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Le armi segrete dell’Italia per spezzare l’asse franco-tedesco

Mentre Francia e Germania si spartiscono l’Europa e blindano l’asse franco-tedesco, la domanda che dobbiamo porci è cosa può fare l’Italia in questo momento. Perché quest’asse che decide di controllare l’Europa, mettendo da parte anche l’Unione europea, di fatto è un campanello d’allarme per tutti gli Stati europei, ma in particolare per l’Italia.

Il nostro governo ha avviato da tempo una politica di forte avversione nei confronti della Francia. Mentre con la Germania i rapporti non sono idilliaci, ma paradossalmente migliori rispetto a quelli con i “cugini” d’Oltralpe. Ma siamo la terza potenza dell’Unione europea: e il fatto che Berlino e Parigi rafforzino l’asse franco-tedesco, non è da considerare un qualcosa di estremamente positivo per la nostra strategia europea. Perché è del tutto evidente che possono influire (e molto) sul futuro dell’Europa e dunque dell’Italia.

Per l’Italia bisogna capire quindi come riuscire a spezzare quest’asse. Missione difficile, ma non impossibile, dal momento che la stessa Merkel recentemente, ha ribadito che l’amicizia tra Francia e Germania non è affatto scontata. E sbaglia chi crede che i due Stati siano legati da destini comuni indissolubili. L’obiettivo del Trattato di Aquisgrana è quello di rafforzare la cooperazione fra i due Paesi. Ed è del tutto evidente che le congiunture politiche mondiali ed europee vanno nella direzione di un rafforzamento di questo rapporto bilaterale. Ma i due Paesi sono molto differenti. E hanno parecchi punti in cui non trovano un accordo.

L’Italia, fino a questo momento, sembra avere optato per un’opzione di ripiego: fare asse con gli Stati Uniti di Donald Trump avversario sia della Francia che della Germania. E infine, fare in modo che attraverso i buoni rapporti con Usa e Russia si potesse creare lo spazio per incunearsi nell’Unione europea e fare da ariete di sfondamento. Un piano che ha premiato l’Italia soprattutto per quanto riguarda la Libia, dove l’ok di Mosca e Washington ha fatto sì che Roma ottenesse il controllo della transizione del Paese.

Ma questa strategia di scontro potrebbe non essere l’unica arma in mano al governo italiano. Perché il fatto di avere alleati potenti aiuti, soprattutto se extra-europei. Ma rischia anche di creare un fronte compatto fra Berlino e Parigi proprio nel momento in cui le due potenze europee stanno rinforzando i loro legami. La scelta strategica dunque rischia di rivelarsi una lama a doppio taglio. Da una parte abbiamo le spalle coperte dalle due superpotenze che puntano l’Europa, in particolare gli Stati Uniti nella loro sfida all’Unione europea. Ma dall’altra parte, siamo anche certi di ottenere un risultato inquietante: avvicinare Francia e Germania.

Per evitare questo scenario, l’Italia può quindi avviare un’altra politica, che è quella di avvicinare almeno una delle due potenze evitando che i loro destini si uniscano in maniera indissolubile. E lo può fare partendo dalle necessità dei due Paesi, che sono diverse, ma anche sono anche assimilabili, in modo diverso, ai desiderata italiani.

Con la Francia, lo scontro è ormai totale. Non esiste un dossier sul tavolo del governo italiano e quello francese, in cui i due Stati non appaiano in contrasto. Migranti, Libia, Fincantieri, Unione europea, tutti i grandi temi delle agende politiche di Parigi e Roma sono profondamente distanti e con obiettivi molto diversi fra loro. Ma se lo scontro fra Lega-Movimento 5 Stelle e Emmanuel Macron è duro, non è detto lo sia fra Italia e Francia. E proprio per questo motivo, la Lega sta puntando sull’alleanza con Marine Le Pen, che ha denunciato ad esempio il Trattato di Aquisgrana come un vassallaggio di Parigi rispetto a Berlino.

Una fusione di intenti che potrebbe riavvicinare Italia e Francia e dissolvere l’alleanza fra Francia e Germania. E che potrebbe trovare l’accordo anche sul tema economico. Roma, come Parigi, punta a un allentamento dei vincoli europei. E lo sforamento permesso a Macron, così come le idee di Le Pen, Jean-Luc Mélenchon e tutta la politica francese, aiuterebbero a questo scopo. Per adesso, la disputa fra il capo dell’Eliseo e il governo italiano non aiuta: ma i legami dell’esecutivo giallo-verde con le opposizioni dimostrano che non è uno scontro fra Italia e Francia. Ma tra Macron e l’Italia.

Dal’altra parte, potremmo puntare invece su fare asse con la Germania. In questo senso, le recenti aperture di Angela Merkel nei confronti dell’Italia in Libiapotrebbero essere un segnale di come fra Berlino e Roma potrebbe costruirsi un rapporto positivo. Una possibilità evocata anche dal fato che Germania e Italia condividono molti rapporti economici e commerciali, ed entrambe sono potenze industriali e che puntano sull’export. Gli interessi comuni non mancano. E la Francia, che rappresenta un Paese con un’economia del tutto diversa, non ha interessi convergenti con quelli italiani e tedeschi.

C’è poi un profilo strategico da parte tedesca, che è quello di evitare che la Francia abbia troppo potere. Il Trattato di Aquisgrana conferma l’asse franco-tedesco, ma è del tutto evidente che né Parigi né Berlino abbiano intenzione di cedere rispetto all’altro. E l’Italia può essere la spina nel fianoc francese per i tedeschi e la spina nel fianco tedesco per i francesi. Una posizione ch, unita all’alleanza con Trump e ai buoni rapporti con Vladimir Putin, può effettivamente darci un grosso aiuto. Ma bisogna capire quanto l’Europa reggerà all’onda d’urto del sovranismo alle prossime elezioni.

L’articolo Le armi segrete dell’Italia
per spezzare l’asse franco-tedesco
 proviene da Gli occhi della guerra.

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