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Il sesto incidente per l’affidabilissimo F-35: Precipita nell’Oceano Pacifico durante esercitazione

Uno dei tredici F-35A in forza nella Asdf, l’Air Self-Defense Force, l’aeronautica nipponica, è precipitato martedì 9 aprile nell’Oceano Pacifico durante un’esercitazione.

Il velivolo precipitato stava simulando, insieme ad altri tre F-35A, una missione diintercettazione e combattimento aereo quando è precipitato in mare circa 135 chilometri ad est della base di Misawa, nella prefettura di Aomori all’estremo nord dell’isola di Honshu.

Lo schianto è avvenuto alle 19:27 ora di Tokyo e al momento non si sa nulla della sorte del pilota. Le Forze armate nipponiche, in particolare la Marina militare e la Guardia costiera, sono state immediatamente mobilitate per effettuare operazioni di ricerca e soccorso che andranno avanti per tutta la notte.

Non sono ancora note le cause dell’incidente: il ministro della Difesa Takeshi Iwaya, interrogato dai giornalisti in merito, non ha voluto rilasciare dichiarazioni limitandosi a dire che “faranno ogni sforzo per salvare la vita del pilota” che in questo momento è l’obiettivo prioritario, come riporta anche Japan Times.

A livello precauzionale, però, il ministro Iwaya ha stabilito la messa a terra di tutti i velivolo F-35A in forza all’Air Self-Defense Force nipponica.

Il sesto incidente per un F-35

Quello giapponese è il sesto incidentenella storia del programma F-35 ed il primo in assoluto che vede coinvolto un velivolo non americano.

Lo scorso ottobre le Forze Armate Usa si sono trovate costrette a mettere a terra tutta la flotta di F-35 a seguito del rapporto preliminare successivo all’incidente avvenuto a fine settembre che ha visto precipitare un F-35B dei Marines in South Carolina. Incidente in cui, fortunatamente, si è salvato il pilota tramite eiezione.

Solamente un mese prima allo schianto del F-35B dei Marines un altro F-35, questa volta dell’Usaf nella sua versione A, è stato protagonista di un guasto al carrello anteriore che ha ceduto durante il rullaggio dopo che il velivolo era atterrato in emergenza a Eglin, in Florida.

Nel 2014 un altro F-35A, sempre basato ad Eglin, ha subito un catastrofico incidente al propulsore quando una paletta della turbina del suo Pratt & Whitney F135 si è staccata subito dopo il decollo causando un incendio. 

Nel 2016 un braccetto difettoso all’interno di una della baie per il carico bellico di un F-35B dei Marines di stanza alla base di Beaufort, South Carolina, ha causato un incendio a bordo quando una piccola perdita di liquido idraulico ha preso fuoco a causa di un corto circuito elettrico, portando alla perdita totale del velivolo e alla sua cancellazione dai registri del Usmc.

Sempre lo stesso anno una forte raffica di vento in coda durante la fase di decollo di un F-35A di base Mountain Home, Idaho, ha spinto i gas di scarico incandescenti nella presa d’aria del gruppo di alimentazione integrato, provocando una serie di eventi culminati in un incendio.

L’F-35 non è una bara volante

Ad oggi il cacciabombardiere stealth di quinta generazione ha accumulato più di 150mila ore di volo. Sei incidenti che hanno coinvolto aerei dichiarati “in servizio” su un monte orario simile non rappresentano nessun campanello di allarme per l’F-35 che non è affatto una bara volante come alcuni vorrebbero far credere.

Questa convinzione appare più evidente se pensiamo al rateo di incidenti che sta affrontando un altro ben rodato e meno controverso velivolo: l’F/A-18 Hornet.

Oltre ai ben noti, e numerosi casi di malfunzionamento del sistema Ecs (Environmetal Control System)dell’Hornet, il numero di incidenti nello stesso periodo di riferimento (2014-2018) è di ben 34 tra tutti i Paesi utilizzatori del velivolo della McDonnell Douglas. Oppure, se consideriamo i primi 4 anni di servizio dell’F/A-18, questi ammontano a 23 dal 1983 al 1987.

Fonte Gli Occhi della guerra

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