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Quella vendita agli Stati Uniti che favorì l’ascesa di Macron

Quando ci si siede in un treno Minuetto, ossia in uno di quei convogli che in Italia sono tra i più diffusi nel trasporto regionale e locale, ci si siede in un pezzo di storia della Francia. Sì perché quei treni sono prodotti da una dei più importanti gruppi industriali transalpini: la Alstom. O meglio, forse è bene parlare di un ex fiore all’occhiello francese, visto che una parte dell’azienda è dal 2015 in mano all’americana General Electric. Un affare di miliardi di euro, in cui uno dei suoi principali attori è un giovane ministro dell’economia del governo Valls: Emmanuel Macron, oggi presidente della Repubblica. E proprio per questo quell’affare in queste ultime settimane sta diventando politico. 

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La storia dell’Alstom 

L’azienda nasce nel 1928: nel suo nome è possibile scorgere la storia della fusione che ha portano alla formazione della società. Alstom infatti sta per Alsazia e Thomson, visto che in quell’anno si decide di unire in unico gruppo la società alsaziana di costruzioni meccaniche e la Thomson – Huston, società franco-americana specialista di equipaggiamenti a trazione elettrica. Da quel momento l’azienda diventa punto di riferimento per la produzione nel settore ferroviario, uno dei vanti dell’industria francese ed il marchio si diffonde ben presto anche nell’impero coloniale e nel resto d’Europa. Per la verità il nome Alstom viene ufficializzato soltanto nel 1999, al termine di un gigantesco posizionamento in borsa del colosso: il nome corretto precedentemente è Alsthom, ma per facilitare la pronuncia in tutti i paesi (e sono tanti) in cui l’azienda è presente si preferisce da quel momento ricorrere  all’attuale denominazione. Nel corso degli anni la società non si occupa però solo di treni: diverse le fusioni o la creazione di joint venture con altre aziende francesi oppure straniere nel ramo dell’energia. Il settore energetico per Alstom diventa fondamentale e strategico. 

Proprio da questo ramo arriva il 70% del fatturato annuo del colosso. Una crescita che permette ad Alstom di acquisire, tra le altre cose, anche Fiat Ferroviaria e di produrre quindi molti treni che circolano in Italia. Dagli inizi degli anni 2000 però, il settore energetico inizia ad essere ridimensionato. Alcune attività vengono cedute ad esempio alla francese Areva, altri rami subiscono vendite ad altre società. Ma è del 2015, come detto, la cessione che per i francesi rappresenta un colpo ad una delle società fiore all’occhiello del paese. L’intero comparto energia passa agli americani. Da quel momento in poi, Alstom si occupa soltanto di ferrovie. 

Macron sotto accusa

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Non solo un colpo al cuore ed un caso politico circa la necessità di vendere (o svendere ) le proprie aziende principali, ma anche precise accuse che iniziano ad essere mosse all’attuale inquilino dell’Eliseo. A muoverle è soprattutto un deputato repubblicano, Olivier Marleix. L’esponente del partito di centro destra è uno che la materia la conosce molto bene, in quanto presidente della commissione che indaga proprio sulle decisioni di politica industriale intraprese negli ultimi anni. Secondo lui, il presidente Macron avrebbe tratto benefici personali dalla cessione di Alstom. Un’accusa non solo politica, ma anche scritta nero su bianco in una lettera indirizzata direttamente alla Procura di Parigi. A rivelare il contenuto della missiva è il quotidianoLe Monde. Marleix, in particolare, ricostruisce in primo luogo la vicenda sotto un aspetto meramente storico: tra il 2013 ed il 2014 iniziano le trattative tra Alstom e General Electric, all’Eliseo c’è Francois Hollande, primo ministro è invece Manuel Valls. Al dicastero dell’economia viene piazzato un semi sconosciuto, ma presentato come giovane rampante e brillante, Emmanuel Macron. Poca esperienza politica alle spalle per lui, in compenso però spicca la fulminea carriera fatta all’interno della banca d’affari dei Rothschild.

La trattativa, evidenzia Marleix nella sua ricostruzione, è fulminea: meno di diciotto mesi e l’affare è fatto. Le ultime e decisive firme le mette proprio il ministro dell’economia. Da qui partono le accuse dirette all’attuale presidente francese, che il deputato repubblicano presenta alla Procura appellandosi all’articolo 40 del codice di procedura penale: “ogni funzionario al corrente di un crimine o di un delitto è tenuto a informarne il procuratore della Repubblica”. Marleix, in particolare, evidenzia possibili conflitti d’interesse e vantaggi personali riguardanti Emmanuel Macron. Questo sia per la sua esperienza nella banca dei Rothschild e sia per quanto poi accaduto nel periodo che l’ex ministro si lancia verso l’Eliseo. E se sotto il primo profilo la critica può essere soprattutto di natura politica, con l’inopportunità di piazzare in un dicastero così importante un ex funzionario di un colosso bancario, l’accusa giudiziaria da parte di Marleix si concentra nel secondo profilo.

Il deputato nella sua lettera fa infatti riferimento alle concessioni milionarie donate privatamente a Macron per finanziare la sua campagna elettorale. Donazioni anche di quindici milioni di euro, indispensabili per mantenere in pieni la struttura di un partito di nuova formazione come En Marche!, la lista cioè che lo porta all’Eliseo. Marleix afferma che tra quei donatori ci sarebbero molti personaggi legati all’affare della vendita miliardaria (circa dodici miliardi di Euro) di Alstom agli americani. L’accusa è quindi chiara: Macron favorisce da ministro dell’economia la vendita di un fiore all’occhiello francese per avere tornaconti personali, tanto economici quanto politici. E Marleix non fa riferimento soltanto alla vendita di Alstom: anche la Alcatel, altro marchio storico transalpino, sarebbe stato venduto alla finlandese Nokia sotto la spinta di Macron. Un’inchiesta parlamentare su queste vendite, in realtà, risulta essere già avviata nel 2015: Macron, sentito dai parlamentari, dichiara che le sue firme sono poste su atti che hanno semplicemente concluso processi già avviati dai suoi predecessori. Ma Marleix nella sua lettera alla Procura non è dello stesso avviso: l’attuale presidente avrebbe favorito le vendite e ne avrebbe tratto vantaggio. Da vedere adesso se il procuratore della capitale francese darà o meno seguito alle accuse del deputato repubblicano. 

L’articolo Quella vendita agli Stati Uniti 
che favorì l’ascesa di Macron
 proviene da Gli occhi della guerra.

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