Privacy Policy DEUTSCHE BANK SOSPETTATA DI AVERE RICICLATO 150 MILIARDI DI DOLLARI DI SOLDI SPORCHI, CROLLA IN BORSA (-50% DA GENNAIO)

DEUTSCHE BANK SOSPETTATA DI AVERE RICICLATO 150 MILIARDI DI DOLLARI DI SOLDI SPORCHI, CROLLA IN BORSA (-50% DA GENNAIO)

Le azioni della Deutsche Bank sono calate bruscamente oggi alla Borsa di Francoforte per i forti timori degli investitori sugli effetti dallo scandalo del riciclaggio di denaro sporco nei confronti della danese Danske Bank.

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Alle 16.10 italiane, il titolo cedeva il 4,60% a 8,17 euro, in un mercato in calo del 2%, e dopo che il valore era caduto fino quasi del 6% all’inizio della sessione, a 8,05 euro, il suo minimo storico.

Le azioni di Deutsche Bank hanno perso quasi la metà del valore da gennaio. Il coinvolgimento della banca tedesca è stato reso noto sulla scia di fonti finanziarie.

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Deutsche Bank da parte sua ha dichiarato oggi di non avere “alcuna conoscenza di un’indagine” delle autorità finanziarie tedesche al riguardo, “né ha ricevuto una richiesta formale di fornire informazioni”, ha detto in una nota inviata ad Afp.

Secondo le rilevazioni dall’ex capo dell’unità di Danske Bank che si occupava delle operazioni finanziarie nei Paesi Baltici, Howard Wilkinson, Deutsche Bank sarebbe responsabile del transito di 150 miliardi di dollari del denaro che sarebbe stato riclicato, circa due terzi del totale contestato all’istituto danese. Una somma colossale riciclata che – se fosse provato nel futuro processo penale a carico dei vertici di Danske Bank – avrebbe conseguenze catastrofiche per Deutsche Bank che potrebbero arrivare fino al ritiro della licenza bancaria.

Il caso Danske Bank  è iniziato un po’ in sordina quando il 5 settembre 2017 il quotidiano britannico Guardian piubblicò un’inchiesta giornalistica su vasto scandalo di fondi in arrivo dall’Azerbaigian. Si trattava, secondo il quotidiano, di tre miliardi di dollari fra denaro riciclato e soldi pagati a “eminenti europei”, fra cui giornalisti, politici e accademici per fare da megafono agli interessi di Baku, il cui governo e’ fortemente criticato per le violazioni dei diritti umani. Si era trattato di ben 16mila transazioni coperte – di vero e proprio riciclaggio –  compiute tra il 2012 e il 2014. Questo giro di denaro era passato attraverso una rete di societa’ britanniche, come sottolineava il Guardian. Ed è in questo scandalo che è stata coinvolta per la prima volta la danese Danske Bank, attraverso i cui conti sono state fatte passare alcune delle somme riciclate. L’istituto danese ha cercato di tamponare “la falla” accertando che effettivamente era avvenuto il “riciclaggio di denaro e altre pratiche illegali” assicurando di aver adottato una serie di contromisure per evitare il ripetersi di questi casi.

Ma era solo la punta dell’iceberg.

Alcuni mesi dopo, ed esattamente il 4 luglio 2018, le agenzie stampa internazionali rilanciavano la seguente notizia: “Si allarga lo scandalo per le accuse di riciclaggio rivolte contro Danske Bank, che oggi ha allargato le recenti perdite a Copenhagen con un -2%. Secondo Bill Browder, il fund manager che ha lanciato una campagna contro il Cremlino per violazione dei diritti umani, le operazioni di riciclaggio che coinvolgerebbero l’istituto di credito danese attraverso le sue operazioni in Estonia sarebbero pari a 8,3 miliardi di dollari, oltre il doppio di quanto stimato in precedenza. Un’accusa che rischia di peggiorare la situazione di Danske Bank in Borsa, fra responsabilità legali e danni alla reputazione, oltre a mettere ulteriormente sotto i riflettori il ruolo degli stati baltici nel riciclaggio di fondi russi dopo il caso della Lettonia. Anders Meinert Jorgensen, responsabile della divisione compliance del gruppo, ha dichiarato che “è troppo presto per tirare conclusioni sulla portata del potenziale riciclaggio in Estonia”.

Pochi giorni dopo, arriva questa notizia-bomba dagli Stati Uniti: “Le autorita’ americane indagano su Danske Bank in merito alle accuse di riciclaggio di denaro dalla Russia e da altri paesi dell’ex Unione Sovietica. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali il Dipartimento di Giustizia, il Tesoro e la Sec stanno esaminando le transazioni di Danske in Estonia. Operazioni in cui sarebbe state coinvolte Deutsche Bank e Citigroup”. Ecco, quindi, che entra nel mirino delle indagini per riciclafggio internazionale il colosso bancario tedesco.

E il 4 ottobre 2018, un mese e mezzo fa, ecco un ulteriore clamoroso sviluppo: “Anche il dipartimento di giustizia Usa ha avviato una indagine sul presunto vasto riciclaggio di denaro russo alla Danske Bank, la più grande banca danese, già sotto inchiesta a Copenhagen. L’istituto finanziario sospetta che alcuni dei suoi dipendenti della filiale estone abbiano aiutato migliaia di clienti, spesso oligarchi, ad aggirare i controlli anti riciclaggio per circa 9 anni, facendo entrare in Europa circa 233 miliardi di dollari dalla Russia e da altre ex repubbliche sovietiche. Il dipartimento di giustizia Usa ha il potere di multare le banche straniere – spesso per centinaia di milioni di dollari – per la violazione delle norme anti riciclaggio, in aggiunta alle sanzioni previste dai Paesi in cui operano” – lo scriveva l’Ansa.

E’ evidente che non bastino alcuni impiegati e dirigenti “infedeli” per ciclare la colossale somma di oltre 230 miliardi di dollari, così come è grottesco pensare che questo oceano di denaro sporco sia transitato sui conti di una banca danese e ora si apprende anche col sospetto di Deutsche Bank senza che i vertici del gigante bancario tedesco ne sapessero nulla.

via Il Nord

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