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ALLARME DAGLI USA: “PREPARATEVI ALLA GUERRA”

di Luciano Lago

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Le tensioni internazionali e lo sviluppo degli avvenimenti rischiano di sfuggire di mano al controllo della superpotenza USA. I prodomi di un possibile nuovo grande conflitto ci sono tutti e si tratta soltanto di stabilire non se questo ci sarà ma piuttosto il quando e il dove.

Il campo di battaglia chiave per gli Stati Uniti è ancora oggi il Medio Oriente ed in particolare è l’Iraq . In quello concidono tanto la pressione economica come quella militare, oltre all’insorgere del terrorismo. Per gli USA l’Iraq è un paese chiave, molto importante e per questo a Washington sono furiosi per la visita del presidente Iraniano Roahani effettuata in Iraq, ricevuto con tutti gli onori (a differenza di Trump) e la cosa peggiore è quella che il premier iraniano si è mosso in modo abile per aggirare le sanzioni USA contro l’Iran.
Quello che accade a Baghdad, in Iraq, è tanto importante che da tale scenario può dipendere la pace o la guerra e con essa il disastro totale. “The Nation”, un media di prestigio negli USA, ha pubblicato pochi giorni fa un articolo allarmistico dal titolo: “Preparatevi alla guerra”. La pubblicazione scrive che Trump vuole la guerra con l’Iran e i neocon sarebbero pronti per provocare il prossimo disastro di una nuova guerra degli Stati Uniti che potrebbe essere molto peggiore di quella dell’Iraq per gli effetti e per le sue conseguenze.

https://www.thenation.com/article/iran-america-potential-war-trump-administration/
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Le minacce da Washington di bloccare in modo totale l’esportazione del petrolio iraniano non hanno impressionato le autorità di Teheran che hanno risposto a tono. Il messaggio è arrivato: se gli USA chiuderanno le esportazioni di petrolio dell’Iran, Teheran chiuderà il Golfo Persico alla navigazione, si possono immaginanare le conseguenze.
Gli USA si sono dimostrati molto contrariati per non essere riusciti ad isolare l’Iran con la loro campagna di sanzioni e questo è stato dimostrato clamorosamente anche dalla visita fatta tre giorni fa dal premier Rohani a Baghdad che ha segnato una nuovo tappa nel processo di integrazione economica e militare fra i due paesi.
“The Nation” scrive che Bolton e Pompeo stanno effettuando un vero e proprio lavaggio del cervello a Trump per convincerlo a muovere guerra contro l’Iran.
Tutto questo è analizzato dalle fonti di intelligence e risulta chiaro che gli USA vogliono contrarrestare le mosse dell’Iran e che Washington sta cercando pretesti per iniziare la guerra, visto che sta perdendo terreno nonostante la pressione esercitata con sanzioni e minacce.
Non bisogna dimenticare che l’Iran si trova collocato geograficamente in un punto strategico cruciale di fronte all’Arabia Saudita e di fronte a Israele che sono i due massimi alleati degli USA nelal regione e il paese sta dimostrando di saper resistere alle sanzioni ed alla guerra di sovversione istigata da USA e Israele al suo interno, contando anche sul supporto della Russia e della Cina che di fatto sono in grado di neutralizzare buona parte della campagna di sanzioni contro il paese persiano. Gli attacchi terroristici fatti da cellule dei servizi del Mossad e della CIA contro alcuni obiettivi militari, hanno provocato vittime ma hanno anche rinsaldato la volontà di resistere delle forze iraniane.

Forze iraniane in Siria


Il torto dell’Iran agli occhi di Washington è quello di aver continuato con successo la sua lotta di sostegno alla Siria consentendo al Governo di Bashar al-Assad di resistere e all’Iraq di combattere il terrorismo e le spinte secessioniste curde alimentate da Israele e dagli USA.
In questa situazione gli USA hanno mantenuto le loro truppe in Iraq con l’idea manifestata apertamente di contrastare l’influenza dell’Iran e controllare il paese che si dimostra, assieme alla Siria ed alla Russia, il pricipale alleato strategico dell’Iran e che mantiene con questo una frontiera di 1400 Km, da cui passano rifornimenti di petrolio e di merci in entrambi i sensi. 
Non bisogna dimenticare il ruolo importante svolto dalle denominate milizie popolari sciite irachene, le “Hashd al-Shaab”, addestrate ed armate dall’Iran, che sono presenti in Iraq e che gli USA vorrebbero vedere smantellate in quanto del tutto ostili alla presenza delle truppe statunitensi nel paese e che costituiscono per Washington e Tel Aviv una grave minaccia alla sicurezza.

Il premier iraniano ha dimostrato di sapersi muovere a livello diplomatico e la sua visita in Iraq è significativa per la capacità dell’Iran di ottenere risultati eclatanti in contrasto con la aggressiva campagna anti-iraniana degli USA.
Rohani si afferma come un abile leader politico che ha saputo dimostrare di essere in grado di condurre una efficace strategia diplomatica per assicurare all’Iran alleanze e collegamenti internazionali, a differenza di Trump che sta collezionando fallimenti uno dopo l’altro, ed è costretto a viaggiare in segreto in Iraq, irritando le autorità irachene con le sue dichiarazioni improvvide.
L’Iran e l’Iraq si domostrano due soci strategici piuttosto forti che investono in un futuro di sviluppo e di crescita nonostante le intimidazioni di Washington, stabilendo una frontiera aperta che facilita gli scambi e la cooperazione con il progetto di sviluppare anche una rete ferroviaria fra i due paesi che unificherebbe i due paesi in direzione dell’Asia centrale con la prospettiva di collegarsi alla Via della Seta creata dalla Cinae d ai suoi investimenti in infrastrutture.
L’importanza della collaborazione militare tra iran e Iraq nella lotta contro il terrorismo, è testimoniata dai viaggi costanti in Iraq del generale iraniano Soleimani, lo stesso che aveva preso il comando delle milizie sciite in Iraq nella lotta contro l’ISIS, il che dimostra l’alleanza strategica fra i due paesi con tutte le conseguenze negative per Washington.

Generale Soleimani sul campo operazioni in Iraq


Gli USA si trovano oggi impantanati in una fallimentare strategia, causata dai loro stessi errori, per cui assistono impotenti al rafforzamento dei paesi che costituiscono l’asse della Resistenza, Siria, Hezbollah, Iran e lo stesso Iraq, con un fronte che si allarga verso l’Asia collegandosi alla Russia ed alla Cina, lasciando isolati i tradizionali alleati dlgli USA, Israele e l’Arabia Saudita, quest’ultima impelagata nel conflitto dello Yemen.
Il fallimento della guerra in Siria e degli obiettivi che Washington e Israele avevano su quel paese è stato fatale per gli interessi degli USA e per per lo sviluppo della situazione che si è rovesciata rispetto alle aspettative che aveva l’allaeanza USA-Israele-Arabia Saudita.
Tutto questo rende la situazione più pericolosa perchè il gruppo dominante dei neocons a Washington potrebbe decidere come unica opzione la guerra per modificare il quadro e ristabilire un possibile equilibrio a proprio favore ma, nonostante tutto, i fronti che la superpotenza USA deve mantenere in questo momento iniziano ad essere eccessivamente dilatati, dall’America Latina, all’Ucriana, alla Mar della Cina, Taiwan, al Medio Oriente. 
La Storia insegna che la eccessiva dilatazione di un Impero può portare al suo defintivo crollo. Il mondo non è proprio quello che immaginavano i teorici del “Nuovo Secolo Americano” alla fine degli anni ’90.

Fonte Controinformazione

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