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Monti e l’arrivo dell’ “Effetto Tsipras”

di Alessandro Visalli

Sul “Corriere della Sera” Federico Fubini ha pubblicato una intervista al senatore a vita ed ex premier Mario Monti, nel quale quest’ultimo ha prodotto una serie notevolissima di affermazioni e minacce.

Inizia chiamando “realtà oggettiva” la “realtà internazionale”, con i suoi rapporti di forza e la divisione del lavoro che comporta [1], e quindi “apparenza fittizia” la condizione materiale nella quale vive la maggioranza del paese, con la quale questo governo, nel bene come nel male, ed in entrambe le sue componenti, è in contatto come non accadeva da decenni; più precisamente, ha paragonato lo stato delle forze politiche che dall’opposizione sono giunte nelle stanze dei bottoni (o, meglio, come vedremo, nella sua anticamera), a “l’equivalente politico di una bolla speculativa”.

Leggiamo: “Vede, credo che le forze che sostengono questo governo non avessero mai avuto veri momenti di confronto con la realtà oggettiva, con la realtà internazionale. Vivevano nell’equivalente politico di una bolla speculativa”. Cosa succede adesso secondo Monti? Molto semplicemente, che la realtà si è presentata”.

“Ora mi pare che l’impatto con la Commissione europea sia stata la prima vera occasione di scoperta della realtà, per politici che avevano in testa solo una propria versione di essa, tutta costruita per demonizzare il passato”.La “realtà”, dunque, secondo Monti, è incarnata nella Commissione Europea, questa ne è il “sancta sanctorum”.

In una società teocratica, prendiamo ad esempio l’antico Egitto, vi è una struttura che determina un dispositivo di accesso graduato al “vero” del mondo, un dispositivo profondamente gerarchico e creante ordine: “il tempio”. Questo è normalmente composto di almeno cinque elementi ricorrenti:

– L’ingresso monumentale, visibile a tutti e costruito per segnalare e contemporaneamente nascondere il luogo della manifestazione del potere, nel tempio egizio si chiama “pilone”.

– Un ampio cortile, circondato di colonne, al quale tutti i fedeli ammessi nel tempio possono accedere, ma è l’unico posto nel quale possono farlo.

– Una sala successiva, chiusa e retta da colonne, nella quale entrano solo i sacerdoti e necessaria per compiere i riti di purificazione per poter andare oltre.

– Un piccolo ambiente, al quale accedono solo pochi, nel quale si preparano le offerte, il vestibolo.

– Infine il luogo della “realtà”, il santuario, nel quale c’è il “naos”, la casa del Dio. Qui accedono solo pochissimi alti sacerdoti.

Monti è uno di questi alti sacerdoti, e indica ai subalterni quale offerta va preparata. Ma dice anche, sulla base di una domanda servizievolmente predisposta dal diacono di rango più basso, quale è il prezzo dell’ira del Dio.

Fubini: In Europa chiamano “Tsipras moment”, dal nome del premier greco, la fase in cui un populista accetta di cambiare strada per salvare il proprio Paese. Sta accadendo in Italia?

Monti: “Credo di sì. L’impatto con la Commissione e forse la scoperta che fuori dall’Italia non si pensa affatto che dopo le Europee di maggio questa Europa sia morta, hanno contribuito. Certe idee facevano parte della bolla nella quale vivevano le nostre forze di governoInvece, hanno visto una Commissione efficace e la straordinaria unità di tutti gli Stati membri nel sostenerla, quindi, hanno capito che bisogna fare qualcosa. Credo che stiamo arrivando allo ‘Tsipras moment’ “.

Cosa è lo “Tsipras Moment”?

Prendiamo questa breve cronistoria, parliamo di eventi che, muovono dalle elezioni di gennaio 2015 e hanno un primo passo nella crisi di febbraio per la rinegoziazione dei programmi di aiuto [2], quindi si trascina fino alla redde rationem che si svolge in quindici giorni a luglio 2015:

1- dopo cinque mesi di trattative estenuanti, l’Eurogruppo presenta alla Grecia un ultimatum negli ultimi giorni di giugno;

2- Tsipras, in una drammatica conferenza improvvisa notturna risponde dichiarando di non avere il mandato per accettarlo (data la piattaforma elettorale) e quindi convoca un referendum di lì a tre giorniper sottoporre il quesito ai greci stessi;

3- Domenica 5 luglio il NO alla proposta europea vince con oltre il 60% dei suffragi;

4- Lunedì Tsipras legge il dato come una indicazione a definire un migliore accordo, restando comunque nell’Euro e spinge Varoufakis alle dimissioni;

5- La BCE stringe le condizioni per l’accesso da parte delle banche greche ai fondi di emergenza (che consentono di tenere aperti gli sportelli). Per comprendere quel che è successo vale la pena ricordare una cosa: in un mondo normale, una banca centrale ha la funzione di risolvere questo problema, non di crearlo [3].

6- Dal 7 luglio riprendono i colloqui e viene dato tempo fino a giovedì (2 giorni) ai greci per presentare un “piano di riforme credibile”;

7- Mercoledì 8 luglio, con un drammatico colpo di scena il governo greco presenta una formale proposta di nuovi aiuti al Fondo europeo, ma l’accompagna subito dopo con una lista di riforme ancora più severa di quella bocciata al referendum. Il mandato elettorale e l’indicazione referendaria sono traditi;

8- La Merkel immediatamente toglie dal tavolo la svalutazione del debito (qui siamo a giovedì 9 luglio), e la Grecia formalizza la sua lista;

9- Sabato 11 luglio, l’Eurogruppo manifesta profonda sfiducia e da Berlino arriva improvvisamente un documento del Ministero delle Finanze (questo è importante) che chiede impegni molto più concreti(rispetto a quelli da loro stessi richiesti appena una settimana prima, poi bocciati nel referendum ed infine accettati dal governo greco) o l’uscita temporanea della Grecia dall’Euro (per cinque anni); si tratta di una assoluta novità, in quanto fino a questo momento il tema era solo affidato al dibattito, a qualche articolo e alla stampa anglosassone;

10- Nella drammatica giornata di domenica 12 luglio, mentre il FMI fa filtrare il documento in cui come si è poi saputo chiede il taglio del debito e l’Unione dei Trasferimenti, il vertice dei capi di stato a 28 è annullato e convocato uno dei soli membri dell’eurozona (19) nel quale viene richiesto ultimativamente alla Grecia di fare riforme in parlamento entro pochi giorni;

11- Lunedì 13 luglio è chiuso un accordo capestro, nel quale a fronte di draconiane misure di austerità la Grecia ottiene nominalmente 84 miliardi (in realtà solo 12) a fronte di un pacchetto di privatizzazioni a garanzia, da mettere in un fondo indipendente con una tecnica sperimentata nell’unificazione tedesca, dotato di 50 miliardi di asset.

Le reazioni internazionali a questo esercizio di brutalità sono molto nette [4]. Insomma, questo è il momento Tsipras, un esercizio di controdemocrazia nettamente definito e di potere esercitato al di là di ogni procedura e formalità, da parte di organi non istituiti che non rispondono a nessuna procedura e che forzano senza ritegno appena diventi ‘necessario’.

Per Monti, dunque, anche in Italia, siamo arrivati a questo: un “Momento Tsipras”, solo un poco più diluito nel tempo. La “realtà” si sta manifestando anche ai poveretti che sono appena entrati nella prima stanza, dopo essere restati sempre fuori, nei campi.

Nell’intervista è anche segnalato che hanno contribuito a segnalare la forza del potere, quindi la “realtà del mondo”, eventi artificiosamente predisposti, come la manifestazione (di poche migliaia di persone, forse ventimila) di Torino delle “Madamine” e soprattutto i discorsi che si tengono nella succursale del Tempio: la Confindustria [5]. Ricorda la flessibilità erogata a Renzi per consentirgli di fermare i populisti, ma alla fine giustifica che Bruxelles cerchi di fermare il governo eletto italiano. Ancora una volta.

Articolo di Alessandro Visalli

Note:

[1] – Per la quale, in sintesi, il nord-Europa deve restare il cuore industriale e finanziario del continente, alcune regioni a corona sia all’Est (Polonia, Repubblica Ceca) al nord (Danimarca, Olanda) all’ovest (parte della Francia) e al sud (pianura padana), fare da subfornitori e contoterzisti, subalterni nella catena logistica e finanziaria tedesca, le altre regioni si devono specializzare secondo i loro ‘vantaggi comparati’ in luoghi di svago per i ceti medi superiori europei (Grecia, sud della Spagna, sud Italia), piccole isole defiscalizzate per le gradi imprese multinazionali (Irlanda, Lussemburgo), o fornitori alimentari (sud Italia, sud Spagna) fruendo del lavoro schiavistico importato dal nord Africa e dal resto del mondo. Ovviamente i paesi periferici si devono ancora acconciare a fornire manodopera istruita e disponibile per comprimere il costo del lavoro al centro, garantendo la permanenza del suo vantaggio competitivo che crea la struttura gerarchica dei ‘vantaggi comparati’ di cui sopra.

[2] – Ciò che accade prima è che a gennaio Tsipras a sorpresa vince le elezioni sulla base di una devastante e continua crisi economica e ha sostituito il governo Samaras. Il fantasma di una politica popolare cammina per l’Europa. A febbraio, avendo ricevuto un mandato popolare molto chiaro in proposito, il nuovo governo Greco avvia la trattativa per la ristrutturazione del debito con le autorità europee, il mondo osserva. Ad esempio Stiglitz scrive “Un racconto greco” nel quale conclude così “raramente le elezioni democratiche lasciano un messaggio chiaro come quello greco”, se l’Europa dice di no, “sta dicendo che la democrazia non ha alcuna importanza, almeno quando si tratta di economia”. Ma allora, “perché non chiudere la democrazia”? Krugman scrive “La crisi greca e la ‘pace cartaginese’”, commentando con grande sconcerto le durissime richieste che vengono da Bruxelles (o Berlino?), viene preteso un avanzo primario mai visto, del 4,5%, per pagare i debiti. Krugman ipotizza che le autorità europee vogliano, semplicemente, che la Grecia fallisca allo scopo di dare un esempio a chi volesse un domani seguirne le orme, ad esempio, dice, la Spagna, la Francia e l’Italia. Il 19 febbraio la BCE avanza una minaccia diretta ad uno dei paesi che la compongono: la linea di credito di emergenza (necessaria in ogni banca centrale del mondo, come garanzia di liquidità dei depositi per impedire che si avviino corse agli sportelli in presenza di situazioni solvibili ma poco liquide), nota come ELA, sarà sospesa a fine mese (dopo 9 giorni), se la Grecia non raggiunge un accordo. L’Eurogruppo (l’insieme dei Ministri delle Finanze europei) ha la posizione di punta della lancia. Vengono allo scoperto le forze che governano il grande nord (e non solo), insieme le favole e le paure che nutrono l’opinione pubblica, i miti e l’orgoglio di paesi che sentono di “fare il proprio dovere” e per questo si sentono superiori, i ricordi ed il potere delle élite che hanno trionfato annettendo paesi e digerendoli (l’ultima la stessa Germania dell’Est). Viene in luce, ancora una volta, la stretta alleanza, economica e politica, tra la grande industria e la finanza rivolta alla cattura ed imbrigliamento di ogni concorrente esterno. Prende il centro della scena il loro agente primario: Wolfgang Schauble. Questi risponde un secco ‘no’ anche alle proposte di compromesso, faticosamente avanzate al prezzo di rotture e lacerazioni interne in Syriza e sulle quali Gabriel era possibilista, Juncker favorevole, e Merkel silenziosa. Il 20 febbraio viene stipulato un accordo provvisorio tra l’eurogruppo (l’organo meno democratico dell’Unione, dato che in sostanza non esiste e non è regolato) ed il Governo Greco per la proroga dei prestiti in scadenza (MFFA) ai fini di completare la discussione su un nuovo Programma di “aiuti”. Le autorità democratiche greche si impegnano a presentare un elenco di misure di “riforma” (ovvero di austerità) tre giorni e viene fissato una nuova scadenza negoziale al 23 aprile. L’accordo, se ci sarà, sarà necessario per erogare le tranche di aiuti già previste ed il trasferimento dei profitti SMP (che sarebbero soldi greci). I fondi liberati, dice una importantissima clausola dell’accordo, “can only be used for bank recapitalisation and resolution costs” e le autorità greche, arrendendosi, “reiterate their unequivocal commitment to honour their financial obligations to all their creditors fully and timely… have also committed to ensure the appropriate primary fiscal surpluses or financing proceeds required to guarantee debt sustainability”.

[3] – Le banche centrali sono nate e si sono sviluppate per impedire che le crisi di liquidità, tipiche di ogni sistema bancario, nel quale i capitali non sono costantemente a disposizione perché vengono impiegati in investimenti, alcuni illiquidi, in presenza di situazioni solvibili avendo tempo, si traducessero in “assalto agli sportelli” e quindi crack. Quel che ha fatto la banca centrale estera ed eterodiretta è stato il contrario, ha provocato la corsa agli sportelli (dei bancomat).

[4] – Si può ricordare quanto riportato in questo post a caldo nel quale è raccontata sia la prima reazione di Varoufakis, sia quella della stampa inglese, americana, francese, di parte della Spd. Oppure la reazione molto dura di Jurgen Habermas, secondo il quale “la Germania ha gettato via settanta anni in una notte”. Quindi una più meditata reazione dello stesso Varoufakis, a commento di un piano di Schauble per avere un Commissario per il Bilancio che abbia i poteri di supervisionare i bilanci nazionali (svuotando i Parlamenti eletti di tale essenziale potere costitutivo). Infine ricordo il bel discorso al Bundestag del leader della Linke Gregor Gysi sul pacchetto di salvataggio alla Grecia come “scardinamento della democrazia parlamentare” e politica “antieuropea”. Si può ricordare anche la posizione di Sahra Wagenknecht ad agosto 2015, quando dichiara che il pacchetto di aiuti comporterà solo impoverimento e debiti ancora più elevati, o questo in cui chiede solidarietà anziché ricatti (anche qui) o chiama “vittoria di Pirro” il risultato del negoziato.

[5] – In particolare quello di Carlo Bonomi all’assemblea di Assolombarda, che ha fatto valere, secondo Monti, la golden share sulla base della Lega.Rivisto da Conoscenzealconfine.it

Fonte: https://tempofertile.blogspot.com/2018/12/circa-monti-e-larrivo-dell-effetto.html


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