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Hebron: Israele non rinnova Tiph, via anche i Carabinieri, forza di monitoraggio per le violazioni del diritto internazionale

Israele ha deciso di non rinnovare dal febbraio 2019 la Tiph 2 (Temporary International Presence in Hebron), una missione internazionale alla quale prendono parte anche Carabinieri italiani. Una task force multinazionale di osservatori che documenta da vent’anni un regime di terrore da parte di soldati israeliani e di coloni ebrei contro i palestinesi in una città sotto occupazione.

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L’importanza della Tiph a Hebron

L’importanza della presenza della Tiph a Hebron risiede nella complicata situazione della città, a maggioranza palestinese (circa 200mila) ma con un nucleo di 600 coloni israeliani ultra-ortodossi insediati vicino alle “Tombe dei Patriarchi”, rilevante sito religioso sia per i musulmani che per gli ebrei, protetti da un consistente apparato militare delle Forze di Difesa Israeliane. In un’area approssimativa di 32 kmq, la città, situata nella parte meridionale della cosiddetta West Bank (Cisgiordania), è tra le più antiche del mondo, con notevoli tradizioni storiche e culturali, passata in mano israeliana dopo la “Guerra dei sei giorni” del 1967, una delle quattro città sante del Talmud.

La Tiph è stata fondata nel 1994 in seguito alla strage commessa il 25 febbraio nella moschea di Ibrahimi da Baruch Goldstein, che nella tomba dei patriarchi uccise 29 musulmani in preghiera durante il Ramadan e ne ferì 125. A fine giornata si contavano in tutto 60 vittime, ai 29 musulmani si aggiungevano 26 palestinesi uccisi dall’esercito israeliano e 5 israeliani massacrati dalla folla, tra cui lo stesso attentatore morto per mano dei superstiti.

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La forma attuale della Tiph era il risultato del Protocollo di Hebron degli Accordi di Oslo, che consentiva la parziale ridistribuzione delle forze militari israeliane nella parte della città rimasta sotto il suo controllo. In seguito al massacro e ad una seguente condanna da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Israele e Autorità Nazionale Palestinese hanno concordato con alcuni Paesi una presenza internazionale temporanea per monitorare la situazione, riportare eventuali violazioni e contribuire a un clima più sereno. I Paesi che hanno partecipato alla missione sono: Italia, Norvegia, Svezia, Svizzera e Turchia, i quali finanziano interamente la missione. I nostri 15 carabinieri sono l’unico personale militare, mentre la Turchia è l’unico contingente costituito interamente da poliziotti. Gli altri contingenti sono costituiti da civili di profilo professionale eterogeneo.

Nonostante la difficoltà del compito, la presenza è continuata ininterrotta fino ad ora: il 31 gennaio infatti il mandato è scaduto e non è stato rinnovato per decisione israeliana, ed entro tre mesi verrà completato il ritiro del personale. Per svolgere  i compiti della Tiph, i suoi membri hanno goduto di immunità diplomatica ed erano autorizzati a registrare (anche con video e foto) quanto avveniva nella loro area di responsabilità, una delle più difficili del mondo.

Il rapporto di monitoraggio della Tiph

A dicembre, il quotidiano israeliano Haaretz ha riferito di un un rapporto confidenziale che la forza di monitoraggio ha messo insieme, citando numerose violazioni del diritto internazionale da parte di Israele che confermerebbe lo status di Hebron come una città lacerata da un’occupazione sia civile che militare. Il rapporto di quasi 100 pagine è stato redatto per celebrare il ventesimo anniversario della Tiph: circa 40mila casi separati di violenza sono stati registrati fin dal 1997 da molti rilevatori di Svezia, Norvegia, Svizzera, Italia e Turchia. Alcuni incidenti hanno costituito crimini di guerra.

La rivelazione del rapporto confidenziale ha ora fornito il pretesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di espellere gli osservatori internazionali. Ha chiuso la sua missione a Hebron questo mese, in apparente violazione degli obblighi di Israele nell’ambito degli accordi di pace di Oslo di 25 anni fa (1993). Israele spera ancora una volta di stendere un velo sulla sua violenta colonizzazione del cuore della più grande città palestinese della Cisgiordania. Il processo di sgombero di decine di migliaia di abitanti dal centro di Hebron è già in fase avanzata.

Su Hebron gli Stati Uniti bloccano le Nazioni Unite

Ogni tentativo di far sollevare la comunità internazionale in una protesta anche minima è stato eliminato dagli Stati Uniti. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, le cui dichiarazioni richiedono l’approvazione unanime, si era espresso per una dichiarazione che esprimeva il “rammarico” del Consiglio riguardo alla “decisione unilaterale di Israele” e chiedeva “calma e moderazione” d Hebron, sottolineando anche “l’importanza del mandato della Tiph e dei suoi sforzi per promuovere la calma in un’area altamente sensibile e una situazione fragile sul terreno, che rischia di deteriorarsi ulteriormente.

La bozza avvertiva anche Israele sull’obbligo in base al diritto internazionale “di proteggere la popolazione civile palestinese a Hebron”, così come il resto dei territori occupati e che Hebron è sacro sia per i musulmani che per gli ebrei. Gli Stati Uniti hanno bloccato la bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed hanno aggiunto che la cessazione del mandato della presenza della Tiph d Hebron rappresentava una “questione interna” per Israele.

di Cristina Amoroso

Fonte Il Faro sul Mondo

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