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Lo studio che dimostra come l’agricoltura UE sia in mano alle lobby (alla faccia dell’ambiente e della salute)

La politica agricola europea è in mano alle lobby, la conferma in un nuovo studio

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Agricoltura europea sempre più nelle mani delle lobby a discapito di ambiente e salute umana? A porsi la domanda è una nuova ricerca del CFA, basata sui dati dell’Università di Brema. Quanto è sostenibile la nostra agricoltura? Quasi per niente, per continuare a tutelare l’interesse di pochi.

Uno sguardo alla decisioni prese dall’Unione europea su temi come fertilizzanti, glifosato, pesti cisti e agricoltura sostenibile, per capire che al primo posto non ci sono mai i consumatori, ma sempre gli interessi delle multinazionali.

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Il tutto viene raccontato (al condizionale) da un nuovo studio non ancora reso pubblico (in onda stasera sull’emittente tedesca ARD alle 22.50) che stabilisce che per anni il progresso verso un’agricoltura più sostenibile è stato di fatto bloccato, anche grazie a personaggi ‘scelti’ ad hoc per occupare posizioni di potere nel settore.

Qualcuno potrebbe obiettare che non è di certo una novità. Siamo purtroppo abituati a politiche non mettono al primo posto il consumatore: lo abbiamo chiaramente visto quando l’Unione europea ha salvato il glifosato e lo vediamo ogni qualvolta documentiamo sfruttamento e impoverimento delle risorse.

La ricerca del CFA, che per adesso viene commentata solo in alcuni media perché la pubblicazione non è ancora disponibile, stabilisce che ci sono dei legami tra azienda agricole, associazioni e industria alimentare e l’esempio più lampante è quello dell’ordinanza sui fertilizzanti.

Da anni si parla dell’inquinamento delle falde acquifere a causa dell’eccessiva fertilizzazione dei terreni con letame liquidi. Il nitrato nell’acqua è considerato cancerogeno e particolarmente dannoso per i bambini, eppure non ci sono politiche idonee per la riduzione dell’uso. Stessa cosa succede per gli allevamenti intensivi, animali ingrassati in poche settimane con antibiotici con conseguenze per la salute umana devastanti. Ad esempio, l’industria della carne uccide ogni anno 65 milioni di suini, stessa sorte per vitelli, conigli, polli e non solo.

Lo studio è stato condotto dalla NABU e secondo Sabine Leopold che scrive su Agrarheute, il contenuto non è stato reso pubblico prima della messa in onda, per evitare che ci siano delle denunce preventive e che le parti chiamate in casa, si difendano a posteriori, quando quindi sono con le spalle al muro.

Delle lobby in agricoltura parla spesso Vandana Shiva, la scienziata e ecologista indiana che sottolinea anche che i cambiamenti climatici sono causati dalle nostre modalità produttive attuali e dagli stili di consumo, che stanno portando a conseguenze negative per la vita sul nostro Pianeta.

Secondo la FAO, la deforestazione globale è causata dal 70 al 90% dall’agricoltura industriale, che per dare spazio alle proprie monocolture distrugge sempre più le foreste ai danni dei popoli indigeni costretti a fare i conti con chi vuole rubargli le terre ancestrali.

Dominella Trunfio

Fonte @GreenMe

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