Privacy Policy I Vampiri del Risparmio. Come la BCE distrugge le nostre Banche.

I Vampiri del Risparmio. Come la BCE distrugge le nostre Banche.

Andrea Enria è un economista italiano, dal novembre 2018 presidente del consiglio di sorveglianza della BCE dopo essere stato presidente dell’EBA, l’autorità bancaria europea. Ex Bankitalia, con curriculum bocconiano. Quindi un pezzo da novanta della tecnocrazia europea dei “competenti”. Il 18 febbraio scorso ha tenuto un intervento  di fronte al Comitato Interparlamentare (dove sono presenti rappresentanti dei singoli parlamenti nazionali e del parlamento europeo). Ci è sembrato utile riportare e commentare ciò che ha detto, ciò che non ha detto e ciò che, ragionevolmente, intendeva. Sono tematiche spesso avvolte in una sorta di incomprensibile misticismo finanziario, che rende quasi impossibile all’ uomo della strada comprendere i termini del dibattito. Abbiamo fatto del nostro meglio per squarciare questo velo di Maya.

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Key risks in the euro area banking sector

The recent economic expansion in the euro area has helped to strengthen the resilience of euro area banks. Banks now have much stronger capital and liquidity positions than they did before the crisis. The quality of banks’ assets has also improved, but the legacy of non-performing loans (NPLs) is still weighing on a number of banks; it adversely affects their profitability and their ability to grant new loans. The supervisory framework for NPLs developed by the ECB promotes the active management of NPL portfolios and recommends targeted action to deal with the stock of legacy assets and prevent the future build-up of new NPLs.

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Partiamo dalla annotazione di Enria sulla questione NPL, che fino a un anno fa era sulle prime pagine dei maggiori giornali e che oggi è provvisoriamente uscita dalla ribalta. Facciamo una premessa per i meno informati. Gli NPL sono quei prestiti bancari che non sono stati ripagati nei tempi dovuti, come capitale o come interessi, e che quindi il sistema finanziario è costretto a svalutare a bilancio creando perdite in conto economico e di conseguenza (se non sufficienti i relativi accantonamenti) “buchi” nel patrimonio della banca stessa.  Quelle che in Italia con termine ben più adeguato vengono chiamate “sofferenze”. Per inciso: lasciamo stare la differenza tra “sofferenze”, “incagli” e “ritardi”,  che distingue i vari livelli di “gravità della situazione” ; annotiamo solamente come la “sofferenza” indichi una situazione di insolvenza e non un semplice ritardo o una posizione di difficoltà recuperabile con un piano di rientro.

Cosa dice Enria? Dice che oggi le cose vanno meglio, addirittura meglio di prima della crisi. Ha ragione?

Rapporto prestiti / sofferenze

Diciamo di si. Concediamogli l’esagerazione (addirittura “meglio della crisi”, viene detto, cosa non vera) visto anche che sottolinea come in alcuni casi (ed in alcuni paesi verrebbe da aggiungere) il recupero è stato comunque incompleto. Il punto critico sta però in quello che dice dopo e in quello che non dice. La supervisione BCE spinge per una gestione attiva del portafoglio sofferenze e “consiglia” (sarebbe meglio ordina) lo smaltimento degli stock pregressi ed azioni per evitare che se ne formino altri. Cosa significa questa formula? Significa che le banche, soprattutto quelle dei paesi più indebitati (come l’Italia) hanno dovuto, nel pieno della crisi, liquidare in fretta e furia gli stock di sofferenze accumulati. Questo ha chiaramente inciso sul prezzo di recupero di quelle posizioni, posizioni che forse, con un tempo maggiore per la gestione interna e adeguate politiche economiche, avrebbero potuto essere chiuse in maniera più redditizia per gli istituti. Ha inoltre inciso sull’erogazione del credito in un momento di congiuntura negativa, reso necessari pesanti aumenti di capitale che hanno depresso le quotazioni azionarie e, nei casi peggiori, provocato default che hanno coinvolto risparmiatori privati a cui erano state vendute le “solidissime” obbligazioni subordinate.

Chiariamoci: le sofferenze sui prestiti fanno parte del rischio d’impresa come fa parte del rischio che il privato si assume (quello che l’obbligazione bancaria, a sua volta un prestito, non venga rimborsata). Ma lungi dal promuovere il risanamento (come  sostiene Enria) quelle regole così stringenti (non applicate ad altre banche, di altri paesi, con minori NPL ma posizioni estremamente esposte in derivati) hanno accentuato il crollo e la crisi. Certo, alla fine i bilanci sono stati (parzialmente) risanati. Ma il discorso di Enria ricorda Tacito e la sua famosa massima “fecero un deserto e lo chiamarono pace”: hanno desertificato il sistema creditorio italiano e lo hanno dichiarato risanato.

Ancora più dannose dei pessimi interventi regolamentari della Banca Centrale Europea sono state le politiche di austerità promosse messe in campo dai governi nazionali, costretti dalle pressioni e dalla moral suasion della BCE. Mentre da un lato l’ Istituto di Francoforte allargava i cordoni della borsa per “garantire liquidità” a parole (ma, di fatto, soprattutto per sostenere il valore della rendita obbligazionaria tramite quantitative easing , Keynesismo per rentier), dall’ altro la stessa autorità consigliava (“consigli” poco meno persuasivi di ordini) quelle politiche di austerità per la base sociale e produttiva che hanno causato un peggioramento ed un incancrenimento di una crisi finanziaria già di per sé brutale. Quindi la BCE è responsabile per aver contribuito alla creazione di quella abnorme montagna di sofferenze soprattutto nei paesi periferici, la cui gestione ha preteso poi di disciplinare, come abbiamo visto, con una severità del tutto controproducente. Insomma, ora va tutto (abbastanza) bene. Nel frattempo però le loro “regole” e soprattutto le loro pressioni sulle politiche economiche hanno a più riprese aggravato il problema che, a sentire loro, è stato brillantemente risolto. Non c’è che dire, come distorsione della realtà è degna di un romanzo di Philip Dick. Torniamo al discorso di Enria:

Weak bank profitability and low market valuations are a source of concern. Action is required to enhance cost efficiency and improve the long-term viability of business models.

In questo passo il nostro riesce davvero a superarsi. In sostanza ci dice: “i bassi profitti bancari e le basse valutazioni di mercato sono causa di preoccupazione. Dovete tagliare i costi e costruire modelli stabili di lungo periodo. “.

I profitti delle banche (e di conseguenza le valutazioni di mercato) sono bassi perchè il quantitative easing e i tassi a zero hanno schiacciato i tassi bancari verso lo zero rendendo praticamente inesistente il classico business di intermediazione del credito. In più, come detto prima, promuovendo politiche di austerità e di gestione frettolosa delle sofferenze i “tecnici” di Francoforte hanno causato perdite notevoli. La soluzione però è sempre la solita: taglio dei costi, cambio del business model. Tutti sappiamo cosa significa taglio dei costi: lasciate persone a casa, quelle che lavorano pagatele meno e fatele lavorare di più.  Quanto al  business model, Enria arriva tardi: è già cambiato. Cosa hanno fatto le banche? Da intermediari del credito (mestiere a rischio e con poche soddisfazioni con i tassi a zero) sono passati a diventare sempre più venditori di prodotti. Macchine da commissioni. E’ questo quello che intende Enria con business model sostenibile? Piazzare prodotti di risparmio gestito per lucrarci commissioni? Certo, nel breve periodo  funziona. Il rischio sta in capo al privato e la remunerazione è ottima. Peccato che quando il gioco si romperà (e si romperà) molti clienti si troveranno in mano carta straccia strapagata su cui hanno pagato, per giunta, onerose commissioni. E peccato ancora di più che questo modello continui ad allargare la forbice tra base produttiva e mercati finanziari. Sempre più liquidità viene dirottata su mercati già inondati dai vari quantitative easing, sempre meno viene indirizzata al sistema. Come allocazione delle risorse è un incubo, come profitti di breve evidentemente no. Cosa possa succedere è facilmente intuibile. Torniamo ad Enria, che traccia un primo bilancio:

The risks to the environment in which euro area banks operate are currently tilted to the downside, amid geopolitical uncertainties, financial market volatility and tightening financing conditions. Banks also face challenges related to their IT systems and cybersecurity as digitalisation is proceeding.

Questo è il vero capolavoro del discorso. I rischi dipendono da “incertezze geopolitiche, volatilità dei mercati e restrizioni nell’erogazione del credito”. Tutte condizioni che evidentemente piovono dal cielo e non sono, come invece abbiamo dimostrato, collegate a precise scelte di politica economica e monetaria di cui la BCE è prima responsabile. Spingi i governi a deprimere la base, inondi i mercati di liquidità per difendere il valore degli asset, spingi le banche a fare altrettanto con le scelte di politica monetaria e poi concludi menando il can per l’ aia: “si ragazzi, potrebbe anche crollare tutto (soprattutto se smettiamo di drogare il sistema), ma non è responsabilità di nessuno. Queste cose capitano, per evidente volontà divina”.

Remaining steps towards completing banking union

While we have come a long way since the establishment of the Single Supervisory Mechanism (SSM) four years ago, the banking union is far from complete and the banking sector remains largely segmented along national lines. We need help from you as legislators at the European and national levels to improve this situation.

Da qui in poi il tono cambia. La genericità, le omissioni, il compitino da terza ragioneria, eseguito per analizzare la situazione attuale e gli eventuali rischi, lascia spazio al banchiere algido, preciso, che sa benissimo ciò che vuole e lo comunica chiaramente ai legislatori presenti (il dominus è lui, gli altri sono esecutori. Strano concetto di democrazia).

Senso del discorso: prima un buffetto di incoraggiamento. “Siete stati bravi, abbiamo fatto parecchia strada da quando abbiamo creato il Single Supervisiory Mechanism (S.S.M.)”. Poi i compiti per casa “C’è ancora troppa frammentazione nazionale nel sistema bancario europeo. Datevi una mossa a cambiare ciò.”.

La situazione è assolutamente surreale. Avessimo dei politici e non dei passacarte qualcuno si sarebbe alzato a chiedergli perchè dovrebbero cedere ogni forma residua di potere e controllo sul sistema bancario alla BCE. Se non per idealismo e lealtà verso gli elettori, almeno per una questione di autoconservazione del proprio potere. Ma abbiamo dei passacarte e non dei politici. E quindi si creano queste scene kafkiane in cui una autorità formalmente sottoposta a controllo, consiglia (leggi: ordina) ai formali detentori (in rappresentanza) della sovranità di suicidarsi. Con questi ultimi che applaudono.

Cosa è, infatti, il “Single Supervisory Mechanism”? In breve è il trasferimento alla BCE, in seguito a decisione assunta nel 2012, della sorveglianza sui requisiti di credito degli istituti sistemici nazionali. Il potere di inviare le famose “letterine”: fate un aumento di capitale, diminuite NPL etc.

Insieme all’ SRM, “Single Resolution Mechanism” (sigle che ricordano un romanzo distopico), il braccio armato che deve agire in caso di banche in dissesto, il S.S.M. è il pilastro della gestione bancaria europea.

Naturalmente questo svuotamento delle funzioni di controllo nazionali viene narrato (tra conflitti di interesse, rappresentanze di classi sociali occultate e hubris tecnocratica) come la vittoria suprema dell’efficienza, una efficienza che sin ora è sempre stata smentita nella pratica altrettanto perentoriamente di quanto era affermata in teoria. Proseguiamo:

We welcome the progress reached on the risk reduction agenda, including all efforts to reach a final agreement on the banking package. This will mark an important milestone towards the completion of the banking union and should help to pave the way towards a European deposit insurance scheme. There are, however, still obstacles to the integrated management of bank capital and liquidity within cross-border groups operating in the banking union. This is also hindering the prospects for cross-border mergers, which are necessary to reduce the excess capacity we still have in the system.

The smooth operation of the SSM also requires a higher degree of harmonisation, as the application of different rules and processes in each Member State unduly complicates the conduct of supervisory tasks and jeopardises the level playing field. This is the case, for instance, for fit and proper assessments.

In sostanza more of the same: centralizzare, centralizzare e ancora centralizzare. Traduzione per il colto e l’ inclita: “Noi abbiamo predisposto il Leviatano, con la vostra gentile e servile collaborazione, ma ci sono ancora parecchi ostacoli per la strada. Questi limiti creano difficoltà ad eventuali ed auspicabili maxi fusioni continentali e (non enunciato ma pensato) lasciano aperta la porta, finchè le strutture bancarie hanno una fisionomia nazionale, a possibili scelte di nazionalizzazione da parte di governi non inquadrati con il verbo di Francoforte.”. Non che ad oggi vi sia il rischio, verrebbe da aggiungere lato nostro, ma evidentemente non si sa mai. E quindi, proseguendo:

We welcome the Euro Summit agreement reached last December on the ESM common backstop to the Single Resolution Fund and in particular the recognition that it can be used to provide both solvency and liquidity support. We are still missing a common framework for bank liquidation, enabling a smooth managed exit of defaulted banks from the market, as is the case in the United States, for instance.

“Apprezziamo l’accordo raggiunto nell’Eurogruppo dello scorso Dicembre con cui ci avete gentilmente concesso carta libera trasformando l’ESM (il fondo salva stati) in un’organizzazione comunitaria. Quindi le decisioni ora passano dal livello governativo alla Commissione (di fatto alla BCE). D’ora in poi chi vuole accedere al Fondo si prende le “riforme” comprese nel pacchetto, senza odiose negoziazioni bilaterali che, per così dire, spaventano tanto i mercati. Le accettate e basta. Certo, tanto che eravate in ballo, potevate darci piena autorità sulle liquidazioni di banche in crisi. Ma siamo sicuri che adesso che ve lo abbiamo ricordato farete un altro passo verso il suicidio. “. E arriviamo così alle:

Conclusion

The banking union has been successful in promoting a more resilient banking sector. But it is still failing to deliver an integrated domestic market for banking business. Rather than smoothing idiosyncratic shocks to individual Member States, the banking sector still operates as a shock amplifier. A financial integration agenda for the banking union should rank high among the priorities of legislators and authorities for the next five years.

Thank you for your attention.

Conclusione. “Siamo quasi allo scacco matto (anche se poi non abbiamo alcuna idea di come gestire le ripercussioni delle nostre azioni, sia economicamente che politicamente). Ma ci sono ancora delle resistenze che potrebbero sfruttare quelle briciole di sovranità residua per imporre linee diverse di interventismo statale a  prioritaria tutela del lavoro e dell’accesso al credito rispetto agli interessi dei rentier. Quindi sbrigatevi ad eliminarle.

D’altronde lo facciamo per voi: il sistema bancario ad oggi amplifica le crisi sistemiche invece di calmierarle (e invece, da come abbiamo analizzato sopra la politica della BCE fa… ehm fa esattamente da amplificatore). Quindi non baloccatevi con strane idee di nazionalizzazione, programmazione, controllo dei capitali. La crisi è arrivata e si è incancrenita perchè non avete fatto abbastanza per spingere il modello tecnocratico alle sue ultime conclusioni.”.

Questa è la narrazione di Enria (e quindi della BCE): le crisi arrivano dal nulla (nella prima parte non è riuscito ad impostare nessuna forma di analisi coerente, limitandosi ad elencare i rischi e nascondere gli squilibri del modello economico in vigore e le colpe della BCE nel disastro). Quindi, non potendosi formulare una diagnosi attendibile delle cause del disastro, abbiate fede in noi, consegnateci sempre più poteri e tutto andrà per il meglio. Del resto, noi siamo i “tecnici”. Se questo non è accaduto in passato basta non dirlo, basta glissare sulla reale narrazione degli eventi e passare direttamente alla competente enunciazione delle misure necessarie. Necessarie a chi non viene precisato. Ma siamo sicuri che ai passacarte, formalmente rappresentanti dei cittadini, non sarà venuto in mente di chiederlo.

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Articolo di Amos Pozzi per Saker Italia

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