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Baratti: “Ormai gli aerei sono totalmente computerizzati il pilota non riesce a prendere il controllo manuale”

Il comandante più anziano di Alitalia ad HuffPost: “Il rischio è che il pilota non riesca a prendere il controllo manuale. Lasciare a terra i Boeing? Se sarà necessario, lo deciderà l’autorità. No a inutili clamori

By Federica Olivo

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Gli aerei di ultima generazione sono completamente computerizzati. L’obiettivo è ottenere prestazioni migliori. Il problema è che a volte i computer possono impazzire. A quel punto il pilota può escludere il computer e prendere la conduzione manuale della macchina. Dalle informazioni che abbiamo ad oggi, sembra che il personale a bordo del Boeing 737 Max 8 che è precipitato tra Addis Abeba e Nairobi non ci sia riuscito. E non è il primo caso”. Danilo Baratti ha fatto il suo primo volo nel 1973. Più di 40 anni dopo è un pilota ancora in servizio: “Sono il comandante più anziano di Alitalia, sono entrato in azienda nel 1986 – racconta ad HuffPost – ho alle spalle più di 20mila ore di volo. Lavoro sui mezzi a lunga percorrenza”. Ha passato buona parte della sua vita su un aereo ed è vicepresidente dell’Associazione Navaid. Poco più di 24 ore dopo l’incidente aereo in cui hanno e perso la vita 157 persone, tra cui otto italiani, racconta quali sono le difficoltà in volo e prova a spiegare ciò che può essere accaduto il 10 marzo sui cieli dell’Africa.

A causare la tragedia potrebbe essere stato un difetto nel software che gestisce i dati relativi al sistema di protezione dell’inviluppo di volo, ovvero. Lo suggeriscono le analogie con l’incidente avvenuto il 29 ottobre 2018 in Indonesia al Boeing 737 MAX, volo Lion Air JT610.

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Comandante, un aereo in volo tra Addis Abeba e Nairobi è precipitato pochi minuti dopo il decollo. Cosa può essere successo?

Quella è una zona in cui sembra di essere in un’eterna primavera. Per chi vola, le condizioni di tempo, durante la giornata, sono sempre abbastanza buone. Da quello che mi hanno raccontato, anche ieri era così. Pochi minuti dopo il decollo, il personale che era sull’aereo ha dichiarato che il mezzo aveva una velocità unreliable, inattendibile, impossibile da rilevare. Si tratta di una condizione anomala perché, in situazioni regolari, la velocità di un aereo non cambia spesso, non è normale avere la lancetta della velocità che va da un lato all’altro. Peraltro, da quello che ho capito, la celerità è andata aumentando, perché l’aereo si è schiantato a 380 nodi all’ora, una velocità molto alta.

Chiaramente dovranno essere fatte indagini approfondite ma, in prima analisi, che problema può esserci stato?

Il fatto che il contatto con il suolo sia avvenuto a una velocità così sostenuta fa pensare che il motore sia rimasto a spinta piena, la stessa che si usa durante il decollo. In condizioni normali bisogna ridurre lo stress del motore, quando si arriva 300-400 metri da terra la spinta del motore va ridotta. Per dire con precisione cosa sia successo dovremmo avere i dati, ma mi sembra di capire il pilota non sia riuscito a ridurre la potenza del motore e, quindi, la velocità sia andata oltre ogni limite. C’è poi il fattore ambientale: la geografia del luogo è complicata. Addis Abeba è in mezzo alle montagne, ci sono molti ostacoli quando si deve tentare un atterraggio di emergenza.

Quando si trova in condizioni di emergenza uguali o simili a queste, cosa può fare un pilota?

Da 20 anni a questa parte la macchine sono completamente gestite dai computer, in un’ottica di ottimizzazione, per ottenere migliori prestazioni su tutto. Il problema è che i computer possono impazzire, allora il pilota deve passare al controllo manuale del mezzo. Alcune macchine consentono un recupero manuale importante, altre meno perché garantiscono un’efficienza molto elevata dei computer e quindi permettono una minore azione manuale. La Boeing consente di recuperare un buon pezzo di comando a mano, lo stesso che avevano le macchine di 40 anni fa. L’Airbus è più restia, ma entrambe dovrebbero consentire il passaggio al controllo manuale dell’aereo.

In questo caso ciò non è avvenuto?

Da quello che possiamo sapere ad oggi sembra che non ci siano riusciti. E non è il primo caso su questo tipo di velivolo.

A fine ottobre 2018 un altro Boeing 737 Max 8 è si è schiantato in Indonesia. Il fatto che nel giro di così poco tempo lo stesso modello di aereo abbia avuto due incidenti dalle dinamiche molto simili cosa potrebbe significare?

Che la macchina abbia un problema, che le sofisticazioni a cui siamo arrivati siano troppe. Però, ovviamente, per poterlo dire, servono indagini approfondite e i dati. Fino a quando non le avremo non possiamo dire nulla con certezza. Sicuramente l’interrogativo è legittimo: perché una macchina nuova nel giro di poco tempo è stata protagonista di due incidenti simili? Non si può escludere che il passaggio dall’automatismo al manuale sia troppo complicato. O, ancora, ci potrebbe essere una difficoltà dei piloti di nuova generazione.

Quale?

Può darsi che siano talmente abituati a fidarsi dei sistemi automatici che abbiano più problemi a passare al sistema manuale. Del resto, se si è soliti lavorare con sistemi altamente affidabili, il giorno in cui questi presentano dei problemi è inevitabile rimanere perplessi, esitare. Bisogna considerare che quando si è in volo i minuti sono fatali. Se si perdono istanti importanti, c’è il rischio di non salvarsi. Ma anche quando non ci sono esitazioni, la questione è capire quanto sia complicato il passaggio dall’automatismo al manuale, quanto sia difficile escludere il computer primario e quelli che lo controllano dal sistema. Questo processo potrebbe richiedere del tempo.

Il giorno dopo l’incidente, l’Associazione Nazionale dei Piloti ha chiesto a Air Italy – l’unica compagnia italiana che ha nella flotta i Boeing 737 Max 8 – di lasciare i mezzi a terra. Lei cosa ne pensa?

Provvedimenti del genere devono essere presi dall’autorità. Credo che l’Easa – l’European Aviation Safety Agency, Agenzia europea per la sicurezza del trasporto aereo – in mancanza di una risposta rapida della Boeing su cosa è successo disporrà di fermare le macchine. È successo già in passato. Ma voglio precisare che gli aerei sono certificate. E, quindi, se è necessario saranno gli stessi enti certificatori a stabilire un eventuale stop al volo.

Fermare gli aerei dello stesso modello di quello che ha fatto l’incidente, quindi, in questo momento non avrebbe senso?

Potrebbe anche essere una soluzione. Ma non è il clamore di una singola associazione che li farà fermare. Io sono sicuro che, in caso di necessità, sarà l’autorità a decidere di fermare quei Boeing, per il semplice fatto che parliamo dello stesso ente che è chiamato a certificare quelle macchine e quindi a proteggere i cittadini.

Lasciando a terra quegli aerei non si rischia di creare inutile allarmismo?

Le macchine di cui stiamo parlando sono talmente poche (qualche centinaio, ndr) che non ci sarebbe ragione di creare allarmismo. Certamente una compagnia non potrebbe, di sua iniziativa, cancellare un volo in mancanza di un parere dell’autorità. Se non sei sicuro di quello che è successo, non ha senso fermare la macchina. Si tratterebbe di un gesto penalizzante. In un momento come questo potrebbe decretare anche la fine di un’azienda.

Fonte HuffPost

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