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Quell’asse fra Macron e il Partito democratico

L’asse fra Emmanuel Macron e il Partito democratico è ormai qualcosa di certo. A dirlo non sono indiscrezioni, dietrologie o falsi miti, ma la realtà dei fatti. Prima con lo “scambio” fra candidati nelle liste Pd e di En Marche, poi con le dichiarazioni dello stesso segretario del Pd Nicola Zingaretti, che oggi, alla direzione del partito, ha detto espressamente:  “Lo slogan che sembrava un sogno di costruire una grande alleanza da Macron a Tsipras è già contenuto nella lista che presentiamo agli italiani. Caterina Avanza, rappresentante di En Marche in Italia, sarà candidata con il Pd”.

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La questione della Avanza candidata nelle liste democratiche è un simbolo perfetto di quell’alleanza progressista fra Parigi e Roma. Come ha raccontato Il Corriere della Sera, la 38enne bresciana, coordinatrice per le Europee di En Marche ma soprattutto collaboratrice di Macron e curatrice della campagna elettorale del presidente francese è stata candidata per le europee nelle liste del Pd. Fin qui già qualcosa di strano. Ma le dichiarazioni di Avanza successive sono ancora più interessanti: “È stato lui a spingere per la mia candidatura” con l’obiettivo di “creare passerelle di dialogo tra i due Stati, nel tentativo di unire una classe dirigente europea progressista”.

Una mossa che arriva dopo un altro passaggio molto interessante sull’asse Roma-Parigi in salsa progressista: la candidatura del Pd Sandro Gozi con La République En Marche per le elezioni europee del 26 maggio. Gozi appare come il ventiduesimo candidato della lista Renaissance. L’uomo del Pd, ex segretario di Stato per gli Affari europei nel governo di Matteo Renzi, rappresenta il primo anello di congiunzione dell’asse progressista anti sovranisti che dovrebbe diventar e(a detta del capo dello Stato francese) il gruppo europarlamentare in grado di evitare un’alleanza fra Partito popolare europeo e blocco a destra del Ppe. Quello, per intenderci, rappresentato da Europa delle Nazioni e delle Libertà e i Conservatori.

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Il messaggio lanciato in queste ore è quindi chiarissimo: Macron punta tutto sull’opposizione all’attuale governo italiano a tal punto da costruire un ponte elettorale fra i due Paesi. Una mossa assolutamente legittima, ma che in un momento di tensioni fra Parigi e Roma sul fronte libico ma anche su diversi dossier sul tavolo, rischia di avere un significato estremamente più profondo e complesso, poiché non si tratta solo di un’alleanza elettorale, ma anche di una chiara convergenza di interessi fra due partiti che rappresentano anche due mondi che si uniscono per contrastarne un altro attualmente al governo in Italia.

Sotto questo profilo, non è un mistero che tutta l’ala progressista italiana abbia forti legami con la Francia. A parte le nette prese di posizione del Pd sulle tensioni con Parigi – contrarie ovviamente all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte -, quello che è evidente è che esista una forte connessione tra sistemi industriali e politici che di fatto remano in direzione contraria rispetto a quanto voluto dal governo giallo-verde. Esiste un’Italia che è del tutto contraria alla sfida lanciata da Palazzo Chigi alle mire egemoniche di Macron nel Mediterraneo. E questa parte di Italia fa riferimento in larga parte proprio al Partito democratico che si è sempre schierato in aperta contraddizione con Lega e Movimento Cinque Stelle per tutto ciò che riguarda il duello con Parigi.

Renzi, Paolo Gentiloni, Enrico Letta, tre ex presidente dei Consiglio in quota Pd, hanno dimostrato di essere totalmente a favore di una stretta alleanza fra Italia e Francia. E adesso, la convergenza anche sulle liste europee (nonostante l’appartenenza a due gruppi parlamentari diversi a Strasburgo) rappresenta l’esempio cristallino di questa piattaforma comune che va be al di là di un asse fra partiti: è una convergenza di interessi. Ma il dubbio resta: Macron rappresenta la Francia; il Pd non rappresenta l’Italia.

Fonte Gli Occhi della guerra

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