Privacy Policy CROLLATO L'INDICE DI FIDUCIA DEGLI IMPRENDITORI DELL'EUROZONA E' COME SE SI FOSSE TORNATI AL 2014, EPICENTRO DELLA CRISI

CROLLATO L’INDICE DI FIDUCIA DEGLI IMPRENDITORI DELL’EUROZONA E’ COME SE SI FOSSE TORNATI AL 2014, EPICENTRO DELLA CRISI

LONDRA – L’indice della fiducia degli imprenditori dei paesi dell’Eurozona in questo mese di dicembre e’ sceso al livello piu’ basso da quattro anni: lo riportano diversi quotidiani britannici, riprendendo i risultati di uno studio realizzato dal gruppo di ricerca tedesco Sentix.

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Il giornale economico “Financial Times” in particolare riferisce che l’indice questo mese e’ ulteriormente calato dello 0,3 per cento rispetto al livello 8,8 registrato a novembre, scendendo aldisotto del livello del dicembre 2014: si tratta del quarto consecutivo calo mensile; la diminuzione e’ superiore alle attese degli analisti, che prevedevano un indice calato a 8,1.

La causa di questo aumento della sfiducia, spiega il rapporto citato dal “Financial Times”, e’ da ricercarsi nei timori del mondo degli affari per le guerre commerciali a difesa dell’industria e della tecnologia Usa  scatenate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per il braccio di ferro sulla Legge di bilancio tra il governo dell’Italia e la Commissione europea di Bruxelles, per le violente agitazioni sociali in Francia che hanno costretto il presidente Macron a cancellare molte tasse che voleva introdurre, specialmente sui carburanti, ed aumentare di 10 miliardi di euro il sostegno economico alle famiglie povere francesi e infine per l’incertezza sulla Brexit.

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“Considerando l’attuale congiuntura e le previsioni economiche mondiali – ha sconsolatamente detto il direttore di Sentix, Manfred Huebner, parlando con il giornale della City di Londra – praticamente non ci sono barlumi di speranza per l’Eurozona da nessuna parte”.

Il sub-indice della valutazione di investitori ed imprenditori sull’attuale situazione economica globale e’ crollato a 20,0 dal 29,3 del mese precedente; mentre il sub-indice delle prospettive per il futuro a sua volta e’ precipitato a -18,8 dal -9,8 di novembre.

Per quanto riguarda pero’ la Gran Bretagna in particolare, i dati macro-economici complessivi non sono affatto negativi come ci si aspetterebbe dato il clima di incertezza sulla Brexit, acuito dalla decisione presa ieri dal primo ministro Theresa May di rinviare a data da destinarsi il cruciale voto in Parlamento, che avrebbe dovuto tenersi oggi martedi’ 11 alla Camera dei Comuni, sull’accordo per il divorzio dall’Ue da lei siglato il 25 novembre scorso con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker:

Come riferisce lo stesso “Financial Times” in un altro articolo pubblicato oggi, la produttivita’ dell’apparato economico della Gran Bretagna e’ migliore di quanto si pensasse. A dirlo sono i risultati del ricalcolo dei dati effettuato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), il “club” dei paesi piu’ sviluppati del mondo.

Riconsiderando il modo in cui viene calcolata la produttivita’ oraria dei lavoratori nei diversi paesi, l’Ocse ha certificato che la Gran Bretagna ha sensibilmente ridotto lo storico gap nei confronti dei principali rivali economici: ora la produttivita’ oraria britannica e’ “solo” del 16 per cento al di sotto di quella degli Stati Uniti e del 10 per cento minore della Francia; cio’ significa anche, commentano il giornale, che la produttivita’ del lavoro in Gran Bretagna adesso e’ tornata a superare quella dell’Italia. A ciò si aggiunga che in Gran Bretagna la disoccupazione è crollata a livelli degli anni Settanta del secolo scorso (4,5%) e che le previsioni di Pil per il 2019, previsto attorno a +1,5%, sono superiori alle previsioni per la Germania.

Insomma, la vera malata è l’Eurozona, secondo la stampa britannica e i centri studi economici tedeschi, e i numeri danno ragione al giudizio.

via Il Nord

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