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Prodi: “Questo governo è un disastro”

Romano Prodi critica il governo gialloverde che litiga su tutto ma approva l’intesa Italia-Cina sulla nuova ‘via della seta’

Francesco Curridori

“Disastro”. È questo il termine che usa Romano Prodi, in una intervista al Sole 24Ore, per descrivere il governo Lega-M5S. Ed è proprio ai pentastellati che l’ex premier rivolge le critiche più dure.

“Mi sembra poi che in Europa il M5s non abbia ancora messo il nome sul campanello. Sono in attesa, in una sorta di terra di mezzo. E intanto – dice Prodi -sono venuti meno i propositi di uscire dall’Europa e dall’euro. La Brexit sta facendo venire i brividi a tutti gli anti-euro”. Il ‘Professore’, in qualità di ex presidente della Commissione Europea, per quanto riguarda l’accordo tra Italia e Cina fa notare che “se la politica commerciale è di competenza europea, riguardo ai porti c’è una concorrenza forte tra gli stessi Stati europei. Ed è giusto che Genova e Trieste facciano un tentativo per avere un ruolo più forte nei confronti dell’Est”. “Negli ultimi 20 anni il Mediterraneo è ritornato centrale e noi dobbiamo predisporre i nostri porti ad essere il più aperti possibile per non essere tagliati fuori da Rotterdam a Nord e da Atene a Sud”, aggiunge Prodi che avverte: “Non dobbiamo ripetere -avverte- l’errore fatto con le grandi navi container che fanno il giro del mondo, quando i porti di Taranto e di Gioia Tauro persero un’occasione storica”. Anche nel suo editoriale sul Messaggero insiste molto su questo punto: “Il congiungimento più efficace fra l’Asia e l’Europa fa capo all’Alto Adriatico e all’Alto Tirreno”, eppure “rimaniamo periferici”. “Se i non ancora noti accordi prevedessero investimenti cinesi in questo campo essi dovrebbero essere ben accolti, anche se messi in atto attraverso la proprietà di parte dei nostri porti”, spiega Prodi che precisa: “Nessun investitore, a qualsiasi Paese appartenga, può infatti portarci via i nostri moli e le nostre banchine”. L’ex premier, infine, invita la Cina “a non insistere troppo su una divisione all’interno dell’Unione Europea con la così detta politica dei 16+1 che sembra volere adottare una specie di divide et impera fra i Paesi dell’Est e dell’Ovest”.

Fonte ilGiornale

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