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Maldive, l’inferno in paradiso

La discarica di Thilafushi, ad appena sette chilometri da Male, riceve oltre 300 tonnellate di rifiuti al giorno. Quasi tutti vengono semplicemente bruciati a cielo aperto, provocando gravi danni ambientali.

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Gli atolli e le barriere coralline sono già visibili dal finestrino mentre l’aereo si abbassa di quota, sorvolando i resort di lusso con le loro lagune blu. A bordo si sentono già i sospiri dei passeggeri, estasiati di fronte a tanta bellezza. 
Poi, dal finestrino del lato destro si nota un’isola che fuma; una colonna di fumo alta, densa e di colore giallo che stona decisamente con il resto del paesaggio. “Cos’è quello?”, domanda una passeggera. “Non so”, risponde l’uomo al suo fianco. “Non importa, tra poco saremo in paradiso”.

La Repubblica delle Maldive è situata nel cuore dell’Oceano Indiano ed è composta da 1192 isole di bellezza stupefacente. Ogni anno viene visitata da circa un milione di turisti provenienti da tutto il mondo. Nessuno rimane deluso. Appena atterrati all’aeroporto di Male i turisti vengono accolti, scortati al pontile e trasportati in barca da equipaggi in uniformi di lino bianco fino alle loro destinazioni finali, i resort.

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Ma prima di salire al bordo della barca per raggiungere la propria fetta di paradiso, basta girare la testa per vedere nuovamente quell’inquietante colonna di fumo denso, all’orizzonte, si, ma neanche poi così lontana.

Di che si tratta? Che cos’è questo imbarazzante e sporco segreto del quale si evita di parlare, che si tende a ignorare per non rovinarsi la vacanza?

Il suo nome è Thilafushi, ed è l’isola-discarica artificiale più grande al mondo; brucia rifiuti per 24 ore al giorno, sette giorni su sette, creando una colonna di fumo tossico visibile a 70 chilometri di distanza. 

L’isola-discarica nasce nel 1991, ed è costruita interamente da strati di sabbia e immondizia, che hanno ricoperto la laguna di Thilafalhu e dato vita ad uno dei più grandi disastri ambientali dell’Oceano Indiano. Dista appena 6,85 km dalla capitale Male e da 23 anni raccoglie e secondo i gruppi ambientalisti brucia a cielo aperto dalle 300 alle 400 tonnellate di immondizia al giorno proveniente dai resort e dalla capitale.

Maldive, l'inferno in paradiso
Ogni anno circa 30.000 camion scaricano i loro carichi di rifiuti a Thilafushi.

Tra i rifiuti che arrivano alla discarica ci sarebbero anche quelli altamente tossici come amianto, mercurio, bombolette spray, lampade al neon, barattoli di vernice, frigoriferi eccetera. Solo bottiglie di plastica, oli dei motori, metalli e carta vengono raccolti a Thilafushi e inviati via nave in India, formando la più grande esportazione dalle Maldive al suo vicino del nord-est.

Tutto il resto, compresi i rifiuti elettronici, che sfuggono all’attenzione di centinaia di spazzini umani, e le batterie, va semplicemente in fiamme.

“Le batterie contengono piombo. Ci sono prodotti che contengono mercurio. Tutto ciò può facilmente entrare nella catena alimentare”, dice Ali Rilwan, ambientalista dell’organizzazione locale Bluepeace Maldive.

Per non parlare del fumo, che spesso, a seconda della direzione del vento, arriva, con tutto il suo olezzo, fino a Male. 

Attualmente ci sono grandi progetti per Thilafushi, tra cui spicca quello di un porto internazionale situato sulla barriera corallina più meridionale che comprenderà anche un terminal container a un parco amministrativo con blocchi di uffici, servizio di traghetto, moli di carico e scarico e altri servizi correlati.

Maldive, l'inferno in paradiso
La plastica è il nemico numero uno per l’ambiente delle Maldive: ogni giorno migliaia di bottiglie di plastica vengono depositate in questa sezione della discarica.

L’attuale Governo del Presidente Abdulla Yameen prevede inoltre la costruzione di ponti di collegamento tra le isole vicine e progetti di ricerca ed estrazione di petrolio. Tuttavia, almeno per ora, ma non è previsto alcun impianto di riciclaggio e smaltimento dei rifiuti.

Di fatto, la discarica di Thilafushi è stata abbandonata a se stessa, e almeno per ora dal lato destro del finestrino dell’aero sarà sempre visibile quella colonna di fumo infernale alle porte del paradiso.


testo e fotografie di Elwira Szczecian

Fonte: nationalgeographic

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