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Macron torna a bacchettare l’Italia, il nostro accordo con la Cina non va bene per lui

Macron torna a bacchettare l’Italia, stavolta dopo l’incontro bilaterale con il nostro Presidente del Consiglio. Cominciavamo a sentirne la mancanza, ma Monsieur le Président è tornato alla carica, perché proprio non ce la fa a sopportare il dinamismo del Governo italiano che, aderendo alla nuova Via della Seta, ha stretto un rapporto commerciale più intenso con la Cina.

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Secondo Macron per approcciare la Cina è necessario un coordinamento europeo, agendo come europei se ci si vuole muovere come potenza. Da che pulpito! Il premier Conte però non sembra affatto intimorito da queste ingerenze: l’intento del governo giallo-verde appare molto trasparente, improntato solamente a riequilibrare la bilancia commerciale del Paese, a vantaggio anche dell’Europa che potrebbe contare così su uno Stato membro più solido. 

Conte tiene infatti a precisare: Come sapete Xi Jinping andrà a Parigi. Abbiamo condiviso l’opportunità e la necessità che i rapporti con la Cina si inquadrino in una prospettiva anche europea. Infatti il nostro approccio è proprio questo: riteniamo che l’Italia stia dando un grande contributo, proprio perché nel memorandum abbiamo inserito diretti richiami ai principi europei. Abbiamo inserito varie modifiche, in modo da trasmettere a un partner destinato sicuramente a diventare strategico come la Cina delle premure che sono connaturate al nostro sistema, alla nostra sensibilità interna e alla sensibilità che ci deriva dall’appartenere all’Ue, della quale siamo anche soci fondatori. Il Governo italiano lascia quindi che gli scivolino addosso le critiche non soltanto dei transalpini, ma anche degli americani, che si sono mostrati particolarmente irritati. Conte è forte non solo dell’idea che la Via della Seta costituisca un interesse diretto per far crescere l’economia interna, ma anche del fatto che il progetto di questa nuova direttrice di affari non è nato oggi, ma prendeva già forma sotto i governi Renzi e Gentiloni. Infatti, nel 2017 lo stesso Gentiloni aveva partecipato come unico leader di un Paese G7 al Forum “Belt and Road” dove si era parlato di questo tema. E non è un caso che Francia, Germania e Commissione Europea, rincorrendo Conte, abbiano deciso di incontrare in tutta fretta Xi Jinping per un vertice lampo tenutosi proprio in Francia.

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La sensazione è che l’asse franco-tedesco, ancora in luna di miele dopo l’irrituale accordo di Aquisgrana, voglia mettere dei paletti per non essere tagliato fuori da questo grosso business. Ma la questione della Via della Seta è solo uno dei tanti dossier aperti che fanno alzare il sopracciglio al giovane Re Sole, primo fra tutti quello delle partite industriali. Tra Essilor e Luxottica è in atto un braccio di ferro per la nomina del nuovo amministratore delegato: Del Vecchio vorrebbe per quel ruolo il suo uomo di fiducia Francesco Miller, suscitando però la contrarietà di Hubert Sagnières, vicepresidente esecutivo della multinazionale italiana. Ed è ancora acceso lo scontro Tim-Vivendi per cambiare buona parte del consiglio di amministrazione: non sfuggirà a nessuno che il fondo d’investimento americano Elliot, che conta il 9,9% delle azioni, è sostenuto dalla italiana Cassa depositi e prestiti. C’è infine il fronte della TAV, su cui il Governo italiano ha dato sì il via libera ai bandi che doveva attivare Telt, ma in modo condizionato, quindi bloccandoli a seguito del termine dell’analisi costi-benefici commissionata dal Ministero dei Trasporti e ora al vaglio dell’UE e della Francia. 

Vi sono poi le mire finanziarie collaterali. BNP Paribas e Crédit Agricole hanno acquisito banche italiane, rispettivamente BNL nel 2006 e Cariparma e Banca Popolare FriulAdria nel 2007. È evidente che la recessione registrata in Italia stia preoccupando il governo francese circa la tenuta di due tra i suoi principali istituti bancari. E infine la Libia, su cui eufemisticamente vi è una esplicita differenza di vedute: ad aprile è prevista una Conferenza nazionale e si dovrebbe poi accompagnare questo Paese al voto. Il generale Khalifa Haftar, l’uomo di punta della Cirenaica, grazie all’appoggio della Francia sta di fatto governando il sud del Paese e ha messo anche le mani sul giacimento petrolifero di Sharara. Il nodo del contendere riguarda così il campo di El Feel, dove per ora è forte la presenza dell’Eni. 

Appare fin troppo chiaro che i mal di pancia di monsieur Macron per l’attivismo italiano nella Via della Seta siano solo la cartina di tornasole per tutta un’altra serie di partite, nelle quali la grandeur transalpina è messa alla prova di una normale convivenza. Ancora una volta il sovransimo francese, che stride rumorosamente coi buoni propositi europeisti enunciati da Macron, cerca di prevalere sui legittimi interessi italiani, tentando di soffocarli con tutti i mezzi, non importa quanto ipocriti o scorretti siano. (Sputniknews)

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