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Franco Cfa: il libro che racconta l’arma segreta della Francia in Africa

“La Francia è l’unico Paese al mondo a essere riuscito nella straordinaria impresa di far circolare la sua moneta, e solo la sua moneta, in paesi politicamente liberi”. Così l’economista camerunese Joseph Tchundjang Pouemi nel 1980 si riferiva al Franco Cfa – che inizialmente significava franco delle Colonie Francesi d’Africa e oggi invece è diventato acronimo di “Comunità Finanziaria Africana”.

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Perché a differenza di certa letteratura “francocentrica” il Franco Cfa rimane un formidabile cordone ombelicale che ha continuato a stringere il collo delle ex colonie e che ancora oggi – a più di mezzo secolo dalla fine del colonialismo francese – garantisce alla Francia il controllo di un’enorme area economica in Africa.

Un argomento affrontato con grande competenza e documenti alla mano dalla giornalista francese Fanny Pigeaud e dall’economista africano Ndongo Samba Sylla nel nuovo libro pubblicato da Fazi Editore L’arma segreta della Francia in Africa. Una storia del franco Cfa (Traduzione di Thomas Fazi, Collana Le), in libreria.

Il Franco Cfa, uno strumento di dominio della Francia in Africa

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Il saggio di Pigeaud e Sylla racconta in maniera articolata ma accessibile la storia del Franco Cfa e del suo funzionamento. Come spiegano gli autori, siamo in presenza di un meccanismo che ha dell’incredibile: la Francia utilizza il suo presunto ruolo di “garante” come pretesto e strumento di ricatto nei confronti delle sue ex colonie, al fine di tenerle nella propria orbita, sia economicamente che politicamente. 

Peggio ancora, proseguono Pigeaud e Sylla, gli Stati africani non solo garantiscono con le proprie riserve la convertibilità del Franco Cfa, ma continuano, di fatto, a “garantire” alla Francia importanti benefici economici e la sua posizione di spicco nell’economia globale. Un sistema, quello del Franco Cfa, basato su un “gioco delle tre carte”. 

Ecco come funziona il Franco Cfa

In passato, la propaganda colonialefrancese presentava la “madrepatria” come una forza che proteggeva gli africani. Oggi Parigi afferma che il Franco Cfa è diventato una “moneta africana”, ma come spiegano gli autori, quest’affermazione è perlopiù falsa e il meccanismo che sottende al Franco Cfa è semplicemente “diabolico”. Infatti, esso consente alla Francia di gestire i suoi rapporti economici, monetari, finanziari e politici con alcune delle sue ex colonie secondo una logica funzionale ai suoi interessi. 

Dal 1962 la zona del franco include solo gli Stati dell’Africa subsahariana, oltre alla Francia e ai tre territori che utilizzano il franco pacifico: la Nuova Caledonia, la Polinesia Francese e Wallis e Futuna. Oggi include tre sottoinsiemi in Africa: l’Unione Economica e Monetaria Ovest-Africana (Uemoa, che comprende il Benin, il Burkina Faso, la Costa D’Avorio, la Guinea Bissau, il Mali, il Niger, il Senegal e il Togo), la Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale (Cemac, che comprende il Camerun, il Congo, il Gabon, la Guinea Equatoriale, la Repubblica Centrafricana e il Ciad) e l’Unione delle Comore. Ciascuno di questi ha una sua banca centrale. 

I quattro principi alla base del Franco Cfa

Come spiegano Pigeaud e Sylla, il funzionamento del sistema Cfa continua a basarsi su quattro principi correlati: il cambio fisso, la libertà di movimento dei capitali, la convertibilità illimitata e la centralizzazione delle riserve valutarie. Quattro principi che, secondo gli autori, continuano a fare dei Franchi Cfa e delle Comore delle monete satelliti della moneta francese. In quanto moneta unica, il Franco Cfa implica peraltro diversi vincoli: i Paesi che lo utilizzano, infatti, non hanno la possibilità di scegliere una parità adeguata alla propria situazione economica nazionale. 

La chiave di volta del sistema descritto dagli autori è il “conto operativo”, un conto bancario molto particolare, specifico per la zona del franco, creato dall’amministrazione francese durante il periodo coloniale. Quando i conti operativi sono in credito, le banche centrali della zona del franco di fatto finanziato il Tesoro francese poiché mettono a sua disposizione le loro riserve in valuta estera. Per contro, quando i conti operativi sono in debito, le banche centrali devono pagare degli interessi al Tesoro francese. In questo meccanismo, la piazza di Parigi è essenziale per qualsiasi acquisto e vendita di valute diverse dall’euro contro i Franchi Cfa. 

I vantaggi economici e politici della Francia

Grazie al Franco Cfa, Parigi mantiene un solido ancoraggio nelle istituzioni africane della zona del franco e prende tutte le decisioni riguardanti i franchi Cfa e delle Comore, “spesso senza nemmeno informare preventivamente gli Stati interessati”. Questo avvenne in occasione della svalutazione del franco francese del 1958 e dell’agosto 1969. Nel 1994. la Francia decise, contro la volontà degli Stati africani, di svalutare del 50 per cento i Franci Cfa. Lo stesso accadde con la transizione del franco francese all’euro, avvenuta il 1° gennaio del 1999. 

Il libro spiega come le autorità francesi tengano moltissimo a mantenere il controllo del dispositivo del Franco Cfa, a difendere la sua integrità e a evitare che i Paesi africani lascino la zona del franco. Nel 1970, il Consiglio Economico e Sociale francese stilò, in un rapporto, l’elenco dei “vantaggi incontestabili per la Francia” derivanti dal mantenimento della zona del franco. Un rapporto che evidenziò come i Paesi africani stessero fornendo a Parigi sempre più riserve, necessarie per regolare il loro deficit commerciale nei confronti dell’economia francese. 

L’accesso privilegiato alle materie prime

Grazie al sistema del franco, Parigirimane uno dei primi creditori degli Stati della zona, il che presenta innumerevoli vantaggi: su ogni prestito che concede, guadagna soldi e strumenti di pressione nei confronti dei suoi debitori. Dopo decenni, la missione del Franco Cfa è rimasta immutata: servire gli interessi economici della Francia, fornendo altresì un accesso privilegiato a un ampio ventaglio di risorse agricole, forestali, minerarie ed energetiche, acquistando queste materie prime dai Paesi della zona del franco nella propria valuta. 

Naturalmente, tutto questo accade con la complicità delle élite africane che sono salite al potere – e continuano ad esercitarlo – con il sostegno dell’Eliseo. Ma ora, come il libro di Fanny Pigeaud e di Ndongo Samba Sylla racconta, il Franco Cfa rappresenta un sistema che va messo in seria discussione.

Fonte Controinformazione

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