aveva una piccola vigna dalla quale spaccandosi la schiena riusciva a fare un buon vino. Buono… naturale via perché la qualità del vino era soggetta all’uva di quell’anno e alla sua scarsità che non si ammalasse od ammuffisse al fatto che il processo così naturale arrivasse a buon fine. Ma come capofamiglia anche lui aveva il diritto di berne un bicchiere. Non di ubriacarsi che non ce ne era a sufficienza. E se non c’era il caffè c’era una buona brodaglia nera che qualcuno ottimista avrebbe forse chiamato caffè. E era a quel punto che con il buio della notte poteva finalmente dedicarsi a montare la moglie come aveva visto fare alla vacca tanto cara nella stalla. 5 minuti perché poi la fatica lo vinceva e la moglie dopo essersi spaccata la schiena tutto il giorno nei campi doveva curare i 5 figli urlanti che avevano messo al mondo. Erano sporchi e smoccolanti, ma già presagiva che fra 9 mesi sarebbe arrivato il sesto. Non fosse morto, come già le era successo ai primi due quando ancora disperava di dare un seguito alla famiglia. E se la fortuna avesse continuata a preservarla dalla morte di parto come era accaduto a 4 delle sue 6 sorelle lei che aveva 29 anni avrebbe potuto campare ancore ben altri 3 e rispettare l’aspettativa di vita media. A lui che aveva ben 30 anni l’aspettativa di media prometteva ancora qualche mese Perché tutti erano così liberi e tutto era così sano 2 secoli fa

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