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La Grecia non riesce a risollevarsi. E Tsipras ha eseguito tutti gli ordini

La rabbia torna a esplodere ad Atene e l’obiettivo è sempre lui: Alexis Tsipras. Questa volta, a scendere in piazza sono stati gli insegnanti. E lo hanno per la seconda volta in pochi giorni per protestare contro una riforma dell’istruzione che è considerata l’ennesima prova di forza nei confronti della pubblica amministrazione greca.

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Migliaia di professori, per la maggior iscritto al sindacato comunista Pame, hanno invaso il centro di Atene. Una vera e proprio nemesi per Tsipras, che proprio dalle fila del comunismo ellenico prese il potere con Syriza e che adesso si trova la parte più radicale della sinistra greca a protestare contro il suo governo. E lo fanno proprio gli stessi insegnanti che hanno rappresentato uno dei pilastri dell’elettorato della sinistra. E che speravano che il premier greco fosse vicino alla tutela del settore pubblico e facesse rifiatare una categoria che dal 2009 non vede l’ombra di turn-over, contratti a tempo indeterminato e nuove assunzioni. Le scuole di tutta la Grecia non hanno una manutenzione adeguata, sono sotto organico, e non riescono a garantire i livelli di istruzione e di lavoro pre-crisi.

La ricetta di Tsipras, concluso il terzo piano di salvataggio dei creditori internazionali, è riuscita a dare alla Grecia un minimo di crescita. Ma l’occhio vigile della Troika è implacabile. E a nulla sono valse le pacche sulle spalle dei leader europei. Angela Merkel, visitando Atene nei giorni scorsi, ha voluto ricordare che i sacrifici del popolo greco e ha ribadito che la Germania “ha contribuito” a ridare ossigeno al Paese mediterraneo. E oggi, Jean-Claude Juncker ha anche fatto un clamoroso mea culpa, affermando che l’austerità imposta alla Grecia e le offese nei confronti del popolo ellenico sono stati controproducenti e privi di senso.

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Risposte tardive, ormai, rispetto alla catastrofe costruita per anni e a cui hanno contributi tutti, dai governi greci che hanno aperto i cordini della borsa indebitando lo Stato, ai creditori internazionali, che hanno preferito devastare quel poco che era rimasto del patrimonio greco per “salvare” le finanze greche. Una miscela letale che ha condotto la Grecia nel baratro, anche se continuano a ripetere che si è salvata dalla catastrofe. E adesso, quell’elettorato che aveva creduto in Tsipras si ritrova non solo meno ricco, ma anche totalmente illuso da un leader che aveva promesso battaglia contro l’austerità e che invece si è trasformato in un suo perfetto esecutore.

L’elettorato greco si è illuso. E con lui si è illusa probabilmente tutta la sinistra europea, che aveva creduto di trovare in Alexis Tsipras l’uomo che avrebbe ridato dignità a un mondo che sembrava destinato a soccombere. Tutti ricorderanno il clamore con cui fu accolto il suo trionfo elettorale in Grecia, la cavalcata a sostegno di quel referendum poi rivelatosi la tomba di ogni ideale di lotta all’austerity. Come tutti ricorderanno anche la stessa lista europea della sinistra italiana in cui campeggiava il nome del premier greco, come campione di una lotta da sinistra contro una certa strategica europea.

Invece, da quel sogno, la sinistra europea non solo non si è risvegliata, ma l’ha trasformato in un incubo da cui probabilmente non si è ancora ripresa. Tsipras, che è salito al potere come una sorta di populista ante litteram, si è rivelato un perfetto alleato proprio di quell’establihsment che ha fatto credere di voler contrastare. I piani di “salvataggio” imposti da Fondo monetario internazionale, Banca centrale europeae da tutti i creditori internazionali sono stati eseguiti in maniera pedissequa.

La crisi è stata gestita con politiche economiche totalmente affini a quanto richiesto da Bruxelles e Francoforte, e con politiche sociali perfettamente in linea con il progressismo europeo ed europeista. E nel frattempo, la Grecia si spostava sempre di più verso la vendita del proprio patrimonio e diventando terra di conquista per le potenze internazionali, creando una vera e propria corsa all’accaparramento delle sue basi e delle sue infrastrutture.

Fonte Gli Occhi della guerra

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