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Franceschini: perché Israele usò le Br per azzoppare l’Italia

Aldo Moro fu tolto di mezzo con l’appoggio del Mossad: il servizio segreto di Tel Aviv entrò in contatto con le Brigate Rosse e faceva il tifo per Curcio e compagni. Gli 007 israeliani sapevano che destabilizzare l’Italia significava indebolirla, sul piano geopolitico, offrendo agli Usa un’unica alternativa – Israele – come partner privilegiato nel Mediterraneo. Rivelazioni che portano la firma di Alberto Franceschini, a quarant’anni dal ritrovamento del cadavere di Moro in via Caetani, il 9 maggio 1978. Fondatore delle Br insieme a Renato Curcio, Margherita Cagol e Roberto Ognibene (storia rievocata nel libro autobiografico “Mara, Renato e io”, edito da Mondadori), Franceschini apre il “fascicolo” Mossad parlando con lo scrittore e giornalista Antonio Ferrari, che l’ha intervistato per il “Corriere della Sera”. Franceschini oggi ha 71 anni, ricorda Ferrari: «Non ha mai ucciso nessuno, ha accettato di raccontare la storiae soprattutto gli errori mostruosi e le nefandezze del gruppo terrorista, da cui si è dissociato». L’ex brigatista ha pagato il suo conto con la giustizia, e ora dice che sulla vicenda Moro, che seguì dal carcere, si è cercata «una verità accettabile», perché vi erano «cose che non potevano essere dette».

Conclusioni peraltro confermate dall’ultima commissione parlamentare sul caso Moro, presieduta da Giuseppe Fioroni: in via Fani, quando fu sterminata la scorta di Moro, c’erano «anche» le Brigate Rosse. Non da sole, evidentemente. Il falso comunicato del Lago della Duchessa, compilato dai servizi segreti, con l’annuncio della morte di Moro (in fondo  a uno specchio d’acqua dell’entroterra laziale) secondo Ferrari «fu il primo segnale per dimostrare che a quel punto l’ostaggio doveva morire». Silenzi e menzogne, depistaggi, omissioni, manipolazioni infinite. E la quarantennale ricerca di un movente plausibile: la paura Nato dell’apertura di Moro al Pci in piena guerra fredda con l’Urss, la volontà di declassare l’Italia come potenza industriale scomoda. Senza contare la rivalità “coloniale” di Francia e Gran Bretagna, preoccupate da un’Italia forte nel cuore del Mediterraneo, tra l’Africa e il Medio Oriente petrolifero. Forse pesò la volontà di colpire un paese relativamente sovrano, con il “sacrificio” (anche simbolico) di un suo leader democratico e cristiano-sociale, ostile allo strapotere dell’oligarchia economica internazionale ultraliberista che, di lì a poco, avrebbe assunto un ruolo definitivamente egemone, fino alla costruzione autoritaria dell’attuale Unione Europea.

Ipotesi alle quali si aggiunge quella di Franceschini, che parla apertamente delle insidiose infiltrazioni subite dalla Brigate Rosse da lui fondate insieme a Curcio. Un nome? Mario Moretti, teoricamente il capo delle Br durante il sequestro Moro. «Di lui, delle sue ardite giravolte, dei suoi continui viaggi in Francia, per tanto tempo si è saputo quasi niente». Franceschini lo dipinge come «un uomo che si credeva Lenin», un terrorista «vittima di un ego smisurato», ma – attenzione – sul piano culturale «non certo in grado di tener testa ad Aldo Moro». Secondo Franceschini, probabilmente Moretti è stato soltanto «il postino delle domande compilate da altri», nella cosiddetta “prigione del popolo”. Forse, aggiunge Ferrari, il suggeritore era il professor Giovanni Senzani, «autore di numerose nefandezze terroristiche», che la commissione Moro ha individuato come collegato ai nostri servizi segreti. Senza tentennamenti, Franceschini denuncia il ruolo della scuola parigina “Hyperion” e del suo conduttore, Corrado Simioni. Poi attacca le manovre francesi, i sospetti di quelle inglesi, e la certezza – sono le sue parole – che «le Br hanno avuto rapporti con il Mossad, il servizio segreto israeliano».

In sostanza, osserva Ferrari, mentre nessuno sapeva ufficialmente dove si trovassero, il Mossad raggiunse tranquillamente le Br in tutte le fasi delle loro scorribande terroristiche. Patrizio Peci, il pentito più noto, ne parlò a lungo con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, poi ucciso dalla mafia a Palermo. Franceschini conferma e aggiunge: «Non ci chiesero di uccidere, ma di fare ciò che volevamo. Offrivano armi e assistenza. Il loro obiettivo dichiarato era destabilizzare l’Italia». Cioè: il governo di Tel Aviv autorizzò il Mossad a supportare le Brigate Rosse, senza neppure la pretesa di dirigerle. Agli 007 israeliani, dice Francheschini, bastava che le Brigate Rosse esistessero e colpissero, terrorizzando l’establishment italiano. Obiettivo finale: indebolire il Belpaese agli occhi dell’America, trasformandolo in un partner insicuro e inaffidabile. Per Franceschini, armando e assistendo le Br, il Mossad questo voleva: che gli Stati Uniti finissero per concludere che non restava che Israele, come alleato “sicuro” nello scacchiere mediterraneo e mediorientale.

via Libreidee

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