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Impianto del microchip sottopelle con selfie: l’ultima moda svedese (come i cani)

Un selfie con la distopia. In Svezia l’impianto di microchip sottopelle – contenenti password, numeri Pin, dati delle carte di credito, abbonamenti ai mezzi pubblici, chiavi di accesso a musei o altri edifici – è diventato ormai una sorta di necessità imprescindibile, e da qualche tempo decine di migliaia di cittadini affollano regolarmente i centri che eseguono l’operazione. Ad Epicenter, uno dei più grossi centri di impianto svedesi, il successo di questi micro-dispositivi è stato talmente stellare che vengono organizzati dei party in cui la gente viene “chippata” e ha la possibilità di socializzare, fare nuove conoscenze e – perché no – incontrare l’anima gemella.

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E dopo l’operazione può mancare il selfie? Ovviamente no. Se si scandaglia Instagramscegliendo come chiavi di ricerca gli hashtag #chipimplantat #rfidimplant #upgrade #upgradeparty e simili, si dischiude un mondo di svedesi sorridenti con le mani incerottate, ansiosi di “fare parte del futuro”, come molti di loro scrivono. Eccone una carrellata:

Similmente ad altre nuove tecnologie, l’impianto solleva questioni di sicurezza e soprattutto di privacy. I dati contenuti nei chip possono mostrare, se incrociati con i terminali di ricezione degli stessi dati, una serie pressoché infinita di aspetti della vita privata di un individuo: gli acquisti, i luoghi frequentati, la situazione medico-sanitaria. Diversamente dalle tessere magnetiche o dagli smartphone, una persona non può separarsi facilmente dal chip e questo può essere risolutivo in certi casi ma problematico in altri. Ma a giudicare dalle espressioni di soddisfazione ed entusiasmo nessuno degli acquirenti sembra preoccuparsi particolarmente della questione.

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Cristina Gauri

Fonte ilprimatonazionale

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