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L’incubo della Grecia è senza fine Ma è tutta l’Europa a dover tremare

La crisi economica che ha colpito la Grecia non riguarda solo i conti dello Stato. È una crisi profonda, feroce, che ha corroso il Paese dall’interno. Perché l’economia provoca a catena una serie di conseguenze molto gravi per uno Stato e per il suo popolo. E quello ellenico non è stato esente da effetti disastrosi sul proprio benessere.

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Durante la crisi e negli anni successivi, la vita, per molti greci, si è trasformata in un vero e proprio inferno. La sanità è al collasso, le forze dell’ordine non riescono a garantire standard di sicurezza adeguati, l’immigrazione di massa ha colpito molte aree del Paese, specialmente le isole. E nella capitale Atene, la situazione per molti si è fatta difficilissima, tra giovani costretti a salari bassi, affitti che si impennano per l’arrivo degli stranieri, classe media impoverita e pensionati che assistono a continui tagli.

Questa situazione così grave costringe molti greci a rivedere la propria vita con scelte drastiche ma purtroppo, n molti casi, necessarie. Una di queste è quella di non fare più di figli. Una scelta che è tipica delle società più evolute, ma che per la Grecia è indice non tanto di un benessere estremo quanto di una necessità E i numeri fanno spavento. Come scriveva a fine dicembre il quotidiano Ekathimerini, secondo i dati raccolti dal Centro nazionale di ricerca sociale (Ekke), “la popolazione greca è diminuita di 360mila persone negli ultimi sette anni e si prevede che diminuirà di altre 770mila nei prossimi 12 anni se i tassi di natalità permangono ai livelli attuali”.

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Ma l’allarme del centro di ricerca non si ferma solo a questo. Stando alle rivelazioni e alla analisi delle tendenze sociali greche, il futuro della Grecia è un vero e proprio incubo. Il Paese infatti rischia di perdere “metà della popolazione in 35-50 anni”. Una futuro cui si uniscono invecchiamento, povertà e mancanze di prospettive. E per Atene e dintorni il rischio è di avere un Paese completamente svuotato.

E gli esempi purtroppo sono innumerevoli. Come riporta Il Foglio, “il Washington Post è andato a raccontare la scuola elementare Kalpaki. ‘Per il 2018, c’erano solo 13 studenti in prima elementare. Alcuni vivevano in villaggi dove erano gli unici bambini. Una mezza dozzina di altre scuole della zona avevano chiuso di recente”. Mentre, scrive sempre Il Foglio, “il Financial Times si è recato a Roviata, vicino a Efira: ‘Solo 150 persone ora vivono a Roviata e quasi i due terzi sono in pensione”. E il crollo è descritto dai dati: la popolazione attiva all’inizio della crisi finanziaria era di 7,04 milioni, ora siamo a 6,8. E la “bomba demografica” in negativo rischia di dare un colpo durissimo alla fragile situazione greca, costringendo a nuovi tagli alle pensioni nel prossimo futuro e un innalzamento dell’età pensionabile. 

Per la Grecia, l’incubo non è quindi finito. Anzi, quella a cui va incontro è un baratro che nessuno è in grado di gestire e che rischia di non avere soluzioni. Il governo di Alexis Tsipras si sta affannando a dire che la crisi è finita e che il Paese è uscito dal tunnel. Ma questo non è un arco temporale breve. Non è un problema che si risolve con riforme a breve termine. È una vera e propria distruzione del tessuto social greco, quasi da manuale. Lo spopolamento è una realtà, l’impoverimento idem. E l’emigrazione dei giovani greci è oramai una realtà quasi irrefrenabile. 

E l’Europa? L’Europa rischia, al pari della Grecia. Non solo perché la popolazione sta crollando in tutto il continente, ma perché questa bomba oscura che si agita ad Atene rischia di colpire di nuovo la Grecia fra qualche anno e di portare a una crisi sistemica che può mettere a repentaglio (e forse definitamente) la tenuta del Paese. E, come un effetto domino, può colpire tutta l’Europa. Del resto anche altri Stati dell’Ue hanno problemi simili. E se cade uno, possono cadere tutti.

Fonte Gli Occhi della guerra

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