Privacy Policy Il sistema dei Renzi: così non pagavano i contributi dei dipendenti

Il sistema dei Renzi: così non pagavano i contributi dei dipendenti

Dalle indagini della Guardia di Finanza e dalle testimonianze dei dipendenti emerge un quadro che i giudici definiscono “un modus operando criminogeno”

di Agostino Corneli

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Dalle denunce dei dipendenti e dalle indagini della Guardia di Finanza, è emerso il sistema con cui Tiziano Renzi e Laura Bovoli operavano “affinché la loro società ‘Eventi 6’ potesse avere a disposizione manodopera senza essere gravata di oneri previdenziali ed erariali”. Un sistema che, come spiegato su Il Giornale, era costruito su “scioglimenti, liquidazioni, trasferimenti di sedi, cessioni di quote, redistribuzione dei ruoli, fallimenti pilotati, fatture gonfiate, avvalendosi di personaggi dubbi” con cui i due coniugi volevano eludere lo Stato.

Come spiega Il Corriere della Sera, i due “hanno costituito e si sono avvalsi delle cooperative ‘Delivery Service’, ‘Europe Service’ e ‘Marmodiv’, poi destinandole all’abbandono non appena esse raggiungevano la difficoltà economica, uno stato più che prevedibile in considerazione che sulle stesse gravava l’onere previdenziale, e con riferimento a Marmodiv anche l’onere fiscale derivante dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti al fine di consentire evasione di imposta a Eventi 6”.

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L’accusa nei confronti dei genitori di Matteo Renzi ruota tutta intorno a questo sistema costruito per eludere il fisco. L’ordinanza di custodia cautelare ha infatti accolto le tesi del procuratore aggiunto Giuseppe Creazzo e di Luca Turco per il quali “avendo gli stessi rivestito ruoli di amministratori di fatto e avendo gli stessi agito tramite ‘uomini di fiducia’ non è possibile ritenere sufficiente una misura quale il divieto di esercitare uffici diretti di persone giuridiche ed imprese atteso che essa consentirebbe di impedire agli indagati di rivestire solo cariche formali, lasciandoli invece liberi di agire con condotte assai piu subdole e pericolose perché di più difficile accertamento”.

Il testimone

Secondo Antonello Gabelli, uno dei testimoni-chiave dell’indagine, “venivano create aziende, prevalentemente sotto forma di cooperative, al solo fine di raggruppare i lavoratori o i mezzi. Tali realtà societarie venivano distinte dalla società ‘capofila’ ossia Eventi 6, Chill, Mail Service, One Posted Eukos. Tali società sono quelle che nel tempo hanno intrattenuto concretamente i rapporti con i clienti, come ad esempio Carrefour, Conad, Euronics e altri. Per tale ragione queste società capofila non avevano direttamente alle dipendenze i distributori, se non per qualche periodo che io ricordi, ma tendenzialmente Mariano Massone, Gambino Giovanna, Tiziano Renzi e Laura Bovoli creavano società cooperative al fine di svolgere il lavoro operativo, concentrando tutte le criticità su queste e lasciando ‘pulite’ le menzionate società capofila”.

Fondamentale, da quanto trapela nelle indagini, è stato il ruolo della Delivery che è stata costituita proprio per volontà di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, che la gestivano insieme ai coniugi Massone (Mariano Massone e Gambino Giovanna). Le analisi svolte dalla Guardia di Finanza, e che sono state poi confermate dal curatore fallimentare) mostrano chiaramente che “la società ha iniziato a non versare in modo sistematico gli oneri fiscali e contributivi” subito dopo la sua costituzione.

I file della cartella “Lalla”

Fondamentale poi il contenuto della cartella nominata “Lalla”, dal nomignolo dato a Laura Bovoli e rinvenuta all’interno del computer sequestrato a Roberto Bargilli. L’uomo che guidava il camper di Matteo Renzi durante la campagna elettorale. Ebbene, stando ai giudici, “la cartella ed il soprannome Lalla sono certamente riconducibili a Laura Bovoli atteso che proprio nella cartella ‘Lalla’ è stata rinvenuta la sua carta di identità. Nella cartella sono stati rinvenuti numerosissimi documenti riferibili alla cooperativa ‘Europe Service’, in particolare la lista soci, modelli F24 relativi alla cooperativa per il pagamento dell’Irap e del premio Inail, il file denominato Logo Europe nuovo nel quale è riprodotto il logo della Europe Service Cooperativa identico al quello riportato su alcune fatture acquisite presso la sede della Eventi 6 il file denominato ‘dati per la costituzione’, copia dei contratti della Cooperativa Europe Service, nonché contratti di lavoro”. E i dipendenti testimoniano che facevano riferimento alla moglie di Tiziano Renzi oltre al fatto di aver “lavorato in nero” per la Delivery Service, come sostenuto da Luigi Carcione.

Un sistema criminogeno

Come spiegato su Il Giornale.it, il giudice si è convinto della necessità dell’ordinanza e lo ha spiegato in questi termini: “Emerge dalla circostanza che i fatti per cui si procede non sono occasionali e si inseriscono in un unico programma criminoso in corso da molto tempo, realizzato in modo professionale con il coinvolgimento di numerosi soggetti nei cui confronti non è stata avanzata richieste cautelare pervicacemente portato avanti anche dopo l’inizio delle indagini”.

Inoltre, nel provvedimento di cattura, viene segnalato che “attualmente, è in corso di compimento, da parte di Renzi Tiziano e Bovoli Laura, la fase dell’abbandono della Marmodiv ed è del tutto verosimile ritenere che, ove non si intervenga con l’adozione delle richieste misure cautelari, essi proseguiranno nell’utilizzo di tale modus operandi criminogeno, coinvolgendo altre cooperative, risulta poi pendente la richiesta di fallimento della Marmodiv avanzata dal pubblico ministero”. “Le condotte volontarie di Bovoli e Renzi sono state realizzate non per fronteggiare una contingente crisi di impresa, quanto piuttosto condotte imprenditoriali finalizzate a massimizzare il proprio profitto personale con ricorso a strategie di impresa che non potevano non contemplare il fallimento delle cooperative”.

Fonte ilGiornale

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