Privacy Policy Le saline di Margherita di Savoia finiscono nelle mani di una multinazionale francese

Le saline di Margherita di Savoia finiscono nelle mani di una multinazionale francese

Margherita di Savoia – Le più grandi saline marine d’Europa di Margherita di Savoia in Puglia, con ben 500 ettari di vasche, sono passate in mano alla multinazionale francese Salins spa, leader europea e co-leader mondiale nella commercializzazione di sale industriale, sale stradale e sale alimentare.

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Un bene collettivo dello Stato italiano, come il sale italiano marino, non dovrebbe essere ceduto a chi ha una leadership che potrebbe inficiare la “italianità”. Bisognerebbe valorizzare l’origine e la provenienza del sale marino tricolore.

L’ITALIA SVENDE IL SUO SALE E LO CONSEGNA AI FRANCESI

Il sale non è un nemico della salute se consumato con misura, con dosi e in modi corretti essendo sia un condimento a tavola ma anche un coadiuvante terapeutico per certe cure dell’organismo umano, dallo stress alla salute dermatologica, dalle vie respiratorie alla stanchezza congenita.

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Il recente DL del Sanato a tutela dell’agroalimentare italiano dovrebbe interessarsi anche del sale italiano non come prodotto industriale, come pure le norme di qualità e qualificazione del sale per consumo umano devono essere aggiornate rispetto a quando era un monopolio di Stato per poter operare sul mercato interno e mondiale ad armi pari con i concorrenti.

Non è possibile che nei supermercati italiani ed europei ci siano sali confezionati e commercializzati integrali-grezzi a disposizione di un consumatore spesso non informato provenienti da altri continenti, sia marini che di miniera, con il 93% di purezza tecnica quando le norme di produzione nazionale prevedono un minimo del 97%.

Il sale purissimo , bianco, grosso a fiocchi o a chicchi made in Italy ha un prezzo medio al consumo da 2-3 euro al chilo nei migliori casi, mentre tutti i sali di importazione partano da 5 euro e fino a 40 euro al chilo, forse c’è qualcosa che non va.

L’Italia, quindi, svende il suo sale. E dimostra di non saper neanche valorizzare il commercio di questo ingrediente primario al punto che un sale Himalayano, di successo per il caratteristico coloro rosato, arriva a valere 50 euro al kg, mentre il migliore sale italiano marino costa mediamente 3 euro al kg.

E’ quanto lamenta Giampietro Comolli, esperto di food&wine economy e ricercatore sul sale. Il sale italiano da tavola, spiega l’analista, ”ha caratteristiche particolari, sia esso marino o salgemma come quello di Volterra, ed è ingrediente indispensabile di stranote produzioni Dop come il Prosciutto di Parma, di Modena e di San Daniele’.

Fonte: Ansa

Tratto da FoggiaReporter

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